Sanitopoli, a giudizio l’ex governatore Del Turco. Il processo il 15 aprile a Pescara

Dibattimento al via il 15 aprile prossimo e a Pescara per le presunte tangenti nella sanità abruzzese. E’ quanto ha deciso stasera il giudice per le indagini preliminari del Tribunale del capoluogo adriatico, Angelo Zaccagnini che alle 18:30 ha letto in aula il dispositivo e ha fatto l’elenco degli imputati che la prossima primavera dovranno comparire davanti al tribunale di Pescara per rispondere alle accuse di associazione per delinquere, corruzione, abuso, concussione, falso. Si tratta dell’ex presidente della giunta Regionale, Ottaviano Del Turco, dell’imprenditore Vincenzo Angelini; del parlamentare del Pdl, Sabatino Aracu; dell’ex segretario generale della Regione, Lamberto Quarta; degli ex assessori regionali, Antonio Boschetti, Bernardo Mazzocca, dell’ex capogruppo del Pd alla Regione, Camillo Cesarone; dell’ex manager della asl di Chieti, Luigi Conga; dell’ex amministratore della Humangest, Gianluca Zelli; dell’ex assessore alla Sanità del governo di centro destra, Vito Domenici; dell’ex segretario di Mazzocca, Angelo Bucciarelli. Saranno invece giudicati con il rito abbreviato l’ex presidente della Regione di centro destra, Giovanni Pace; l’ex vice presidente della Fira, Vincenzo Trozzi; e l’avvocato Pietro Anello. Mentre Giordano Cerigioni ha chiesto il patteggiamento della pena. L’udienza per loro è stata fissata per il 10 gennaio prossimo. Per quanto riguarda l’ex presidente della Fira, Giancarlo Masciarelli, il gup ha trasmesso gli atti al presidente del tribunale in quanto la richiesta di patteggiamento ha per oggetto anche reati relativi all’inchiesta Fira.

Dunque, a due anni e mezzo dai clamorosi arresti (14 luglio 2008) che decapitarono la giunta di centrosinistra di Del Turco, è arrivata la decisione di procedere al dibattimento. Ad aprile la difesa di Del Turco e degli altri imputati dovranno dimostrare che il grande accusatore, l’ex titolare della clinica privata ‘Villa Pini’ di Chieti, Vincenzo Angelini, non pagò tangenti, per un totale di circa 15 milioni di euro, ad alcuni amministratori regionali in cambio di favori.