Amianto, la SMI propone un tavolo tecnico con politici e associazioni ambientaliste

“È ora di finirla con sterili accuse. Non è possibile che i politici continuino a lanciare proclami contro la discarica della SMI accusandola di contaminare l’ambiente. Noi siamo gli spazzini di questa società, coloro che sono stati chiamati a ripulire”.

Si fa sentire la Società Meridionale Inerti, e lo fa in maniera energica con Gianfranco Marrollo, al vertice della società. In questi ultimi giorni da centrodestra e da centrosinistra, si è tornati a parlare sulla discarica di Taverna Nuova di Ortona, impianto per rifiuti inerti non pericolosi contenenti amianto legato in matrice cementizia e, chi più, chi meno, lancia appelli, annuncia iniziative contro la discarica. Anche se poi, nella realtà dei fatti, dire semplicemente no all’impianto di fatto non risolve il problema, come abbiamo visto nell’inchiesta che il nostro giornale ha portato avanti di recente. Ma torniamo alla SMI. “Ci è stato richiesto, proprio dal Comune di Ortona, a seguito di sollecitazioni del WWF e delle associazioni ambientaliste dell’epoca, di attivare la nostra ex cava come discarica – ricorda Marrollo -. Ora, dopo notevoli investimenti e 9 anni di peripezie, 5 anni di calvario burocratico, di colpo tutti voltano la faccia e vogliono presentarci come inquinatori. Non ci stiamo. La nostra discarica, in funzione dal 2001 è stata inserita, come unico centro autorizzato allo smaltimento dell’amianto per la nostra regione, nel piano che allora era partito per contrastare questo spinoso problema. Infatti, nel 2001, l’apertura della discarica, aveva consentito alla nostra regione di stanziare ingenti risorse economiche (oltre 8 miliardi di vecchie lire) per la rimozione dell’amianto dal territorio regionale. Era stata incaricata di redigere il piano la “Collabora Engineering”, società a partecipazione regionale. Questa riconsegnò un dettagliato piano (circa 800 pagine) effettuando uno studio sulla fibra, identificandone gli impieghi nel territorio, realizzando una mappatura degli edifici interessati, riscontrando l’impiego dell’amianto anche nei nostri acquedotti, nelle carrozze ferroviarie e sulle navi a deposito. Tutto ciò è pubblicamente visibile sul sito della nostra regione a nome “amianto map”. In questo panorama strategico la nostra discarica rappresentava l’elemento conclusivo che consentiva l’attuazione del suddetto piano. A seguito dei cambiamenti legislativi del 2003, abbiamo sospeso l’attività nel 2005, iniziando l’ iter burocratico per l’ adeguamento. Così abbiamo fatto – sottolinea la SMI – e dopo cinque anni di questo calvario abbiamo ottenuto l’autorizzazione a proseguire l’attività nel luglio del 2010. Il vero problema, invece, sta nelle grandi quantità di amianto impiegate nel nostro territorio che minacciano: la salute dei nostri figli – per l’alta concentrazione presente nelle scuole e negli asili – dei i nostri concittadini – dato l’alto impiego negli ospedali e nei pubblici uffici – per le nostre aziende agricole e vinicole – data la massiccia presenza nelle coperture degli impianti e dei depositi. Il vero problema, ancor di più, sta nelle numerose discariche abusive sparse ovunque nella nostra regione e in particolar modo nell’ortonese e che nessuno è stato capace di rimuovere. Sembrerebbe, ora, che l’amianto presente in regione non interessi più a nessuno, nonostante lo scorso anno siano stati stanziati fondi per incentivarne la rimozione. Si cerca, invece, di far convergere l’attenzione sulla discarica, bloccandone l’attivazione e mantenendo la situazione inalterata. La gente sembra ignorare il vero problema, le mamme non immaginano nemmeno di avere asili e scuole inquinate da questa pericolosa fibra che ogni anno invecchiando diventa sempre più pericolosa. Nel premettere che oggi, la nostra azienda è pienamente e giuridicamente autorizzata ad operare, che è intenzionata ad agire per il bene del territorio, che non accetta dinieghi qualunquisti, concludiamo invitando tutte le forze politiche a non intraprendere strade legislative apertamente anticostituzionali. Apriamo pure un tavolo tecnico di confronto – dice in conclusione Gianfranco Marrollo – al fine di analizzare serenamente e pacatamente i problemi paventati, poiché solo con una serena discussione saremo in grado, tutti, di operare nel bene e nel rispetto dell’ambiente e della salute della collettività. La nostra convinta motivazione di essere impresa sociale ci impone di trovare la massima convergenza della collettività a riguardo. A tal fine auspichiamo che le forze politiche facciano il proprio dovere istituzionale, collaborando con noi e promuovendo l’istituzione di detto tavolo, aperto alla cittadinanza e ai comitati del “no”.