Venturoni si dimette da assessore alla Sanità

“Mi dimetto perché io oggi sono l’ ‘eletto che non può svolgere degnamente il ruolo al quale i suo elettori l’hanno chiamato, perché costretto a restare confinato negli spazi di un orizzonte minimo”.

E è quanto ha scritto oggi Lanfranco Venturoni al presidente della Giunta regionale Gianni Chiodi e del coordinatore regionale del Pdl, il senatore Filippo Piccone, lasciando così libero l’assessorato alla Sanità, che aveva occupato fino a quando non è stato travolto dall’ inchiesta della Procura di Pescara sui rifiuti, nell’ambito della quale fu arrestato il 22 settembre con l’imprenditore Rodolfo Di Zio. Venturoni, ha l’obbligo di dimora e questa limitazione, evidentemente, contro la quale i suoi legali si erano opposti, ha fatto maturare le dimissioni. «So, con la più profonda delle certezze», continua, «di non aver mai messo la mia Regione, il mio presidente, il mio partito, i miei elettori e soprattutto il cognome della mia famiglia nelle condizioni di dover soffrire per una mia azione. Se oggi io non so attendere più é perché sono a corto di pazienza. Mi spazientisce il senso profondo dell’ingiustizia che sto patendo, il linciaggio morale che prescinde da ogni pur minima verifica, il gioco al massacro di chi deve, sempre e comunque, trovare il ‘mostro’ da sbattere in prima pagina, il malinteso giustizialismo servile di chi spera di lucrare un vantaggio, politico e personale, dall’altrui disgrazia”. L’ormai ex assessore regionale aggiunge però che «non è una resa, ma è la necessità di fare chiarezza, di offrire al mio presidente, al mio partito, alla mia gente, la conferma del mio considerarmi da sempre ‘al servizio di…’. Logica vorrebbe che io restassi in silenzio, ad aspettare il correre degli eventi, a continuare a preparare i dettagli di una ‘difesa’ della quale continuo a non sentirmi obbligato, perché io so di non avere mai commesso un atto, non uno, per il quale io debba difendermi. Sento in queste ore la sofferenza attorno a me. Perché io, oggi, sono ‘il cattivo’, l’assessore regionale salito agli onori delle cronache nazionali per aver esposto, la sua Regione, a un ‘nuovo scandalo’ giudiziario, contribuendo a trasmettere dell’Abruzzo e di noi abruzzesi, un’ immagine che non ci appartiene e che ci mortifica ingiustamente. Voi sapete quanto, nella mia storia politica, le “poltrone” siano state per me strumenti del fare, mai posizioni dell’apparire; così come sapete, fin troppo bene, con quanta facilità io abbia saputo imboccare la porta, quando sentivo venir meno la possibilità di agire per il Bene Comune. Così, arrivo allo scopo vero di queste mie righe, che è uno scopo che pretende l’ufficialità della parola scritta e la serietà degli atti certi, in un momento nel quale tutti sembrano impegnati a confondere la politica in un magma indefinito: io mi dimetto”. Venturoni rimane tuttavia consigliere regionale del Pdl. Le sue deleghe, invece, verranno prese dal presidente della Regione. Il percorso sarebbe stato concordato con Chiodi e i vertici del partito. In questo modo Chiodi sarà commissario e assessore alla sanità. Il problema della eventuale sostituzione di Venturoni verrà affrontato domani nel summit sul rimpasto di Giunta tra Chiodi, il coordinatore del Pdl, Filippo Piccone, e il vice, Fabrizio Di Stefano. Oltre alla’assessorato alla Sanità, si dovrà procedere anche alla nomina del nuovo assessore alla Protezione Civile, occupato fino all’estate scorsa da Daniela Stati, che i bene informati danno in procinto di aderire al FLI.

«Le dimissioni di Venturoni arrivano fuori tempo massimo: Chiodi e il centrodestra si portano sulle spalle un enorme fallimento politico e amministrativo aggravato da una arroganza senza precedenti, che ha tenuto sulla poltrona di assessore una persona con obbligo di dimora. Con le liste d’attesa che si allungano giorno dopo giorno, la disorganizzazione, i tagli che piovono dall’alto solo sulla sanità pubblica, l’Abruzzo ha bisogno di un assessore a tempo pieno: è quello che chiedono soprattutto quei cittadini, quegli amministratori, quegli operatori della sanità che stanno protestando in tutta la regione contro i tagli imposti da Chiodi». Lo afferma il segretario del Pd Silvio Paolucci, che questa mattina ha partecipato alla manifestazione del Pd di Pescara contro i tagli alla sanità pubblica firmati Chiodi e Venturoni. «C’era stato l’impegno a riportare la discussione sui tagli in quattro tavoli provinciali» ricorda Paolucci, «ma questo ovviamente non è avvenuto: noi ci continuiamo a battere perché si apra invece un dibattito con gli operatori, i sindaci, i sindacati e perché si fermi la disarticolazione della sanità pubblica».

“Le dimissioni dell’Assessore Lanfranco Venturoni sono per noi  l’occasione anche per una riflessione piu’ ampia”. Così in una dichiarazione il capogruppo PDL alla Regione Abruzzo Gianfranco Giuliante e il Consigliere Regionale Riccardo Chiavaroli.  “La foga giustizialista già nei mesi scorsi – ricordano i due consiglieri del PDL – si era abbattuta su Venturoni per il quale – coinvolto in un’altra inchiesta – non mancarono le “sollecite” richieste di dimissioni da parte di un centrosinistra sempre piu’ piegato al dipietrismo e per il quale il garantismo dettato dalla Costituzione è semplicemente un elemento interpretabile secondo convenienza. “Oggi nessuno vuol ricordare, però, che quelle accuse si sciolsero come neve al sole, la sua posizione fu archiviata perchè non coinvolto in alcun genere di illecito ed il tutto, purtroppo, senza l’onore dei titoli cubitali che invece gli toccarono al momento della diffusione delle notizie sull’avviso di garanzia”. “Siamo certi – dicono infine Giuliante e Chiavaroli – che anche stavolta la conclusione giudiziaria sarà la stessa e Venturoni saprà, speriamo velocemente, dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati. Con questa convinzione, le sue dimissioni – che non erano assolutamente dovute! –  oggi hanno per tutti noi un significato nobile e di cui vogliamo rendere merito e onore a Lanfranco Venturoni, il quale in tal modo ha voluto anteporre alla difesa della sua personale posizione, la salvaguardia generale del governo della Regione,del suo partito,dell’intera classe dirigente abruzzese, riaffermando il primato della politica quale servizio alla collettività”.