Rifiutopoli, niente libertà per l’assessore regionale alla Sanità, Venturoni

L’assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni, resta all’obbligo di dimora. Lo ha deciso il Tribunale del riesame che ha rigettato gli appelli presentati dai legali dell’assessore ritenendoli ‘infondati’. Il riesame conferma quindi le misure interdittive per l’esponente del PdL, coinvolto nell’inchiesta Re Mida sui rifiuti, riguardante la realizzazione a Teramo di un impianto di bioessiccazione. L’inchiesta conta in totale dodici indagati tra cui gli imprenditori Ettore e Rodolfo Di Zio; i senatori Fabrizio Di Stefano e Paolo Tancredi; il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi. Sulla scarcerazione di Veturoni aveva già dato parere negativo il pool di pm (Trifuoggi, Mantini, Varone), spiegando ai giudici de L’Aquila per quale ragione l’assessore non poteva tornare in libertà completa e dunque spostarsi per la regione. Secondo la procura ci sarebbero fondati motivi di reiterazione del reato che potrebbe essere compiuto se le funzioni di assessore e di consigliere regionale tornassero ad essere effettive. Nel provvedimento i giudici del riesame hanno messo in evidenza come Venturoni “è stato il grimaldello ideale ed indispensabile per superare ogni ostacolo rappresentato dal sistema di controlli posti a tutela dell’interesse pubblico. Questo – proseguono i giudici del riesame – dicono le indagini svolte dagli investigatori, che trovano necessario supporto nelle intercettazioni telefoniche, nelle dichiarazioni rese da due importanti soggetti, che conoscono i fatti riferiti per percezione diretta e dalle risultanze delle perquisizioni effettuate. Insomma – prosegue il riesame – la riconosciuta e non contestata sussistenza di significativi indizi in ordine alle descritte condotte illecite del Venturoni, porta con sé a mò di incontrovertibile corollario, l’avvenuto asservimento delle sue prerogative di natura pubblica ad interessi esclusivamente privatistici ed il conseguente sviamento dell’azione della pubblica amministrazione dal perseguimento del bene comune. Il piano criminoso volto a depauperare il patrimonio delle società riconducibili ad entità pubbliche in favore di soggetti privati, si è potuto sviluppare nell’arco di tempo considerato e tutti i passaggi strumentali rispetto a quel piano hanno potuto trovare concreta attuazione unicamente grazie al ruolo rivestito dall’indagato”.

Legnini al Senato: “Anomalia Abruzzese”

Il senatore del Pd Giovanni Legnini (foto a destra) torna oggi a denunciare a palazzo Madama l’«anomalia abruzzese» dopo il no del Tribunale del Riesame al ricorso di Venturoni, e sollecita il ministro dell’interno Roberto Maroni a dare una risposta. «Di fronte alla conferma dell’obbligo di dimora per Venturoni» sottolinea Legnini, «il ripristino delle regole e della dignità delle istituzioni non è più rinviabile: l’Abruzzo non può permettersi un assessore a distanza. È un’offesa ai drammatici bisogni dei cittadini, alla situazione in cui operano i medici, gli infermieri, i sindaci abruzzesi, che vedono una sanità pubblica sistematicamente smantellata. Il servizio sanitario peggiora di giorno in giorno sotto gli occhi di tutti, toccando un livello mai raggiunto prima. La sensazione diffusa fra gli operatori e i cittadini è quella di un totale abbandono di ogni volontà di rilancio del servizio. Per questa ragione diciamo che Venturoni non può restare un minuto di più sulla poltrona di assessore alla sanità». «Il governo nazionale» aggiunge Legnini «deve dare una risposta alla necessità di ripristinare il normale funzionamento degli organi collegiali della Regione, e la corretta gestione dell’Ente in una Regione che è investita da emergenze drammatiche quali quelle post-sisma, finanziaria, economico-sociale e morale». Un vero e proprio caso-Abruzzo, quello al centro dell’interrogazione presentata il 26 ottobre e richiamata oggi in Aula, che vede il Presidente della Regione svolgere, «oltre alle funzioni proprie, quelle di Commissario del Servizio Sanitario per l’attuazione del Piano di Rientro nonché di Commissario per la ricostruzione post-sisma, con un accentramento di poteri senza precedenti», mentre «la Giunta regionale è di fatto priva di due assessori per settori cruciali nella vita della Regione quali la sanità, la protezione civile, i rifiuti e l’ambiente». Per questo il senatore democratico ha chiesto in Aula l’intervento di Maroni: «La gravità della situazione impone di trovare una risposta immediata. Chiodi ritiri la delega a Venturoni e faccia uscire l’Abruzzo da questa situazione imbarazzante di cui è responsabile in prima persona».