Inchiesta: emergenza amianto e il nodo cruciale dello smaltimento in Abruzzo/3

Terzo appuntamento con la nostra inchiesta sull’amianto in Abruzzo e sulle problematiche legate alla sua bonifica. Ci siamo avventurati nel parlare della controversia discarica – l’unica presente in Abruzzo -, al centro di accese polemiche.  L’impianto ha eseguito un procedimento di adeguamento conseguentemente alla entrata in vigore di nuove normative in tema di smaltimento dell’amianto del 2003. Non solo: nel 2005, la SMI, spontaneamente, aveva sospeso l’attività in attesa dell’autorizzazione della Regione alla luce dell’adeguamento, arrivata dopo ben 5 anni d’attesa, il 15 luglio scorso. Nonostante ciò, sta incontrando una serie di ostacoli. Come spesso avviene, sulla questione si giocano battaglie politiche che hanno il pregio di far perdere di vista il problema. Non fosse altro perché, molti di quelli che oggi dicono di no all’impianto, negli anni passati sedevano in consiglio comunale o su quelli della Provincia. L’amministrazione comunale di Ortona aveva già proposto ricorso contro la Valutazione di Impatto Ambientale presso il Tribunale amministrativo regionale, che, nel marzo scorso, lo ha rigettato, ritenendolo inammissibile. Così, quando nel luglio scorso la Regione ha concesso l’autorizzazione, si sono di nuovo levate le proteste.

“Secondo il Comune di Ortona – come si legge nel sito ufficiale all’indomani della seduta del consiglio comunale convocato d’urgenza in seduta ordinaria aperta ed a cui hanno partecipato l’Assessore Regionale Mauro Febbo, il Capogruppo del PD in Consiglio Regionale, Camillo D’Alessandro, l’Assessore all’Ambiente della Provincia di Chieti, Eugenio Caporrella, una delegazione del comitato spontaneo NADA e Fabrizia Arduini del WWF –, la sospensione dell’attività per mancato adeguamento dell’impianto determina la decadenza dell’autorizzazione. Di conseguenza, la richiesta avanzata nel 2005 dalla SMI, (di ripresa dell’attività nella discarica) deve considerarsi una vera e propria richiesta di nuova autorizzazione, per ottenere la quale la procedura è diversa e più complessa. In questo lasso di tempo, il Consiglio Regionale ha approvato la L.R. del 02.08.2010 n. 36, (di cui è primo firmatario l’assessore regionale Mauro Febbo), che all’art.1 comma 3 recita:
“sono sospesi i procedimenti di rilascio delle autorizzazioni e gli effetti delle autorizzazioni già rilasciate per la realizzazione e l’esercizio di impianti di smaltimento di rifiuti contenenti amianto non ancora in funzione”. Questa legge è stata pubblicata sul BURA il 13.08.2010 ed è entrata in vigore il giorno successivo, il 14.08.2010. In sede di Conferenza dei Servizi, il Comune di Ortona ha sempre espresso la sua netta contrarietà alla discarica di amianto. Ad oggi, il Comune di Ortona non ha ricevuto alcuna comunicazione di inizio lavori da parte della SMI che fa sapere di avere inoltrato l’informativa alla Regione Abruzzo Direzione Protezione Civile e Ambiente, Servizio gestione rifiuti, in qualità di unico Ente competente in materia. Nella nota, la SMI comunica che i lavori sarebbero iniziati il 16.08.2010. Di contro, a tal riguardo, pare che la Direzione del servizio regionale abbia chiesto un parere all’Avvocatura regionale.

Considerando tale contesto, occorre ricordare che si è in attesa del Piano di settore che stabilisce i criteri per individuare i luoghi e gli impianti idonei per la realizzazione e l’esercizio di impianti di smaltimento di rifiuti inerti contenenti amianto. Tale piano deve essere emanato dalla Giunta regionale entro 120 giorni dall’entrata in vigore della L.R. n. 36.

