Carceri, al San Donato di Pescara emergenza sovraffollamento

“Dopo aver  visitato la Casa Circondariale di Pescara non possiamo non essere convinti ancor più del livello di imbarbarimento, inciviltà e illegalità che connotano le condizioni di lavoro e di detenzione del nostro sistema penitenziario.”

Così il Segretario Generale della UILPA Penitenziari, Eugenio Sarno, commenta a caldo gli esiti della visita effettuata questa mattina alla Casa Circondariale di Pescara, accompagnato dal segretario regionale Giuseppe Giancola, dal segretario provinciale Giuseppe Legnini e dal responsabile locale Valdino Franchi. “L’Istituto dispone di tre reparti: penale, giudiziario ed ex femminile. Il primo è chiuso per ristrutturazione, il secondo ospita 186 detenuti  in locali che potrebbero al massimo ospitarne 87; il terzo ospita 22 collaboratori di giustizia in celle che potrebbero contenerne 34. E’ evidente, quindi, che aver constatato che nelle celle singole trovano ospitalità 3 persone, in quelle doppie 5, in quelle quadruple 8, ci fa dire di un carcere che funziona a scartamento ridotto ma che presenta tutte le criticità che derivano da un grave sovraffollamento. Debbo, però, rilevare la dignità e la pulizia degli ambienti che rendono meno affliggenti le condizioni di vita. Di contro – prosegue Sarno – non possiamo non commentare con preoccupazione gravi vulnus riscontrati in materia di sicurezza che saranno oggetto di una articolata relazione ai vertici dipartimentali, al Provveditore regionale, al Procuratore della Repubblica, al Prefetto ed ai responsabili sanitari delle ASL competenti”. Dalla visita della UIL Penitenziari emerge un quadro preoccupante non solo in relazione al sovraffollamento quant’anche alle precarie condizioni di lavoro cui sono sottoposti i poliziotti penitenziari. Aver dovuto destinare il reparto transito – nuovi giunti all’ospitalità di detenuti comuni fornisce l’esatta cifra dell’esaurimento di ogni spazio possibile. In questo contesto gli operatori penitenziari, soprattutto la Polizia Penitenziaria, debbono prestare la propria opera in condizioni ed ambienti non sufficientemente salubri e sicuri. Ad esempio gli agenti in servizio nelle sezioni detentive non possono disporre di un bagno; gli agenti in servizio alla sala regia, dovendo svolgere anche ad altri compiti, sono costretti ad operare di spalle ai monitor che dovrebbero sorvegliare; gli agenti preposti al servizio di sentinella armata alla seconda garitta hanno la visuale completamente ostruita dal reparto “lavorazioni” che è chiuso e non utilizzato. Così come è necessario uno sforzo comune per individuare una diversa organizzazione del lavoro ed una più rispondente e trasparente gestione dei servizi ”. Ma la Uil non si limita offre anche dei numeri per comprendere le attuali criticità del carcere di San Donato. “Questa mattina erano presenti 219 detenuti di cui 22 collaboratori di giustizia, 198 adulti e 21 giovani adulti. I detenuti in attesa di primo giudizio sono 74, 26 appellanti, 11 ricorrenti, 105 i definitivo, 2 internati. Dal 1° gennaio 2010 al 5 dicembre 2010 il Nucleo locale Traduzioni e Piantonamenti ha effettuato 1265 traduzioni (125 a collaboratori di giustizia) mobilitando 1265 detenuti con l’impiego di 3533 unità di Polizia Penitenziaria. L’analisi di questi dati rivela che mediamente ogni scorta è composta da 2 unità  a fronte delle 3 previste come livello minimo. Il dato è ancor più preoccupante e grave considerato che le traduzioni per collaboratori di giustizia prevedono scorte formante da non meno di 5 unità. Ciò significa – conclude Sarno – che le 18 unità all’NTP  sono assolutamente insufficienti alla bisogna tant’è che delle 3533 unità impiegate per servizi di traduzioni, circa 1250 sono state attinte da personale assegnato a servizi interni con gli squilibri e le ricadute negative che ben possono immaginarsi”.