E’ sempre scontro tra le forze politiche sul bilancio 2009 della Sasi di Lanciano

Il 15 novembre prossimo i 76 sindaci soci della Società Abruzzese per il Servizio Idrico Integrato di Lanciano torneranno a riunirsi per eleggere il nuovo consiglio di amministrazione. Il presidente della Sasi, Gaetano Pedullà, ha già fissato il nuovo incontro. L’argomento, come si sa, non è stato affrontato nell’ultima assemblea, quella del 27 ottobre scorso, giorno in cui è stato approvato il bilancio 2009. Uno strumento finanziario che continua a far discutere le forze politiche. Ma partiamo dal CdA, scaduto da un anno. Il suo rinnovo è comunque condizionato da una lettera che il Commissario dell’Ato, Pierluigi Caputi, ha inviato qualche giorno prima che si tenesse l’assemblea al Palazzo degli Studi, di Lanciano, e nella quale si stabilisce che entro il prossimo 31 dicembre, sarà revoca la concessione del servizio. Un consiglio che potrebbe restare in carica solo per alcune settimane, insomma. Ma quel che tiene ancora banco, come si accennava in apertura, è il bilancio, che non si sarebbe dovuto approvare. Perché? Per una serie di ragioni che qui, in appresso, vengono esposte. Innanzitutto, spunta una lettera, che il 22 ottobre scorso, il presidente della ISI, la società delle Infrastrutture per i Servizi Idrici di Lanciano, ha scritto ai 76 sindaci soci della società, con la quale, Patrizio D’Ercole metteva in guardia i primi cittadini ad astenersi dal dire sì al conto finanziario 2009. Come si ricorderà, il bilancio è passato con i soli voti favorevole dei 23 primi cittadini del PD, mentre 9 sindaci del PdL, hanno votato contro, e 7, in quota Udc, hanno abbandonato l’aula. Hanno preferito non astenersi, anche perché, quando si tratta di bilanci, l’astensione equivale a voto favorevole. D’Ercole, cinque giorni prima dell’assemblea rese noto ai sindaci il parere della Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche del ministero dell’Ambiente – la Sasi, nello scorso mese di agosto, in merito all’aumento delle tariffe, aveva inviato una nota per spiegarne le ragioni – rispondeva  chiaramente che queste non potevano essere applicate. In sostanza, la Sasi aveva applicato l’aumento tariffario del 13 per cento su base Istat anziché il DPEF, come previsto nella normativa di settore. “Ne consegue che il suggerimento di far decorrere l’aumento dal 1° trimestre 2009 anziché dal 2008 come avvenuto è risultato impraticabile, non può essere condivisa comportando l’illegittima applicazione retroattiva della tariffa – ha motivato il prof. Ing. Roberto Pasino. Tradotto in soldoni, nelle casse della Sasi vi sarebbero circa 6 milioni di euro per gli aumenti tariffari applicati negli anni 2008, 2009 e per quasi tutto il 2010, che dovrebbero essere restituiti ai contribuenti. Un pronunciamento che non è stato preso in considerazione da chi ha poi votato favorevolmente. Eppure, in assemblea, nel suo intervento, lo aveva ricordato il sindaco di Castel Frentano, Patrizia De Santis, che per questa ragione ha espresso il suo voto contrario. Un bel guazzabuglio. Non è affatto escluso che si faccia ricorso alla magistratura penale.

Ma c’è ancora dell’altro, che entra in campo e che alimenta la discussione. Stavolta riguarda i rapporti, sempre tesi, tra Isi e Sasi, soprattutto sulla questione degli ammortamenti, che la società del patrimonio avanza da quella della gestione del servizio idrico. C’è un pronunciamento del 2009 della Corte Costituzionale che si esprime a riguardo al Decreto Legislativo del 3 aprile 2006, stabilendo che “la retroattività della gratuità della concessione rispetto agli affidamenti già in essere è parimenti infondata” . Ora, il contratto tra la Sasi e la Isi è stato stipulato nel 2003, dunque, prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo e per questa ragione la Sasi è tenuta a effettuare gli ammortamenti alla Isi, per gli anni 2003, 2007, 2008 e 2009, per 1,7 milioni di euro l’anno, e ai canoni per gli anni 2007, 2008 e 2009, per 150mila euro. Il totale degli importi, è di 7,25 milioni di euro. D’altro canto, sulla controversi era intervenuto il Tribunale di Lanciano, che in tre sentenze aveva dato ragione alla Isi.