Ezio Stati mette in dubbio l’operato della magistratura

Ezio Stati, ex amministratore regionale, con una nota, torna sul suo arresto nell’ambito dell’inchiesta della Procura dell’Aquila su Abruzzo Engineering sollevando dubbi e ponendo domande sull’operato della magistratura ed, infine, prefigurando scenari inquietenati. “La Procura della Repubblica di Pescara – scrive Ezio Stati – che stava monitorando la ‘questione inceneritori’ decide nel mese di luglio 2009 di mettere sotto controllo anche l’ utenza telefonica di Daniela Stati potendo la stessa essere vittima di richieste illecite. Alla fine di agosto decide la stessa cosa e per gli stessi motivi, sull’utenza telefonica del padre Ezio Stati, anche a sua beneficio, potendo essere bersaglio di richieste illecite. A fine aprile 2010, nove mesi dopo l’inizio delle intercettazioni, la Polizia di Pescara – prosegue Stati – rimette un’informativa al PM chiedendo gli arresti per tutti. Dopo un attento esame, durato più di due mesi, in data 5/7/2010, la Procura di Pescara trasmette per competenza territoriale il fascicolo alla Procura dell’ Aquila, individuando solo in due dei cinque protagonisti in questione i soggetti verso i quali approfondire le indagini ed escludendo il coinvolgimento degli altri tre, tra i quali il sottoscritto. Il fascicolo perviene a L’ Aquila il 10 luglio. Dopo due giorni il procuratore capo Rossini – secondo Ezio Stati – assegna il fascicolo al sostituto che il 22, giovedì, dopo dieci giorni, (otto lavorativi) richiede gli arresti per tutti. Il GIP il giorno 26, lunedì, e quindi dopo quattro giorni (due lavorativi) emette la corposa ordinanza. Allora mi chiedo, ma se la Procura di Pescara dopo un anno di indagine rimette alla Procura dell’Aquila il fascicolo escludendo il mio coinvolgimento, per quale motivo è stata fatta rivivere l’informativa della PG di Pescara nella forma e nelle richieste originarie? Perché si è voluta operare una stridente e diversa valutazione del rapporto stesso? Certo chi aveva richiesto le intercettazioni ovvero la Procura di Pescara, aveva un quadro più esaustivo della vicenda, ed aveva impiegato ben due mesi e mezzo per escludere qualsiasi mio coinvolgimento. Tant’é che a 63 giorni dagli arresti gli accertamenti sono ancora in corso. Ma perché tanta fretta ? Nel dubbio, come solitamente accade nell’ambito di tutti i procedimenti penali in essere ad Avezzano, nella Marsica, in Abruzzo ecc., ove ci saranno centinaia o migliaia di avvisi di garanzia per ipotesi di reato di sicuro anche più gravi di quelli ipotizzati nei miei confronti, fino all’associazione per delinquere,mi chiedo perché a me l’avviso di garanzia e’ stato consegnato unitamente all’arresto in carcere? Forse meritavo un trattamento speciale? Un avviso di garanzia speciale? Ma se gli inquirenti avevano tutto, intercettazioni telefoniche, ambientali in uffici e nelle automobili, perquisizioni ed ogni altro atto utile alle indagini, per reati da dimostrare e compiuti in ultimo nel mese di dicembre 2009, come mai e’ necessario un arresto dopo sette mesi? Lo capirei in flagranza di reato. In realtà – rileva ancora Ezio Stati – mi si poteva chiamare, chiedere spiegazioni e chiarimenti sul senso di quelle frasi intercettate, come viene sempre fatto per centinaia di indagati, politici e non. Che in assoluta tranquillità fanno valere i propri diritti. Ma nel dubbio, evidenziato nella diversa valutazione da parte di due Procure, non era opportuno una più prudente valutazione evitando di lanciarsi in una ‘mattanza’ di un’intera famiglia, come se fossimo narcotrafficanti colombiani? E visto, così come solitamente si opera, il doveroso prudente trattamento degli indagati nell’inchiesta principale emersa in questi giorni, perché invece nei confronti della “costola” qualcun’altro non ha esitato ad applicare metodi più aspri e sicuramente meno accorti ma più devastanti? Oggi si urla tanto contro la Magistratura, ma (dalla lettura dei quotidiani nazionali) c’ésicuramente da riflettere e distinguere: ci sono magistrati che si rifanno all’opera di uomini come Borsellino e Falcone ed altri evocati nelle vicende P3, della scuola dei marescialli di Firenze, ecc. ecc. E pensare – conclude Stati – che era nato tutto anche a mia tutela. Se così è: nessun dorma! Alla prossima”

“Avevamo la possibilità di portare i nostri rifiuti nella discarica di Guglionesi, in provincia di Campobasso, pagando 90 euro più iva per ogni tonnellata di sostanze di risulta, contro i 170 del Cirsu e i 140 di Cerratina. Ma il presidente della Regione Gianni Chiodi non ha mai controfirmato la delibera della Giunta Regionale n. 428 del 10 agosto dello scorso anno che ci autorizzava a confluire i rifiuti in Molise”. Il Sindaco di Pineto Luciano Monticelli vuole sapere perché il Governatore Chiodi non ha mai firmato quel documento, nonostante ci fosse già un accordo di massima tra la Regione Molise e la Regione Abruzzo per portare i rifiuti a Guglionesi. “La nostra richiesta, in qualità del Consorzio Piomba-Fino che abbraccia anche altri Comuni oltre a Pineto, per portare i rifiuti nell’impianto di Guglionesi – aggiunge il sindaco di Pineto – era stata avanzata nel febbraio del 2009. Avevamo chiesto alla Regione di attivarsi in tal senso in quanto scaricare in Molise ci avrebbe fatto risparmiare un bel po’ di soldi e li avrebbe fatti risparmiare anche ai cittadini, costretti a pagare in alcuni Comuni una Tarsu che sfiora i 3 euro a metro quadro. Ricordo che fu chiesto anche un incontro all’allora assessore regionale Daniela Stati che però non ha mai voluto riceverci”.
Dalla richiesta di andare a Guglionesi fatta a febbraio 2009 si arriva a luglio che la Regione non ha ancora dato una risposta. Il 17 luglio 2009 il Consorzio Piomba-Fino scrive nuovamente agli organi regionali per sollecitare un intervento della Giunta che approva la delibera per il trasporto dei rifiuti in Molise il 10 agosto del 2009. “L’atto per poter essere esecutivo però – prosegue il Sindaco Monticelli – aveva bisogno della controfirma del Governatore Chiodi che non e’ mai arrivata. Alla fine decidiamo di trasportare i nostri rifiuti a Cerratina anziché a Grasciano perché c’era un costo minore per lo smaltimento pari a 30 euro a tonnellata. A questo punto, visto lo scandalo che e’ esploso sulla vicenda dei rifiuti, vogliamo sapere perché Chiodi non ha mai firmato quella delibera di Giunta Regionale. Perché l’ex assessore Daniela Stati non si e’ mai degnata di darci una risposta. Se dovessero essere accertate delle responsabilità, il Consorzio Piomba-Fino valuterà l’ipotesi di costituirsi parte civile con richiesta di risarcimento danno visto che andando a Guglionesi avremmo risparmiato tra i 60 e gli 80 euro a tonnellata”.