La Sasi ha un nuovo consiglio di amministrazione. Decisivo il voto dell’Udc

La Sasi, la società di gestione del ciclo idrico integrato in 76 comuni del chietino, ha un nuovo consiglio di amministrazione, eletto nell’assemblea dei sindaci, svoltasi nel pomeriggio di oggi a Lanciano, nel Palazzo degli Studi. Il cda – il precedente è scaduto da un anno – è ora composto da Domenico Scutti, 63 anni, di Selva di Altino, Giuseppe Di Vito, 60 anni, ingegnere di Vasto, e Vincenzo Palmerio, 62 anni, di Lanciano, ex manager della azienda sanitaria frentana negli anni ‘90, ex consigliere regionale e per alcuni anni sindaco di Rocca San Giovanni, sua cittadina natale. A sostituire Gaetano Pedullà, 52 anni,  avvocato, alla presidenza della società, sarà Scutti, anche lui in quota al PD, manager in pensione della Italgas. L’elezione è stata possibile per la determinate posizione assunta dai sindaci dell’Udc, che nella precedente assemblea, del 28 ottobre scorso, avevano preferito abbandonare l’aula e avevano così detto no al bilancio 2009, strumento finanziario passato con i soli voti favorevole dei 23 primi cittadini del PD, mentre 9 sindaci del PdL, avevano votato contro.

Ma che cosa ha portato l’Udc a rivedere la sua posizione? E’ necessario fare un passo indietro, alla sera precedente l’assemblea della Sasi e alla riunione che l’Udc ha tenuto a Lanciano proprio per decidere cosa fare l’indomani. Un incontro al quale hanno partecipato il capogruppo in consiglio regionale, Antonio Menna e il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio a conferma che l’appuntamento al Palazzo degli Studi sarebbe stato delicato e importante. Ma le cose non sarebbero andate come qualcuno si aspettava. I bene informati riferiscono di una riunione alquanto burrascosa, con momenti di alta tensione tra Menna e Di Giuseppantonio. Da una parte il capogruppo al Palazzo dell’Emiciclo, che insisteva perché si mantenesse fede agli accordi con le altre forze del centro destra e di tenere una posizione di attesa, cercando, se fosse stato necessario, un rinvio dell’assemblea; dall’altra, il presidente Di Giuseppantonio, che invece ha insistito per lasciare mano libera ai sindaci. Un atteggiamento che non è piaciuto a Menna, che avrebbe preteso una decisione più chiara dal coordinatore regionale del suo partito. D’altro canto, il consigliere regionale non è da oggi che spera di poter entrare nella giunta Chiodi e adesso che le possibilità si sono fatte concrete, non ha alcun motivo di incrinare gli equilibri con il PdL. Ma Di Giuseppantonio è stato inamovibile. Così il dibattito si è infiammato. Nei fatti, è prevalsa la linea del coordinatore regionale, con i sindaci dell’Udc, che oggi, insieme a quelli del centrosinistra, hanno eletto il nuovo cda della Sasi. Una posizione che, all’esterno, è sembrata alquanto strana, soprattutto perché 15 giorni fa, quel Vincenzo Palmerio confermato nel consiglio di amministrazione, in occasione dell’approvazione del bilancio 2009, era stato ‘sfiduciato’ proprio dai primi cittadini del partito caro a Casini che, come detto più sopra, avevano abbandonato l’aula. Un passo indietro che potrebbe avere nell’immediato delle conseguenze in Provincia per Di Giuseppantonio. Sempre secondo i bene informati, la crisi del governo Berlusconi e la possibilità che si torni presto alle urne, sta agitando gli ambienti politici nostrani e sta alimentando le aspirazioni di alcuni importanti esponenti – tra cui lo stesso presidente della Provincia di Chieti – per tentare di percorrere la strada verso Roma.

Il rinnovo del cda della Sasi è comunque condizionato da una lettera che il Commissario dell’Ato, Pierluigi Caputi, inviata qualche giorno prima della precedente seduta di fino ottobre, nella quale si stabilisce che entro il prossimo 31 dicembre, sarà revoca la concessione del servizio. Poche settimane, quindi, sulla carta. Viste come sono andate le cose stasera, la decisione messa in campo per cambiare, non è escluso che si arrivi ad una proroga, anche se, nel 2011, le società di gestione, dovranno cedere il 40 per certo delle loro quote ai privati.

Resta ancora aperta la questione dei bilanci 2006, 2007 e 2008 della Sasi, finiti sotto la lente d’ingrandimento della magistratura. C’è stato un altro esposto, presentato all’indomani dell’approvazione dello strumento finanziario 2009, perché la Sasi avrebbe applicato negli anni 2008, 2009 e per quasi tutto il 2010,  l’aumento tariffario del 13 per cento su base Istat anziché il DPEF, come previsto nella normativa di settore, che hanno portato nelle sue casse della Sasi circa 6 milioni di euro. Per far chiarezza sui conti, il Tribunal di Lanciano ha nominato i periti d’ufficio Iole Di Menno Di Bucchianico e Paola Sabella.