La Finanza scopre un giro di fatture false: evaso al fisco quasi 2 milioni di euro

Il Nucleo di Polizia Tributaria di Chieti, diretto dal tenente colonnello Gabriele Miseri, ha individuato un sistema fraudolento di fatture false e imposte evase al fisco per oltre un milione e mezzo di euro. L’indagine della guardia di finanza di Chieti si è svolta nell’ambito di un normale controllo di routine ed ha portato alla scoperta di un giro di fatture false e società “cartiere” che avevano lo scopo di abbattere le imposte secondo il metodo ormai consolidato. I fatti riguardano una società che opera a San Giovanni Teatino nel settore dei metalli non ferrosi. L’attività di verifica si è conclusa con l’accertamento di una base imponibile ai fini Ires ed Irap sottratta al fisco per un importo di un milione e 560 mila euro oltre ad un’imposta sul valore aggiunto non versata pari a 460.000 euro. Sotto l’aspetto penale si è provveduto a denunciare all’Autorità Giudiziaria due rappresentanti legali di società coinvolte per i reati di emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Di rilevante importanza secondo gli inquirenti il caso verificatosi nell’ambito delle attività esperite. Il rappresentante legale di una delle società coinvolte, invitato per l’esibizione della documentazione amministrativo-contabile, il giorno stesso della convocazione ha denunciato il furto della sua autovettura, contenente, tra l’altro, la documentazione della società. Dagli atti successivamente redatti, addirittura, la finanza ha scoperto che ben due giorni dopo gli accadimenti lo stesso si sia recato presso il suo consulente fiscale per ritirare la documentazione oggetto di denuncia. Per tale motivo il soggetto è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per il reato di occultamento/distruzione delle scritture contabili. Nel corso della verifica fiscale, l’analisi della documentazione extra-contabile ha consentito di acquisire «determinanti elementi probatori idonei all’individuazione del reale fornitore delle merci» e della consapevolezza da parte della società verificata del meccanismo fraudolento, consentendo di recuperare oltre all’Iva dovuta anche i costi indebitamente dedotti.