L’azienda, dal canto suo, ha sempre posto l’accento su alcuni aspetti non di poco conto. Innanzitutto, sul fatto che “l’impianto era (ed è) assolutamente conforme alla normativa vigente all’epoca del rilascio dell’autorizzazione, ed anche il suo esercizio è sempre avvenuto in conformità alle leggi vigenti”. Inoltre, va evidenziato che è del tutto irrilevante la mancata impermeabilizzazione del terreno, sollevata dal Comune di Ortona, perché “per impianti siffatti la stessa non era affatto richiesta”. Ma c’è dell’altro. Si è sostenuto nel primo ricorso contro la SMI, che la stessa sarebbe “rimasta del tutto indifferente rispetto al D.Lgs. 36/2003”, la legge relativa all’adeguamento della discarica, che, invece, come anticipato, è avvenuta. E si riferisce, in proposito, che in occasione della presentazione della richiesta di adeguamento “il gruppo di lavoro appositamente costituito presso la Regione Abruzzo, finalizzato al rilascio dei relativi assensi, ha ritenuto che, in ragione anche del dato formale della riclassificazione della discarica in parola ad opera del D.Lgs. 36/03, l’assenso all’adeguamento materiale della discarica alla nuova normativa comunitaria intervenuta, non è stato espresso dalla S.M.I., ma da una conferenza di servizi ad hoc, al pari di quella normalmente convocata per il rilascio delle nuove autorizzazioni. La SMI non ha ritenuto di opporsi a tale scelta procedimentale ed ha accettato tale aggravamento del procedimento assoggettandosi al nuovo e ben più pesante iter.

In occasione dell’esame dell’istanza di adeguamento dell’impianto con la necessaria riclassificazione del medesimo, la conferenza di servizi dispose una nuova VIA.

E restando alla questione adeguamento dell’impianto, nel ricorso del Comune del marzo 2010 si fa poi riferimento ad una relazione dell’A.R.T.A. stilata in occasione del sopralluogo del 3 giugno 2005. In quella occasione era stata rilevata l’esistenza di un minuscolo frammento di amianto durante l’attività di smaltimento e stoccaggio dei rifiuti. Tanto era bastato per gettare ombre sulle modalità di gestione dell’impianto. “Nel proprio manuale operativo, allegato all’autorizzazione in proprio possesso – ha sostenuto la società ­–, è normalmente prevista la possibilità, quale eventualità normale e non eccezionale, di presenza di frammenti di cemento amianto nel corso delle operazioni quotidiane di smaltimento. Sempre in detto manuale è altresì previsto che al termine della giornata operativa, detti frammenti – la cui presenza non costituisce un illecito come invece avventatamente viene sostenuto – vengano rimossi prima della copertura quotidiana del fronte di discarica realizzata con terra. E’ appena il caso di sottolineare che l’ARTA ha rinvenuto detto frammento non certo in occasione del termine delle operazioni quotidiane, ma in occasione dell’esercizio delle attività di raccolta e smaltimento per la quale, lo si ribadisce, la presenza di frammenti è fatto normale e fisiologico”. Insomma è come dire che la cucina è sporca mentre si sta cucinando.

Il fascicolo aperto è stato, poi, archiviato dal competente ufficio regionale e la SMI non ha mai subìto alcun provvedimento sanzionatorio nell’esercizio della propria attività né dalla Regione né dall’A.R.T.A. come, invece, contrariamente sostenuto, a più riprese, da alcuni cittadini e dall’ex Direttore dell’A.R.T.A. Dott. Basti i quali, a questo punto, potrebbero rischiare una denuncia da parte della S.M.I. per calunnia e diffamazione.

Dunque, la controversia è apertissima. Ma perché la discarica trova tanti ostacoli? E c’è davvero ragione d’aver paura per la sua attività? Probabilmente l’ambiente si sta trasformando in veicolo elettorale, si spera solo che questo veicolo sia a zero emissioni e non inquini!

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