A Teramo mostra sui 125 di storia de “Il Resto del Carlino”

125 anni de “il Resto del Carlino” raccontati dalle prime pagine più rappresentative, una pagina per ogni anno, suddivise in decadi e contestualizzate da una introduzione storica, resa emozionante e articolata con un contributo video realizzato selezionando dagli archivi del quotidiano foto e immagini. La mostra il Resto del Carlino: 45.000 notti passate a scrivere la Storia dà voce alla tradizione di uno dei più antichi quotidiani d’Italia, al vissuto dei suoi lettori e accompagna il visitatore lungo 125 anni di notizie, di cambiamenti dell’immaginario, dei costumi e delle sensibilità culturali. Un evento capace di cogliere le declinazioni e le suggestioni più attraenti della sua doppia anima: quotidiano di informazione nazionale caratterizzato da una forte attenzione alla cronaca locale. La mostra, inaugurata a Bologna il 12 marzo 2010, prevede trentuno località fra Emilia Romagna, Veneto, Marche, Abruzzo e Repubblica di San Marino (ovvero le città nelle quali vengono realizzate le edizioni locali de il Resto del Carlino). Nelle diverse tappe l’allestimento sarà arricchito da un nucleo di prime pagine che raccontano la cronaca della città ospite. Nella sala consiliare del Comune di Teramo, il prossimo 26 novembre, si terrà una tavla rotonta sul tema ‘L’Abruzzo tra identità e futuro dopo il Teramo che fare? Inetrverranno il direttore del Resto del Carlino, Pierluigi Visci. Sarà allestito anche un ‘Salotto del Carlino’, con la prtecipazione del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, del presidente della Regione, Gianni Chiodi, il sentaore Franco Marini, il presidente della Tercas, Lino Nisii. I lavori saranno moderati da Antonio D’Amore, direttore de La Città. La mostra, che sarà ospitata al Museo Civico Archeologico, sarà inaugurata alle ore 18.  Per guidare i visitatori attraverso la storia i 125 anni sono stati suddivisi in decadi. Il decennio viene rappresentato da dieci prime pagine, scelte tra quelle che hanno raccontato alcuni degli eventi più significativi dei dieci anni presi in esame In apertura delle decadi due pagine redatte da Alberto Malfitano, studioso di Storia Moderna e Contemporanea dell’Università di Bologna: la prima con un inquadramento storico del periodo, la seconda raffigurante la linea temporale, oltre a un pannello per fornire brevi informazioni sui fatti più significativi della decade accaduti a livello nazionale e internazionale da una parte, e quelli di cronaca locale dall’altra. Ad arricchire di suggestioni il percorso, un video che narra in rapida sequenza alcuni fatti storici che hanno caratterizzato ciascun decennio. Il visitatore viene così catturato dai flussi della storia fra passato e presente. In sottofondo un particolare effetto sonoro. Una sintesi storica di forte impatto, in cui alle immagini e ai testi si affiancano suoni, musiche e rumori d’epoca. A coronamento del progetto, un libro per approfondire il tema della mostra: le firme del passato in dialogo con editoriali appositamente redatti, oggi, per comprendere al meglio l’evoluzione della Storia, integrati da schede di approfondimento e materiale fotografico. Il libro il Resto del Carlino: 45.000 notti passate a scrivere la Storia sarà in distribuzione in tutte le edicole. “Un giorno indimenticabile per il Carlino, che esordiva in società, quel sabato di 125 anni fa. Rigiro fra le mani quel primo numero e mi viene la pelle d’oca per l’emozione e mi scivolano davanti agli occhi le pagine che hanno raccontato la cronaca che si è fatta storia. A Bologna, in Italia, nel Mondo. Che onore poter continuare a portare avanti una impresa così antica e tuttavia fresca e proiettarla nel XXI secolo, il primo del Terzo Millennio, così come altri trentasei direttori hanno fatto nel XIX e XX secolo, gli ultimi del Secondo Millennio”, spiega Pierluigi Visci, Direttore de “il Resto del Carlino”. “Questi brevi cenni ci fanno già apprezzare la lunga storia di questo foglio che da 125 anni ogni mattina viene scelto da decine di migliaia di bolognesi, emiliani, romagnoli, marchigiani, veneti – continua Visci – Era nato come il Resto…del Carlino, con i puntini di sospensione e nella testata una bella donna col sigaro fumante dalla bocca. Un segno di emancipazione e di modernità, per l’epoca”.

