Inchiesta: emergenza amianto e il nodo cruciale dello smaltimento in Abruzzo/4

Gianfranco Marrollo, Abruzzo Quotidiano, quotidiano on line, ha svolto una inchiesta sulla questione della raccolta di materiali inerti e di amianto nella nostra Regione. Quali sono le sue impressioni e cosa pensa dei risultati emersi?

Ho seguito l’inchiesta attentamente e nell’immediato ho avuto modo di constatare che in Abruzzo finalmente possiamo contare su un giornalismo serio, che riesce ad analizzare e approfondire un problema complesso come quello trattato, in tutte le sue sfaccettature. L’aspetto che personalmente vorrei sottolineare è che, nel tracciare un’analisi storica, legislativa e politica dell’argomento, a differenza di tanti altri interventi pubblicati in materia, non si dà sfogo a isterismi qualunquistici di ogni genere e specie, ma al contrario si è cercato di dare risposte concrete a problemi concreti. L’inchiesta si è contraddistinta per l’analisi circostanziata di tutti gli aspetti e di tutti gli argomenti che caratterizzano l’amianto, il suo impiego e la pericolosità derivante dal suo sfaldarsi. La questione amianto esiste, non possiamo affondare la testa nella sabbia e vivere nella finzione, convinti che il problema non ci riguardi. Ieri, il sistema industriale ha commesso l’errore di impiegare tale materiale nei circuiti della produzione, oggi dobbiamo guardare il problema in faccia, salvare il salvabile e cercare di riparare l’errore, che ha già determinato troppe conseguenze disastrose. Non possiamo tardare, siamo tenuti, direi obbligati, per il bene delle generazioni presenti e per una sana crescita delle generazioni future, ad innescare un processo di eliminazione della pericolosa fibra nell’ambito territoriale.

Cosa pensa che abbia messo in luce questa inchiesta?

Lascia trasparire in modo chiaro la scarsa conoscenza della materia da parte di molti dei soggetti che spesso vediamo coinvolti nelle questioni ecologiche. E’ sufficiente porre attenzione a quante volte si parla di “cattivo odore” che pare circoli nell’aria laddove sia presente una discarica di amianto. L’amianto, come viene sottolineato anche nell’inchiesta, è un materiale che si trova in natura, è sostanzialmente una roccia inerte che non può produrre odori. Questo è solo un esempio di quanto siamo lontani dai reali confini della questione. Altro esempio: spesso si parla di probabili contaminazioni ai vigneti limitrofi, ma anche qui trattasi solo di tentativi per creare allarmismi non supportati da dati reali. Basti pensare che dalla mappatura dell’amianto, emerge come quasi tutte le aziende vitivinicole presenti sul territorio, abbiano sui propri impianti di stoccaggio e di produzione coperture realizzate in amianto. A ciò aggiungasi che molto spesso si ignora anche la presenza di amianto in quasi tutti gli edifici scolastici dove soggiornano i nostri figli, nell’indifferenza più totale.    L’inchiesta ci ha fatto capire che da una ignoranza assoluta circa i danni provocati dall’impiego dell’amianto, si è passati ad una scarsa conoscenza di quando e come opera la sua nocività.

Secondo Lei, da cosa è scaturito l’interesse bipartisan che coinvolge tutto l’establishment politico locale contro la realizzazione della discarica di amianto di Ortona?

L’inchiesta dimostra in modo chiaro ed inequivocabile che i nostri politici cavalcano le battaglie secondo interessi, che in quel territorio, in quel determinato periodo storico risultano prevalere emotivamente, che maggiormente colpiscono i sentimenti della collettività. E’ singolare l’atteggiamento di quelli che, sempre presenti nell’arco di dieci anni sulla scena politica locale, hanno indossato abiti e ruoli diversamente schierati in base alle proprie convenienze del momento. Quando si trattava di predisporre piani per la soluzione del problema amianto e stanziare denaro pubblico per agevolarne la sua rimozione, non hanno esitato a foraggiare Istituti convenzionati con la Regione al fine di redigere un piano di smaltimento di tutto l’amianto in circolazione,  indicando la discarica della SMI come elemento di raccolta. E’ aberrante che oggi dopo cinque anni di lungaggini e sgambetti burocratici a tutti i livelli, siano venuti fuori allo scoperto schierandosi contro. A questo punto, la domanda come si suol dire nasce spontanea: o costoro sono stati per dieci anni incapaci di intendere e di volere su ciò che hanno legiferato e prodotto oppure sono foglie che cadono dagli alberi seguendo la direzione del vento. Traetene voi le conclusioni.

Alla luce di quanto detto, cosa pensa che farà la sua società in riferimento alla discarica?

Nonostante la nebulosità legislativa e informativa con cui si è cercato di “contaminare” l’argomento, riteniamo dover proseguire nella iniziativa già autorizzata. L’intervento direi si pone come prioritario sia per esigenze economiche aziendali, sia e soprattutto per esigenze sanitarie e sociali.

In conclusione, cosa direbbe a tutti coloro che vivono nelle vicinanze della discarica?

Io e la mia famiglia siamo abruzzesi da generazioni, legati in modo viscerale alla nostra terra. L’interesse alla tutela del territorio della Regione Abruzzo non è un problema altrui, è un problema che sentiamo nostro. La nostra intenzione di operare secondo i canoni tipici della impresa sociale sarà dimostrata nella conduzione di questa discarica che vogliamo sia una discarica specializzata e monitorata, gestita a norma, praticamente una discarica a cinque stelle. Vogliamo che questo sia il motivo di rilancio e di orgoglio per la nostra terra, connotata da una grande operosità e dalla capacità di risolvere le problematiche del territorio. Con queste premesse, ben chiare, intendiamo garantire tutti gli interessati che non sorgeranno in alcun modo immissioni di cattivi odori o altre forme di inquinamento che possano mettere in pericolo la salute dei cittadini e la tutela dei valori paesaggistici e ambientali. Tutto ciò sarà efficacemente e pubblicamente monitorato, in quanto vogliamo che il progetto costituisca uno strumento fondamentale di bonifica del territorio e ponga fine ai danni causati dalle numerose discariche abusive.