Discarica di Bussi, davanti al gip direttore pro tempore dello stabilimento Montedison-Ausimont

L’interrogatorio dell’ingegner Luigi Guarracino, direttore pro tempore dello stabilimento Montedison-Ausimont dal 1997 al 2002, che deve rispondere di concorso in avvelenamento delle acque e disastro doloso, ha caratterizzato l’udienza preliminare, in corso al palazzo di giustizia di Pescara sulla mega discarica di rifiuti tossici rinvenuta nel marzo 2007 dalla Forestale a Bussi sul Tirino. 500mila tonnellate di scorie altamente tossiche finite sottoterra, nascoste lì per anni. Il confronto è avvenuto a porte chiuse. Secondo l’accusa Guarracino avrebbe redatto, nel marzo 2001, un piano di caratterizzazione in cui non si evidenziavano rischi per la falda, «occultando dunque la situazione». Secondo l’accusa che ha prodotto alcuni documenti, una lettera, alcune email il direttore avrebbe in qualche modo volontariamente falsato le analisi “correggendo” quelle che arrivavano dai laboratori specializzati e “depurandoli” dai valori maggiormente preoccupanti. Secondo alcuni testimoni si sarebbe trattato di un lungo confronto con diversi punti in cui il pm, Annarita Mantini, avrebbe in qualche modo messo in difficoltà Guarracino mostrandogli i documenti cartacei in cui si evincevano fatti parzialmente diversi. Al termine dell’interrogatorio uno dei suoi legali, Leonardo Cammarata ha dichiarato che Guarracino ha riferito di aver sempre fatto il suo dovere e mai falsificato documenti. “Il discorso dell’avvelenamento doloso non sta né in cielo né in terra dal punto di vista processuale e lo offende e mortifica dal punto di vista personale. Guarracino ha detto quello che ha fatto e qual è stata la sua attività. Abbiamo anche prodotto degli atti – ha riferito l’avvocato – perché fra l’altro dicono che Guarracino sollecitava le conferenze di servizio. Puntiamo dunque al proscioglimento in questa sede”. Cammarata ha aggiunto che il collegio difensivo valuterà se chiedere eventualmente il rito abbreviato.

E sulla discarica di Bussi si registra l’iniziativa del consigliere provinciale di Pescara, Antonella Allegrino, che ha inviato atti e lettera ai Consiglieri Regionali “per chiedere alla Regione azioni concrete relative a messa in sicurezza e bonifica del sito e per la realizzazione di uno studio epidemiologico sulla popolazione. A un mese esatto dal convegno “Bussi, capire, intervenire, andare avanti, che si è tenuto presso la Sala Figlia di Iorio della Provincia di Pescara lo scorso 15 settembre, l’Associazione Articolo 3 liberi e uguali mette a frutto gli importanti spunti emersi dal primo confronto pubblico fra istituzioni e tecnici sul presente e sul futuro del sito inquinato, girando gli atti ufficiali a tutti i consiglieri regionali eletti nella provincia di Pescara e chiedendo che la Regione attivi iniziative volte ad ottenere al più presto sia una messa in sicurezza di qualità, che uno studio epidemiologico che accerti sulla popolazione del circondario gli effetti sanitari della convivenza con le sostanze tossiche sepolte a Bussi. “Un coinvolgimento importante – afferma la Allegrino, che è anche presidente di Articolo 3 – perché a prescindere dall’appartenenza, la politica promuova azioni che ad oggi sono mancate, affinché Bussi non venga ricordata come il sito della più grande discarica tossica d’Italia e perché le sostanze ancora interrate non continuino a produrre i danni che hanno causato fino ad oggi. Danni di cui purtroppo non c’è una stima, vista la mancanza di uno studio epidemiologico che soggetti preposti e autorevoli erano pronti a fare, come l’Istituto Superiore di Sanità e quella persino di uno studio preventivo alla messa in sicurezza”. Aspetti, alcuni inediti, emersi durante l’incontro a cui hanno partecipato in veste di relatori, il commissario straordinario della discarica arch. Adriano Goio, il biologo e Presidente del coordinamento di associazioni Bussiciriguarda, dott. Giovanni Damiani, l’assessore provinciale all’Ambiente Mario Lattanzo e  il vice sindaco di Bussi, avv. Giulio Di Berardino. “Fra le novità – riprende la Allegrino – la triste realtà dell’inesistenza di fondi capaci di assicurare in tempi rapidi una bonifica integrale del sito e la ristrettezza di quelli destinati agli interventi di urgenza. Riguardo alla messa in sicurezza, che si aspetta da tre anni malgrado venga definita “di emergenza” dalla legge, oltre al progetto di “capping”, copertura superficiale che il commissario governativo ha annunciato come imminente, è emerso un altro tipo di azione per bocca di Giovanni Damiani, che consentirebbe la “blindatura” delle scorie attraverso l’apposizione di palancole (usate comunemente per arginare i fiumi) ai lati e operazioni di “jet grouting”, iniezioni di cemento alla base in modo da isolarle dalla falda sottostante ed evitare lateralmente che vengano a contatto col fiume e, infine, di aspirazione dei liquidi dal contenuto, per renderlo inerte. In merito alla bonifica, dal convegno è emerso l’esempio seguito a Cengio, dove ad iniziare la bonifica del sito inquinato fu proprio l’Acme, grazie ad un progetto coordinato dall’Anpa (Agenzia Nazionale per l’Ambiente): il colorificio impiegò gli operai e li specializzò in bonifica e mise a disposizione le strutture per effettuarla”.

 Queste ed altre sollecitazioni del convegno sono state messe a disposizione anche della Provincia di Pescara perché muova in tempi rapidi iniziative istituzionali presso il Governo, mirate a reperire fondi e attenzione e azioni anche sul territorio, per unire tutti i Comuni “esposti” alla convivenza con la discarica in un comitato, che solleciti azioni e iniziative e produca informazione anche sugli effetti diretti e indiretti provocati da tale convivenza.