Vasto città sicura. I dati dal 2^ convegno Sicurezza e Legalità

“La sicurezza? Un’invenzione”. Sorprende la platea vastese Piercamillo Davigo, consigliere della Corte di Cassazione, nel suo intervento al secondo convegno sulla sicurezza e la legalità, organizzato a Palazzo D’Avalos di Vasto dallo studio professionale Spindoctoring, del dott. Christian Lalla. L’ex magistrato del pool “mani pulite” di Milano (nella foto a destra, insieme al sindaco Lapenna), poi spiega la sua battuta in una città che, negli ultimi tempi, registra fenomeni delittuosi: “Nel nostro paese gli omicidi sono scesi da 1700 a poco più di 700 l’anno, molti avvengono in ambito famigliare. Il problema sicurezza è stato inventato per distrarre l’opinione pubblica e offrire una falsa rappresentazione della realtà. In questo, c’è la complicità dell’informazione: i media, ad esempio, dedicano uno spazio minimo al problema lavoro,  – ha detto Davigo, sottolineando una certa esagerazione, così come avevano fatto in precedenza il Prefetto di Chieti, Vincenzo Greco e il sindaco di Vasto, Luciano Lapenna -. Per controllare e offrire sicurezza non è necessario aumentare le forze dell’ordine, ne abbiamo già tante: 437mila sono gli appartenenti ai corpi di polizia in Italia, uno ogni 138 abitanti, un numero tra i più alti al mondo. Basti pensare che in Germania ce n’è uno ogni 300 abitanti, nel Regno Unito uno ogni 400 e in Spagna uno ogni 250. Ricordo quanto l’onorevole Moro fu rapito dalla Brigate Rosse: Roma, in quei 55 giorni, fu presidiata da 50mila uomini, eppure le BR andavano in giro per la Capitale, lasciando comunicati nelle cabine telefoniche. Ecco, quel che occorre è ridurre gli uomini in divisa e aumentare quelli che girano per le città in borghese”. Messaggi chiari, che indicano strade che in altri nazioni sono già state percorse con successo. Suggerimenti che, esposti in a Vasto, città di frontiera con regioni dove la malavita organizzata è radicata e sempre pronta all’occasione ad espandere i suoi interessi hanno assumono un certo significato. Eppure, a differenza di quanto si può ritenere, la città adriatica non ha una situazione ‘grave’ come la cronaca lascia immaginare e, soprattutto, nessuno parla di infiltrazioni di mafia, ndrangheta o sacra corona unita. Lo ammettono gli stessi vastesi, stando ai risultati dallo studio della Spindoctoring, condotto nell’arco di 5 mesi e con 400 interviste. Ebbene, dalla cifre, esposte da Lalla, per il 74% degli intervistati, Vasto è abbastanza (65%) o molto (8%) sicura. Per il 24% è poco sicura e per il 3% non lo è per nulla. Quel 27% secondo cui la città è insicura ritiene che alla base del problema ci siano i pochi controlli (23%), la presenza di extracomunitari (39%) e la delinquenza comune (43%). Tra i reati che preoccupano maggiormente, sale al secondo posto la corruzione col 19% (nel 2009 era al 3%), che segue lo spaccio di stupefacenti (26%), i furti e le risse, citati dal 13% degli intervistati. Il 74% del campione ripone molta o abbastanza fiducia nelle forze di pubblica sicurezza. L’altro 26% ritiene che ci sia poca sorveglianza e tempestività, o scarso impegno. Qualcuno pensa anche che gli autori dei reati siano conosciuti, ma lasciati impuniti. Il 70% esatto dei 400 intervistati si fida della magistratura. Tre su 10 no, per via di indagini troppo lente e pene poco severe. La difesa della categoria è venuta da Giovanni Canzio, Presidente della Corte d’Appello de L’Aquila, tra gli ospiti del convegno, moderato dall’avvocato e giornalista Gianpaolo Di Marco. Tra il pubblico, il procuratore capo di Vasto, Francesco Prete, i magistrati Laura D’Arcangelo e Federico Pasquale, e il presidente dell’Ordine degli avvocati Nicola Artese, il prefetto di Chieti, Vincenzo Greco, i comandanti provinciali di carabinieri e Guardia di finanza, Giuseppe Cavallari e Paolo D’Amata, i comandanti locali di polizia, carabinieri, finanza, guardia costiera e polizia municipale, Cesare Ciammaichella, Giuseppe Loschiavo, Luigi Mennitti, Daniele Di Fonzo e Sergio Petrongolo. Nel suo intervento il presidente della Corte d’Appello, Giovanni Canzio, ha evidenziato come “il discredito nei confronti dei magistrati crea seri problemi di credibilità nei confronti della Magistratura e della Giustizia. I giudici sono persone che lavorano anche oltre 12 ore il giorno come quelli che nel primo dopoguerra lavoravano nelle miniere”. E poi Canzio ha messo a confronto i dati dei processi celebrati in Italia con quelli delle altre nazioni europee, dimostrando la serietà del lavoro svolto da quanti in Italia gestiscono la Giustizia con equilibrio e profondo rispetto delle leggi.