Strada Parco, sciopero della fame della Allegrino e dei cittadini

“Lasciare che la strada parco conservi la sua dimensione di spazio sostenibile e luogo di socializzazione è una delle motivazioni che mi hanno portato a sostenere le ragioni dei cittadini che si oppongono alla realizzazione della filovia e che mi hanno spinto ad aderire allo sciopero della fame che io farò nella giornata di domani. Sarò presso la sede dell’associazione Strada Parco per tutta la giornata a dare il mio contributo a quella che considero una battaglia civile e di buonsenso per richiamare l’attenzione delle istituzioni su un problema tanto sentito dalla cittadinanza, da indurla a fermare il cantiere e a mettere in atto iniziative così forti”.

Lo ha annunciato il consigliere provinciale Antonella Allegrino, che ha iniziato lo sciopero della fame insieme ai cittadini che contestano sui progetti decisi per la Strada Parco.

“Opposizione ragionevole, la loro, ad un’opera che porta con sé molti dubbi non solo circa l’iter di realizzazione, ma anche sulla necessità di essere realizzata forzatamente sulla strada parco, pena le sanzioni previste e utilizzate per sottolineare l’impossibilità di recedere dall’intento di costruirla su quel tracciato, scartando a priori l’ipotesi di spostarla altrove. Credo invece che tutte le iniziative volte a decongestionare dal traffico la città, debbano essere attuate dove gli effetti possono diventare tangibili, sugli stessi tracciati delle macchine, dove il traffico sia una realtà e non su un’area di vivibilità per la città.  Area peraltro riconquistata dopo tanti anni alla ferrovia, una convivenza che per molti cittadini è stata difficile e che per questo rende ancora più forti le ragioni di chi non vorrebbe veder tornare dei mezzi di trasporto su quella che in questi anni è diventato un nuovo e frequentato polmone per la comunità. Affermare di dover rinunciare all’opera per non affrontare le ragioni della gente e addirittura colpevolizzare i contrari, credo che sia una posizione inaccettabile da parte delle istituzioni che rappresentano tutti i cittadini, soprattutto nelle scelte riguardanti la vivibilità e soprattutto quando l’opera potrebbe essere non solo più utile, ma anche fattibile altrove e con benefici maggiori su traffico e inquinamento non solo cittadino, ma di un’area ben più vasta. Ecco perché lasciarla libera è un atto di civiltà e buonsenso. Civiltà, perché un patrimonio faticosamente riconquistato potrebbe restare a disposizione non solo di quelle centinaia di persone che ogni giorno la frequentano, ma della città intera, comprese quelle 10.000 persone che firmando la petizione di Sos Inquinamento hanno dimostrato di tenere alla vivibilità del proprio territorio, anche se la petizione non precisa come la filovia risolverebbe i problemi di traffico che affliggono la città. Buonsenso, perché un’istituzione deve fare il bene della comunità e non combatterla e denigrarla, come sta accadendo a migliaia di cittadini che non vogliono la filovia e che hanno della vivibilità opinioni del tutto diverse”.