Sanità, unire Pescara-Chieti per offrire migliore servizi sul territorio

“Se si vuole che ci siano dei segnali concreti di svolta nella gestione delle risorse regionali è opportuno ripartire dalle seguenti proposte: le ASL devono essere ridisegnate tenendo conto della reale divisione economica della regione, rispettandone l’omogeneità culturale, storica e vocazionale”.

E’ quanto afferma Viscardo Murri, Medico, specialista in Medicina Legale e delle Assicurazioni, di Lanciano. “Prevedere nel piano sanitario regionale le seguenti AREE VASTE o ASL: Area Avezzano-L’Aquila; Area Frentana (Lanciano-Vasto-Ortona); Area Teramana; Area Chieti-Pescara. Nell’ambito di ogni Area Vasta occorre razionalizzare eliminando i reparti doppione e distribuendo  in essa, IN  MISURA EQUA, i centri di eccellenza. Unificare in un’unica azienda ospedaliera universitaria le strutture delle città dell’Aquila e di Chieti. Vanno razionalizzati e distribuiti con equità in tutto l’ambito regionale i reparti super specialistici a   valenza regionale quali per esempio le Neurochirurgie, le cardiochirurgie, i centri trapianti, l’elisoccorso, ecc.. In particolare, l’istituzione dell’Area vasta o ASL Chieti-Pescara è fondamentale per eliminare i colossali sprechi e i doppioni, presenti in questa zona: infatti non è più accettabile che in essa si concentri oltre il 60% della spesa sanitaria regionale pubblica e privata; basti pensare che nell’area metropolitana vi sono Quattro  centri di Chirurgia  vascolare e  due di emodinamica: Chieti Ospedale Santa Annunziata, Villa Verde Angelini, Clinica Pierangeli, Pescara Ospedale. Oltre a questo – aggiunge Viscardi -, non possiamo più permetterci che vi siano, (INTOLLERABILE  INDECENZA!) a distanza di qualche chilometro in linea d’aria ben: sei apparecchi di Risonanza Magnetica Nucleare: Chieti Santa Annunziata, Villa Verde Angelini, Clinica Pierangeli, Pescara Ospedale, Clinica Spatocco, Clinica Villa  Serena di Città S. Angelo; dieci TAC; mumerose decine di ecografi; cinque Unità operative  di  Ortopedia: ospedale Santa Annunziata, Villa Verde Angelini;  Clinica Pierangeli, Pescara Ospedale, Clinica  Spatocco; dieci o undici Unità  operative  di  Chirurgia; Sette Terapie Intensive situate: due all’Ospedale di Chieti (Rianimazione e Utic), tre all’Ospedale di Pescara (Rianimazione, Utic, Rianimazione Neonatale), una nella Clinica Villa  Pini, una nella Clinica Pierangeli; Due  neonatologie e due Chirurgie Toraciche situate a pochi chilometri l’una dall’altra, una nell’Ospedale di Chieti e una nell’Ospedale di Pescara; l’identico discorso può essere esteso  a numerose altre  unità  operative. In ogni ASL, l’evento razionalizzazione con accorpamento dei reparti medici, deve essere un fenomeno naturale condiviso, teso a privilegiare i centri che hanno dimostrato qualità, eccellenza, casistiche mediche e chirurgiche veritiere e con i migliori indici di sopravvivenza. I piccoli ospedali – dice ancora il medico lancianese – vanno salvaguardati e non chiusi riconoscendo loro il ruolo di primo  presidio del territorio e riconvertiti in centri di riabilitazione, di Day Hospital, Lungodegenza, primo soccorso.

A questo proposito, si ricorda che nella recente ripartizione dei fondi per l’edilizia sanitaria, sono stati concessi all’ospedale di Avezzano 1,316 milioni di euro e all’ospedale di Lanciano 1,328 milioni di euro  mentre all’ ospedale di Chieti,  solo  per  il  completamento  del  Dipartimento  di  Cardiochirurgia, ben 12,135 milioni  di  euro! Con un rapporto quasi di 1 a 12! Inaudito! Senza contare il fatto che se si  considerano altri 7 milioni di euro elargiti per l’area pescarese

(vedi  fotocopia  allegata)il rapporto  è di 1 a 20! Da considerare  anche il problema della ripartizione dei posti letto ospedalieri per numero di abitanti; infatti se consideriamo questo rapporto , si evidenzia come oltre il  5,4 per mille dei posti letto per  abitante sia  concentrato nell’area Chieti-Pescara, mentre nell’area frentana è presente appena il 3,4 per  mille.

