Biondi, sindaco di Villa Sant’Angelo: “I comuni colpiti dal sismi non sono da meno a L’Aquila”

  Il sindaco di villa Sant’Angelo, Pierluigi Biondi, non ci sta e attraverso una lettera aperta, esprime il suo punto di vista sulla decisione dell’assessore regionale di trasferire ulteriori fondi all’Aquila per le infrastrutture sportive. “E noi?” si chiede il Sindaco. “Diciamocelo chiaramente: nel post-sisma dimostrare compostezza istituzionale, evitare di gridare un giorno sì e l’altro pure, lavorare sobriamente senza scaricare le responsabilità su altri non paga. Nel senso letterario della frase. Basta leggere i provvedimenti che – a poco meno di un mese di distanza l’uno dall’altro – intervengono in favore dello sport – aggiunge biondi- . Già con l’ordinanza 3898 del 17 settembre erano stati stanziati oltre quattro milioni di euro per “favorire la ripresa delle attività sportive nel territorio abruzzese” (nel “territorio abruzzese”, si badi bene!) e per pagare l’indennità di occupazione, la riparazione dei danni e il ripristino della situazione precedente nelle zone adibite ad aree di accoglienza. Adesso giunge la decisione dell’assessore regionale competente di trasferire ulteriori tre milioni per le infrastrutture sportive che – sommati ai 3,7 milioni già messi a bando per i privati – esauriscono le risorse a disposizione sul capitolo specifico dal Por-Fesr, denominato “Sostegno alla coesione sociale nell’area del Cratere”. Ottimo se non fosse che sono contributi ad appannaggio esclusivo della città dell’Aquila. Scopriamo, così, che solo a L’Aquila si pratica lo sport, che solo a L’Aquila sono stati occupati gli impianti sportivi per accogliere le tendopoli, che solo a L’Aquila c’è un’emergenza sociale che riguarda i giovani, che solo a L’Aquila il terremoto ha danneggiato spogliatoi e palestre. Precisiamo: nessuno nega né le prerogative né il triste primato del Capoluogo rispetto al resto del “cratere”. Però priorità non significa esclusività. Come sindaci degli altri comuni colpiti dal terremoto dell’anno scorso – conclude Biondi – ci saremmo almeno aspettati un cenno, un richiamo normativo a successive disposizioni. Niente, se si eccettua il lavoro che sta svolgendo il Prefetto dell’Aquila presso l’Agenzia del Territorio per accelerare le procedure di ristoro dei danni delle ex tendopoli. Non è la prima volta che capita – potremmo fare decine di esempi – e, sospettiamo, non sarà neanche l’ultima. Però davvero qualcuno crede che la pazienza dei sindaci del “cratere” sia infinita? Davvero c’è chi pensa che – dopo aver sopportato lutti, distruzioni, fatiche, disagi – le comunità locali siano disponibili a farsi mettere ai margini da una gestione delle risorse che viaggia a due velocità? Fino ad oggi ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo operato in silenzio e con spirito di leale collaborazione, alcuni di noi lo hanno fatto anche in condizioni proibitive, dentro improvvisati uffici comunali allestiti in tende, container o baracche di legno gelate d’inverno e bollenti d’estate. Spesso ci siamo assunti responsabilità molto più grandi di noi. Senza pietire nulla né rivendicare meriti. Però non può durare all’infinito, alla lunga – con questi presupposti – si rischia un conflitto istituzionale che non fa bene a nessuno, in primis alla nostra gente. Non vogliamo manifestare né minacciare dimissioni per far valere le nostre ragioni. Ma siamo pronti a farlo. In fondo chiediamo solo pari dignità. Non ci sembra molto.”

Il sindaco di villa Sant’Angelo, Pierluigi Biondi, attraverso una lettera aperta, esprime il suo punto di vista sulla decisione dell’assessore regionale di trasferire ulteriori fondi all’Aquila per le infrastrutture sportive. “E noi?” si chiede il Sindaco. “Diciamocelo chiaramente: nel post-sisma dimostrare compostezza istituzionale, evitare di gridare un giorno sì e l’altro pure, lavorare sobriamente senza scaricare le responsabilità su altri non paga. Nel senso letterario della frase.”

“Basta leggere i provvedimenti che – a poco meno di un mese di distanza l’uno dall’altro – intervengono in favore dello sport – aggiunge biondi- . Già con l’ordinanza 3898 del 17 settembre erano stati stanziati oltre quattro milioni di euro per “favorire la ripresa delle attività sportive nel territorio abruzzese” (nel “territorio abruzzese”, si badi bene!) e per pagare l’indennità di occupazione, la riparazione dei danni e il ripristino della situazione precedente nelle zone adibite ad aree di accoglienza. Adesso giunge la decisione dell’assessore regionale competente di trasferire ulteriori tre milioni per le infrastrutture sportive che – sommati ai 3,7 milioni già messi a bando per i privati – esauriscono le risorse a disposizione sul capitolo specifico dal Por-Fesr, denominato “Sostegno alla coesione sociale nell’area del Cratere”. Ottimo se non fosse che sono contributi ad appannaggio esclusivo della città dell’Aquila. Scopriamo, così, che solo a L’Aquila si pratica lo sport, che solo a L’Aquila sono stati occupati gli impianti sportivi per accogliere le tendopoli, che solo a L’Aquila c’è un’emergenza sociale che riguarda i giovani, che solo a L’Aquila il terremoto ha danneggiato spogliatoi e palestre. Precisiamo: nessuno nega né le prerogative né il triste primato del Capoluogo rispetto al resto del “cratere”. Però priorità non significa esclusività. Come sindaci degli altri comuni colpiti dal terremoto dell’anno scorso – conclude Biondi – ci saremmo almeno aspettati un cenno, un richiamo normativo a successive disposizioni. Niente, se si eccettua il lavoro che sta svolgendo il Prefetto dell’Aquila presso l’Agenzia del Territorio per accelerare le procedure di ristoro dei danni delle ex tendopoli. Non è la prima volta che capita – potremmo fare decine di esempi – e, sospettiamo, non sarà neanche l’ultima. Però davvero qualcuno crede che la pazienza dei sindaci del “cratere” sia infinita? Davvero c’è chi pensa che – dopo aver sopportato lutti, distruzioni, fatiche, disagi – le comunità locali siano disponibili a farsi mettere ai margini da una gestione delle risorse che viaggia a due velocità? Fino ad oggi ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo operato in silenzio e con spirito di leale collaborazione, alcuni di noi lo hanno fatto anche in condizioni proibitive, dentro improvvisati uffici comunali allestiti in tende, container o baracche di legno gelate d’inverno e bollenti d’estate. Spesso ci siamo assunti responsabilità molto più grandi di noi. Senza pietire nulla né rivendicare meriti. Però non può durare all’infinito, alla lunga – con questi presupposti – si rischia un conflitto istituzionale che non fa bene a nessuno, in primis alla nostra gente. Non vogliamo manifestare né minacciare dimissioni per far valere le nostre ragioni. Ma siamo pronti a farlo. In fondo chiediamo solo pari dignità. Non ci sembra molto.”