Dalle origini, “il Resto del Carlino”, è sinonimo di Bologna, tanto il quotidiano s’identifica con la sua città d’origine e ne interpreta lo spirito. Ma non è solo bolognese, invece, il gruppo delle firme che vi scrivono, fra cui alcune delle eccellenze delle diverse epoche, per fare qualche nome: Giovanni Pascoli, Gabriele D’Annunzio, Giuseppe Prezzolini, Curzio Malaparte, Giovanni Spadolini. (Elenco dettagliato in cartella stampa). Oggi, con le sue numerose edizioni locali (16 in totale) va ben oltre i confini cittadini, spaziando in tre regioni. A partire dagli anni Novanta del secolo scorso infatti la famiglia Monti Riffeser, ha messo in sinergia il Carlino con altri due quotidiani: il fiorentino La Nazione e il milanese Il Giorno nel sistema QN – Quotidiano Nazionale. QN Quotidiano Nazionale pubblica l’informazione nazionale ed internazionale; ogni quotidiano integra un dorso di cronaca locale. Le mostre sono sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e con i patrocini del Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero per le Politiche Giovanili, Ministero per le Politiche Europee, Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Ministero dello Sviluppo Economico – Comunicazioni, Ministero per il Turismo, Ministero dell’Ambiente del Territorio e del Mare, Comune di Bologna, Regione Emilia Romagna, Provincia di Bologna. L’ingresso alla mostra è libero e gratuito.

Forlenza Studio d’Arte di Teramo mostra di Giuseppe Modica

Fino al 30 novembre 2010, presso Forlenza Studio d’Arte di Teramo (Via Porta Carrese n. 28), si potrà visitare la mostra personale “Guardare oltre” di Giuseppe Modica: personalità di rilievo della pittura italiana ed artefice delle più belle visioni mediterranee prodotte dalla cultura figurativa del nostro Paese. Si tratta di una esposizione a cura della dott.ssa Maria Cristina Ricciardi che propone venti dipinti ad olio e ad acquarello, realizzati tra il 2005 ed il 2010, per evidenziare l’indagine pittorica del maestro. Soddisfatto per il grande successo ottenuto in recenti ed importanti personali (Convento del Carmine a Marsala, Museo Nazionale di Palazzo Venezia a Roma, Galleria Civica di Palazzo Loffredo a Potenza ecc.), l’artista siciliano di adozione romana torna nel capoluogo abruzzese a quattro anni di distanza dalla sua precedente mostra intitolata “Una stanza in mezzo al mare”. «Le opere presentate al pubblico testimoniano la capacità di mediazione tra l’uomo e il mondo, che quest’artista ha sempre saputo affidare alla propria pittura. Proprio perché “immagine del reale”, infatti, i suoi dipinti assumono un profondo valore conoscitivo, materializzando sulla tela il mistero che è dentro le cose della vita e che sembra poter essere svelato solo dall’occhio del pittore-poeta. All’iconografia di Modica va, dunque, il merito di stabilire un linguaggio in grado di parlare “oltre il visibile”. Il  titolo della mostra, Guardare oltre, nasce proprio dal desiderio di riscattare dalla nebulosità quello spazio esistente tra l’apparire e l’essere, che ha sempre affascinato il pensiero dell’artista», afferma la dott.ssa Maria Cristina Ricciardi. «Modica – sostiene la curatrice della mostra – non è solo un pittore, perché è pittore nella misura stessa in cui è pensatore e poeta. Grazie alla pratica dell’arte (vocazionale, quotidiana e sentita), alla peculiare sensibilità che lo accompagna e all’alta qualità della sua pittura, egli ci fa comprendere il mistero di questa “zona franca” a metà tra visibile ed invisibile e ci permette di sperimentare la nostra emozione che, grazie al suo lavoro, viene fuori dalla percezione di qualcosa che va di là dalla rappresentazione stessa. In tal senso, le raffigurazioni di Modica consentono di vedere ben oltre ciò che si guarda e rispetto a quanto lui stesso ha percepito con i propri occhi. Si comprende che, in questo tipo di comunicazione visiva, quello che diviene veramente importante è soprattutto il trasmettere la medesima intuizione scandagliata dall’artista a coloro che guardano il quadro. E questo può compiersi solo attraverso la complessa costruzione dell’immagine pittorica. Un’immagine la cui qualità ed il cui esito comunicativo risultano direttamente proporzionali alla profondità della visione del pittore ed alla consapevolezza tecnica della sua mano. Solo così il veduto ed il vedente diventano un’unica cosa: “l’immagine  dipinta”, straordinaria porta di accesso ad una più grande comprensione della vita e delle sue contraddizioni, luogo di congiunzione tra l’irrazionalità della visione e la razionalità necessaria a “rappresentare”. È vero che tutti noi disponiamo di fantasia e di immaginazione, ma bisogna essere veri artisti e veri poeti per compiere questo miracolo: la magia di accrescere la sfera delle capacità conoscitive e di aprire la nostra soggettività ad una  più ampia dimensione ontologica».