E’ evidente da queste  brevi  considerazioni dove venga dilapidata la spesa sanitaria: ingenti  risorse regionali sono  drenate dalle strutture sanitarie  pubbliche e private di questa area  geografica  ben  delimitata (  Area  metropolitana  CHIETI-PESCARA). Tutti sanno, malgrado  una  sapiente  campagna  mediatica  giornalistica  finalizzata  alla  denigrazione dei piccoli ospedali, che non sono certamente l’ospedale di Atessa, Casoli, Gissi, Sulmona, Giulianova la causa del deficit  sanitario regionale. E’ evidente quindi dai dati sopra esposti, che per una vera lotta agli sprechi occorre affondare coraggiosamente il bisturi nell’area  Chieti-Pescara e distribuire equamente le risorse così liberate nel territorio regionale. L’istituzione della Azienda Ospedaliera Universitaria Unica L’Aquila-Chieti è altrettanto  importante ed  ineludibile. Infatti se in  una  piccola  regione  come  la  nostra   nascessero  due distinte Aziende Ospedaliere Universitarie, si confermerebbe l’esistenza di inevitabili ed  insostenibili doppioni (due Cliniche Mediche, due Cliniche Chirurgiche, due Cliniche Pediatriche,  due Cliniche  Oculistiche, due Cliniche  ORL, due Cliniche Dermatologiche ecc.). Inoltre le due Aziende Ospedaliere Universitarie assorbirebbero una  percentuale  notevole  della  spesa  sanitaria   regionale: non  vi  sarebbero risorse  per  altre aree regionali che sono tutt’altro  che  periferiche, ad elevata  industrializzazione e  ad  alto  contenuto  tecnologico come per esempio la Val  di  Sangro, Val Vibrata,Val Vomano, Area  San  Salvo ecc. Aspetto  ancora  più  grave: non  vi  sarebbero   risorse per investimenti per la media e piccola industria, per  le  infrastrutture, per l’innovazione  tecnologica, per  la  ricerca  scientifica.

Occorre quindi ridistribuire i Poli di Eccellenza sanitari in MISURA EQUA in  tutto il territorio regionale,   cosÏ  come per esempio è stato realizzato nella regione  Emilia  Romagna.

Occorre rigettare con forza il progetto presentato dagli ex assessori Di Stanislao, Mazzocca e    Venturoni prevedente la sostanziale chiusura di circa dieci ospedali pubblici ma di nessuna clinica privata, progetto che incentiva il moltiplicarsi di convenzioni con strutture private riabilitative e/o  assistenziali. Il fallimentare progetto presentato dai suddetti ex assessori: penalizza le aree a forte industrializzazione (l’area  frentana,  l’area  teramana. l’area   marsicana); accentua gli squilibri territoriali  regionali; impoverisce e spopola le aree interne; accentua l’inurbamento nell’area Chieti-Pescara aggravando indirettamente  in questa  zona la  cementificazione selvaggia , la  rendita  fondiaria, la  sovra popolazione, l’inurbamento della costa, l’inquinamento (Pescara è ormai  una  delle  città  più inquinate  d’Italia ); l’erosione delle spiagge, il  degrado  della  qualità della  vita; accentua l’alterazione del paesaggio(  ammesso  che  vi  sia  ancora la  bellezza  del  paesaggio!), aggrava il  dissesto  idro-geologico; spinge le zone operose della regione alla deindustrializzazione, al declino tecnologico, mettendo a repentaglio il futuro economico ed occupazionale delle nuove generazioni e di tutta la regione; crea  pericolose  tensioni  sociali fra un poco difficilmente controllabili; da  precisare che la perdita della  ASL Lanciano-Vasto costerà  in  termini  di  occupazione, fra dipendenti e indotto, circa 1000 posti di lavoro in tutta l’area Frentana; ad essi  va  sommato  il  taglio di circa 400 posti di  lavoro nella pianta organica già operato nella precedente gestione  Caporossi. Si calcola che in Val di Sangro rischiano il  posto 8 mila dipendenti su 10550 addetti; le aziende hanno esaurito le  30   settimane di cassa integrazione ordinaria e stanno ricorrendo alla cassa integrazione  straordinaria  che prelude molto probabilmente ai licenziamenti .A  ciò si   aggiungono  i   numerosi  licenziamenti  nelle  piccole  aziende: le tredicesime  quest’anno saranno  molto   ridotte ,  se  non  addirittura  inesistenti .  In  tal  modo  è   facile  comprendere  le  difficoltà   nelle  famiglie  che  hanno  visto  le  retribuzioni  tagliate  di  circa 3500 euro. E’  intuitivo   prevedere   che  nei  prossimi  mesi  sull’economia  dell ‘area  frentana  e  in  quella  di  tutto l’Abruzzo si  abbatterà  uno TSUNAMI sociale .L’apparato  industriale  abruzzese grande  e medio  piccolo non  è  più competitivo perché non può  più  tollerare una  pressione fiscale così  elevata ! Gli  amministratori  di  Chieti  e  Pescara  devono  comprendere ,  nell’interesse primario  dei  loro  cittadini ,  che saccheggiare l’area  frentana , è  un  suicidio  collettivo: se crolla l’area frentana crolla  l’Abruzzo  intero!