Rocca San Giovanni, polo cultura dedicato al podestà. Ed è polemica

Spesso a Rocca San Giovanni accadono episodi davvero singolari e qualche volta anche esilaranti. La storia che stiamo per raccontarvi sa dell’incredibile perché, pensate un po’, una parte del palazzo adibita a polo culturale, un tempo di proprietà del comunista e deputato parlamentare Ettore Croce ed in seguito acquistato dal Comune, sabato scorso è stato intitolato al fascista e podestà del paese Arturo Colizzi. La decisione dell’amministrazione comunale ha fatto ovviamente scatenare le ire negli ambienti di sinistra, che ritengono l’evento “una grave offesa alla memoria storica del paese”, come scrive in un manifesto il locale movimento politica denominato “La Radica”, in cui regna una strana alleanza tra nostalgici democristiani e comunisti, situazione che in un tempo ormai lontano non era nemmeno pensabile. Ma vediamo chi erano questi due storici personaggi. Arturo Colizzi, come già detto, era un ex podestà con la passione di compositore di canzoni dialettali, tant’è che il coro folcloristico del paese è stato intitolato alla sua memoria. Ettore Croce, cui apparteneva il palazzo dove sorge il polo culturale che ospita biblioteca e sala convegni, era invece un parlamentare comunista, noto a livello nazionale per il suo impegno antifascista e per il quale fu perseguitato, incarcerato e più volte mandato in esilio. «L’amministrazione comunale – commenta il coordinatore del locale Pd, Emilio Pio Caravaggio – continua a prendere iniziative senza confrontarsi con l’opposizione e con le altre forze politiche, dimostrando una conoscenza storica molto limitata. L’accaduto non è altro che una macroscopica gaffe che offende Croce, la nostra storia e gli eroi antifascisti».

Pronta e risentita la reazione dell’Amministrazione comunale. “La “macroscopica gaffe attribuita con superficialità e leggerezza all’Amministrazione comunale, va rimandata al mittente, nel caso specifico il coordinatore PD Emilio Pio Caravaggio, che denuncia l’ostinata abitudine dell’Amministrazione stessa a operare senza mettere al corrente delle sue decisioni la minoranza. Poiché il coordinatore tenta, inutilmente e disperatamente, da un decennio a questa parte, di entrare in qualche modo nella compagine amministrativa senza successo, evidentemente ha dimenticato che “per espressa disposizione di legge”, ogni deliberazione di Giunta va consegnata ai Capigruppo del Consiglio comunale, ivi compreso quello di minoranza (tra l’altro parente dell’ex proprietario del palazzo in questione). Così è stato puntualmente fatto, allorché con delibera n.13 del 03.02.2009, è stato deciso di procedere alla discussa intitolazione. Si precisa, inoltre, che in data 27.02.2009, con protocollo n.1069, è stata inoltrata la richiesta di autorizzazione di eseguibilità al Prefetto, previa acquisizione del parere della deputazione di Storia Patria negli Abruzzi. E’ evidente che la minoranza, già dal febbraio dello scorso anno, era stata messa al corrente di tutto e se il coordinatore PD non ne era a conoscenza, se c’è qualche problema di comunicazione con la minoranza, non è cosa che ci riguardi. Quindi le affermazioni del signor Caravaggio, com’è nel suo stile, sono sommarie, dettate da acredine precostituita nei confronti dell’Amministrazione, mosse esclusivamente da interessi personali ed elettoralistici. Del resto, da lui non ci si poteva aspettare altro che quello a cui ci ha abituato, un vecchio e anacronistico modo di condurre le sue battaglie politiche basandosi su contrapposizioni ideologiche che avevano il loro habitat naturale negli anni ’70 e che oggi, a distanza di quarant’anni, suonano ridicole e fuori di ogni logica.

L’intento degli amministratori è scaturito dall’esigenza di dare un nome agli edifici significativi del paese, intitolandoli ai suoi uomini più illustri, senza tenere conto delle idee politiche degli stessi, ma guardando al valore che hanno rappresentato come persone nel contesto sociale nel quale hanno vissuto ed operato. Così è stato in occasione dell’intitolazione del plesso scolastico al professor Ericle D’Antonio, così sarà quando verrà intitolato il Palazzo Comunale a colui che lo ha fatto edificare, Giustino Croce, Sindaco di Rocca San Giovanni e Consigliere della Provincia di Chieti, padre di Ettore, deputato, eletto però in Emilia Romagna.

Ora, sorgono degli interrogativi. Perché proprio adesso queste remore e questo scandalo? Dal momento che tutti erano a conoscenza della decisione, perché non sollevare per tempo obiezioni, perplessità, proteste? Non sembra che nessuno si sia indignato allorché palazzo Croce è stato acquistato dall’Amministrazione, che ha dovuto procedere alla sua riqualificazione e al suo recupero, visto il totale degrado nel quale si trovava. Probabilmente perché, in quella occasione, l’interesse economico ha prevalso su qualsiasi questione di ordine morale, politico, ideologico. Improvvisamente, una volta portata a termine l’opera, si sollevano voci di protesta e pretese di condizionare le scelte fatte, in nome di un giudizio che nulla ha a che vedere con la logica delle cose. Se ci si appella agli ideali di libertà, se si rimprovera una “conoscenza storica molto limitata”, si cade nel patetico. Vorremmo ricordare, a chi si scandalizza per il passato, che ci scandalizziamo ancora di più nel presente attuale, quando la Cina comunista taccia di “oscenità” l’attribuzione del Nobel per la pace a un dissidente, ad un uomo che vorrebbe vivere in un paese democratico invece di trascorrere la sua vita in carcere, solo per aver osato esprimere un pensiero diverso rispetto all’ideologia totalitaria sotto la quale è costretto a vivere. La stessa ideologia tanto cara a chi, nel 2010, pensa e agisce aggredendo tutto quello che non rientra nella propria angusta ottica mentale. La stessa di chi, a parole, predica l’unità, la fratellanza, la tolleranza, nei fatti agisce in senso opposto, seminando divisione, intolleranza, odio. E poi dicono che tutto ciò lo fa l’Amministrazione. Un bell’esame di coscienza, ogni tanto, non sarebbe negativo. Ma ci vuole coraggio per farselo e chi lavora nell’ombra del rancore questo coraggio non ce l’ha”.