Caso Di Fonzo: sul licenziamento del presidente della Fiera di Lanciano s’accende la polemica

“Il licenziamento del Presidente del Consorzio Fiera da parte del Sindaco di Lanciano è la conferma del fallimento del ceto politico che “governa” questa città. Oramai il centrodestra lancianese si caratterizza più per le guerre intestine che per la capacità di fare il bene dei cittadini e delle imprese locali. Così come la città è stata ridotta, grazie al “non governo” del Sindaco Paolini, ad un quartiere periferico dell’Abruzzo e, persino, della Val di Sangro, anche la Fiera di Lanciano – con un andazzo che ormai dura da almeno 15 anni – è stata ridotta ad un carrozzone clientelare, evidenziando problemi preoccupanti sia nei confronti del mercato che verso quello finanziario e riuscendo a sopravvivere grazie alle politiche di stanziamento pubblico piuttosto che con risorse proprie derivanti da utili gestionali. Non serve a nulla licenziare un Presidente per mettercene un altro, magari più fedele. Occorre, invece, cambiare radicalmente tutto il Consorzio Fiera e le politiche fieristiche che esso propone”.

Sono le considerazioni del candidato sindaco della Lista Progetto Lanciano, Pino Valente (foto a destra) alla notizia che il primo cittadino frentano ha dato il benservito a Donato Di Fonzo, riconfermato nell’agosto scorso alla guida del Consorzio Fiera di Lanciano. Di Fonzo domani terrà una conferenza stampa per dire la sua e per rimarcare il fatto che per lasciare la poltrona occorrerebbe una decisione del consiglio di amministrazione dell’ente. Il suo posto, dovrebbe andare al consigliere comunale Cesarino Bomba (l’incarico per la durata di 3 anni), che negli anni ’90 è stato segretario generale della Fiera di Lanciano. La decisione di ‘licenziare’ Di Fonzo, secondo alcuni esponenti politici, scaturirebbe dalla volontà di far spegnere i riflettori sul presidente della Fiera,  dal momento che Di Fonzo è al lavoro per proporre la sua candidatura a sindaco (non si sa se nel PdL o con una lista civica) per le comunali 2011. Dunque, una manovra pensata.  Paolini (foto a sinistra), intanto, quest’oggi replica a chi, nel PdL lo ha criticato perché sabato scorso, in occasione della visita a Lanciano del presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, non si sarebbe limitato ad accogliere il leader di Futuro e Libertà, ma si è seduto in platea del Maestoso ad ascoltarlo. Una scelta ‘inopportuna’ da parte di chi ricopre anche la carica di coordinatore cittadino del PdL. “Ho accompagnato nelle loro visite a Lanciano Livia Turco, Rosy Bindi e ho chiesto che venisse in Comune il segretario del PD Bersani. Ho avuto critiche in passato perché nelle precedenti amministrative Forza Nuova ci sostenne. Chi ragione così è lontano mille miglia dalla politica. E’ vero, sono il coordinatore del PdL di questa città e quest’anno si tengono le elezioni comunali. Sono andato ad ascoltare il leader di un partito che nella prossima primavera potrebbe essere nella nostra coalizione a condividere programmi e progetti del nostro candidato sindaco. Non credo che sia nulla di cui meravigliarsi”. E poi, sulla domanda – anche questa scaturita da mormorii che vengono dal suo partito – sui motivi per i quali non ha deciso di ritirare la delega all’Assessore comunale all’Ambiente Eugenio Caporrella, che ricopre lo stesso incarico in Provincia, Paolini risponde lapidario: “Non è una decisione che spetta a me, quanto al coordinatore provinciale, Mauro Febbo”.