L’Aquila, sul centro di Ricerca Eni ancora battaglia tra maggioranza e opposizione

Dopo il via libera, con 17 voti favorevoli, un voto contrario e quattro astenuti, al centro di ricerca che Eni ha deciso di donare all’università di L’Aquila, la polemica tra maggioranza e opposizione non accenna a placarsi. L’assise comunale ha ratificato l’accordo di programma sottoscritto tra Comune, Provincia e Università per la realizzazione della struttura che dovrebbe avere una grandezza di poco più di 4mila metri quadri e dovrebbe sorgere su un terreno agricolo di proprietà dell’Ateneo di un paio di ettari. Il centro di eccellenza, voluto fortemente dall’Università e dall’Eni, rientra nel progetto “Un ponte per l’innovazione”, attuato all’indomani del 6 aprile 2009 per contribuire alla ripresa e al rilancio delle attività dell’Ateneo. Le minoranze in assise civiche hanno sempre sostenuto che il cambiamento della destinazione d’uso dei terreni di proprietà dell’università, siti a Preturo, da agricoli a edificabili e la delocalizzazione dei servizi universitari dal centro storico, sia troppo oneroso per il comune de L’Aquila. Non solo. Sulla delibera stessa vengono sollevati dubbi. A porli Enrico Verini, esponente di  Rialzati L’Aquila, che sostiene che l’atto che avrebbe dovuto dare il via all’opera al progetto, infatti “per inettitudine, incapacità dell’amministrazione attiva, in particolare del Sindaco e dell’Assessore proponente Riga, è stata approvata dopo 34 giorni rispetto all’accordo di programma stipulato tra Comune, Provincia, Università ed ENI. Come tutti sanno però il termine massimo per l’approvazione di tali accordi è perentoriamente per legge di 30 giorni, pena la nullità dell’accordo e quindi dell’atto. In Consiglio, con i colleghi dell’opposizione sia di centro destra che di centro sinistra, abbiamo cercato di salvare il salvabile, dapprima depurando la proposta dall’inizialmente previsto impianto di biomasse, che di certo avrebbe costituito un inutile monumento allo spreco a e all’inquinamento, poi, cercando di impedire che fossero resi edificabili, da agricoli, ben 18.000 metri quadrati aggiuntivi rispetto a quelli necessari per realizzare la struttura di ricerca, che avrebbe avuto la necessità di 12.000 metri invece dei 30.000 accordati..( per quale speculazione edilizia sono stati aggiunti i 18.000 non necessari?). Avevamo infine proposto, dato che i termini erano scaduti, di riportare in consiglio la delibera ex novo, con un tempo necessario di un mese, per far si che potesse essere votata da tutti e quindi essere valida; ma non hanno voluto ascoltare ragioni ed ora io mi chiedo, di fronte ad un investimento previsto di 20 milioni di euro, chi mai inizierà sul serio a costruire quando si sa che l’atto approvato è nullo per legge? Forse credono che una struttura come l’ENI, metterà in gioco questa cifra e la propria credibilità sapendo che basterà un semplice ricorso al TAR di un cittadino per far annullare tutto? Sicuramente questo non accadrà e la città, così come l’Università, perderanno l’ennesima occasione di sviluppo; occasione persa per manifesta incapacità di questa sinistra ma, ancor più della coalizione in sé, degli uomini che mal rappresentano in questo momento la nostra città. Pongo anche una seconda questione: con quale faccia il Sindaco e l’assessore Riga potranno mai guardare quei cittadini aquilani, proprietari di terreni con destinazione universitaria, sopra i quali altro non può essere costruito che strutture di natura appunto universitaria se, come in questo caso, si preferisce edificare su terreni agricoli cambiandone la destinazione, piuttosto che su quelli con l’adeguata destinazione, ogni volta che l’ateneo ha bisogno di edificare?”. Pronta la risposta del sindaco Massimo Cialente che sostiene, invece “che l’atto deliberativo con il quale il consiglio comunale, nella seduta di lunedì, ha approvato la variazione urbanistica che consentirà la realizzazione del centro ricerca donato dall’Eni all’ateneo aquilano sia valido e non capiamo, tra l’altro, chi mai avrebbe interesse ad impugnarlo”. Replica così il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente al consigliere comunale Enrico Verini, che aveva avanzato sospetti sulla legittimità della deliberazione. “Rilevo con estremo rammarico e con profonda preoccupazione per le sorti della città – ha dichiarato il sindaco – il compiacimento del consigliere Verini nell’accarezzare la speranza che un atto così decisivo per il futuro della città possa incontrare dei problemi, continuando a condurre quella politica di “piccoli dispettucci” ai quali ormai purtroppo il consiglio comunale ci ha abituati. Voglio comunque ricordare a  tuttui i cittadini che, come risulta dagli atti, è stato lo stesso Verini, insieme con i consiglieri D’Eramo, Imprudente, Cavaliere e Tiberi, a tentare di affossare la delibera nella seduta dello scorso 7 ottobre, quando abbandonarono l’aula al momento della votazione, ben sapendo che erano assenti alcuni esponenti della maggioranza a causa e di gravi e giustificati motivi personali che li trattenevano, in alcuni casi, fuori città. Un gesto che è palesemente contro la realizzazione del centro di ricerca e quindi contro l’università, accusata addirittura di voler fare una speculazione edilizia. In ogni modo – ha proseguito il sindaco – questa vicenda costituisce una pagina dolorosa nella storia del Comune dell’Aquila ed è tanto più drammatica in quanto si colloca nella terribile emergenza legata alla ricostruzione della città e del suo tessuto sociale ed economico. In un momento così drammatico – ha concluso Cialente – mi appello ai cittadini aquilani affinché diventino protagonisti, e non semplici testimoni, rispetto al futuro della città”.