Confindustria studia l’Abruzzo: la crisi è ancora forte

Dall’Indagine sull’industria abruzzese, relativa al primo semestre del 2010, elaborata e diffusa dal Centro studi di Confindustria Abruzzo, presentata oggi in conferenza stampa alla presenza del vice presidente della Regione Alfredo Castiglione, esce fuori una regione con una situazione economico-finanziaria ancora negativa. Pochi e isolati elementi di positività si intravedono, specialmente in riferimento alle esportazioni. L’indice del clima economico complessivo è passato dai circa 72,3 punti del 2009 ai 95 punti del secondo trimestre 2010. Il dato più allarmante rimane quello relativo al lavoro: il tasso di disoccupazione è salito al 9,4 per cento nel secondo trimestre del 2010 rispetto ad una media italiana dell’8,3%. A fronte di una riduzione delle ore complessive di cassa integrazione, inoltre, si registra un drastico aumento di quella straordinaria ed in deroga. Altro dato preoccupante è la contrazione dello stock di imprese dedite ad attività prettamente manifatturiere: 327 aziende in meno di cui 185 solo nella provincia de L’Aquila. Rispetto al secondo semestre 2009, periodo di crisi economica segnato anche dai problemi dovuti al terremoto, dallo studio emerge una diffusa staticità dei principali indicatori produttivi. Risultano invece più articolati i dati relativi al fatturato: a fronte di un 20 per cento di imprese che hanno registrato una sostanziale stabilità, si registrano due blocchi uguali di imprese che hanno da un lato incrementato e dall’altro diminuito le vendite.

Per quel che riguarda le zone colpite dal sisma, secondo gli Industriali abruzzesi, rappresentati questa mattina dal vice presidente regionale nonché presidente provinciale di Chieti, Paolo Primavera (foto a destra), non è più possibile rinviare iniziative che prevedano procedure amministrative speciali che accelerino la ricostruzione e l’infrastrutturazione dei territori colpiti. Inoltre si chiede che venga attivata senza ulteriori ritardi la zona franca e che venga definito un piano di ricostruzione materiale, economica e sociale organico. Ma gli Industriali chiedono anche la verifica dei fondi disponibili per l’Abruzzo con conseguente sblocco ed effettiva spesa dei fondi destinati alla Regione, spesso non disponibili o bloccati da procedure burocratiche o da situazioni politiche amministrative legate, queste ultime, anche alle difficoltà di bilancio che gravano a livello nazionale. Gli Industriali chiedono l’apertura con il Governo nazionale di una «vertenza Abruzzo» che, anche in considerazione del processo federalista in atto, evidenzi la complessità della situazione abruzzese e la conseguente necessità di iniziative politiche ed economiche ad hoc a sostegno della regione.

Per tornare ai dati, la categoria merceologica che ha registrato il più significativo sviluppo è stata quella dei macchinari e dei materiali da trasporto: + 179,41% nel primo trimestre rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, +41,61% nel secondo semestre. «Sarà compito delle imprese abruzzesi – si legge nell’indagine – cercare di ‘agganciare’ questa ripresa. La ricerca evidenzia che diversi imprenditori confermano la volontà, ma anche la reale possibilità, di ritornare a crescere, specialmente sul mercato interno. Questo risultato, però, non potrà essere raggiunto se le imprese non troveranno apposito sostegno negli interventi di economia industriale a livello nazionale e regionale».

Confindustria chiede una riduzione della spesa pubblica sia nel settore sanitario, che in quello dei trasporti pubblici; è indispensabile l’avvio dei cantieri relativi alle infrastrutture già programmate e progettazione di nuove, sia per fornire effetti benefici in termini di miglioramento della dotazione infrastrutturale sia per ridare fiato all’economia locale con immediate ripercussioni sull’occupazione e sulla creazione di ricchezza. Ma c’è anche un messaggio al presidente Chiodi: “Si occupi della Vertenza Abruzzo e lasci i due incarichi di commissario (alla Sanità e alla Ricostruzione) – dice ancora Primavera -. Abbiamo in Bertolaso un pensionato eccellente che potrebbe dedicarsi pienamente alla ricostruzione. Abbiamo bisogno di una giunta e di un presidente full time per rilanciare l’economia. Un presidente e una giunta che si confrontino con le parti sociali per avviare un nuovo progetto di riforme strutturali della regione e un progetto di sviluppo economico che guardi alle eccellenze e le valorizzi per un progetto a medio e lungo termine”