La UilM sul braccio di ferro Fiom-Fiat: “E’ scontro politico più che sindacale”

“Non siamo più disposti a tollerare passivamente la situazione che si sta creando nello stabilimento della Sevel di Atessa dovuta all’atteggiamento di un’organizzazione che ha da tempo sostituito il proprio ruolo di rappresentanza dei lavoratori con l’attivismo politico. L’obbiettivo della Fiom è quello di distruggere le poche certezze  che i lavoratori metalmeccanici hanno in questo momento di crisi mondiale, non firmano più i contratti, cercano di divulgare terrore, incertezze e tentano anche di convincere i lavoratori che il sindacato possa mettere in discussione i diritti costituzionalmente garantiti sapendo che per legge non possono essere oggetto di trattativa sindacale. Quella della Fiom è la strategia della disinformazione e della deformazione della realtà”.

E’ duro il commento approvato al’unanimità dalla segreteria provinciale della UilM sulla situazione che si è venuta a creare negli stabilimenti della fabbrica del Ducato, in Val di Sangro.

“Facciamo qualche esempio – si legge ancora nella nota stampa -: la Fiom dichiara che il contratto nazionale non c’è perché è stato disdetto, in realtà il contratto c’è, è stato rinnovato il 15 ottobre 2009 ed è valido per tutti i lavoratori metalmeccanici; la Fiom è contraria alle deroghe, ma a cosa si riferisce? Le deroghe al contratto nazionale ci sono anche in Val di Sangro (straordinario oltre ai limiti del Contratto Nazionale, organizzazione del lavoro a 17 – 19 – 21 turni, contratti di solidarietà, ecc..) e sono il frutto di accordi sottoscritti insieme alla Fiom, anche  recentemente. Noi non ci facciamo incantare dalla finta lotta messa in atto dalla Fiom contro la Fiat, anche perché non sono noti a nessuno i reali obbiettivi che questa organizzazione si prefigge, non c’è nessuna rivendicazione utile al benessere dei lavoratori nelle istanze della Fiom, ci sono solo tanti no ed altrettante critiche sull’operato delle altre organizzazioni sindacali. La UILM per i dipendenti della Sevel rivendica con forza un tavolo permanente dove discutere e avere un confronto costruttivo su lavoro, futuro, occupazione e salario. Alla direzione aziendale diciamo di non sfuggire al confronto sui veri problemi dei lavoratori approfittando dello scontro con una parte del sindacato. La UILM vuole cambiare questo modello di relazioni industriali logoro e antico che non ci permette di lavorare con serenità. Per la UILM non esiste lo scontro ideologico e preventivo. Per i lavoratori della Sevel noi vogliamo risposte concrete a problemi concreti, in alternativa c’è lo sciopero. Rivolgiamo un appello ai lavoratori, alle altre Organizzazioni sindacali e alle istituzioni a tutti i livelli ad unirsi alla UILM, per affrontare i problemi che possono compromettere il futuro dello stabilimento Sevel e dell’indotto, insieme a quelli della sicurezza sul posto di lavoro e della qualità della vita all’interno delle officine”.

In un’altra nota, stavolta a firma del segretario regionale, Roberto Campo, si legge che il sindacato “condivide con la Cgil la preoccupazione per la crisi, la valutazione che non è finita, la consapevolezza del pesante ritorno del problema occupazionale: tanto più non è ammissibile, pena l’ipocrisia più sfacciata, che lo sciopero sia la risposta ad una Sevel che dopo due anni di cassa integrazione mette finalmente il naso fuori dalla crisi, affrontando la prima, timida, crescita della domanda, e lo fa con strumenti definiti da decenni da vari contratti, nazionali ed aziendali. Strumentalizzare i lavoratori precari che hanno perso il posto a causa della crisi è indecente: da decenni in Sevel l’occupazione si è creata proprio rispondendo subito con lo straordinario contrattuale agli incrementi della domanda e poi procedendo alle assunzioni, a fronte dell’acquisizione stabile di volumi aggiuntivi. Questo devono fare i sindacati, per i precari che hanno perso il lavoro, e per i disoccupati che non lo hanno ancora mai avuto. Opporsi allo scempio delle relazioni industriali in Val di Sangro non è cosa che si possa delegare al solo sindacato dei metalmeccanici. Non si può dirsi per lo sviluppo e l’occupazione e tollerare pratiche opposte. Alla Fiom diciamo che correggere una linea errata non è un atto di debolezza, ma di saggezza e di responsabilità verso il lavoro.