Il Consiglio regionale dice sì alla legge che disciplia la ‘trasparenza dell’attività politica’

“Una legge regionale sulle attività delle ‘lobby’ è un dato importante e positivo – afferma il Consigliere regionale del PdL Riccardo Chiavaroli, presentatore della legge intitolata ‘Disciplina sulla trasparenza dell’attività politica e amministrativa e sull’attività di rappresentanza di interessi particolari’ e approvata oggi dal Consiglio Regionale dell’Abruzzo. Infatti, sostiene Riccardo Chiavaroli, in attesa ormai da anni di una normativa nazionale in materia, l’Abruzzo oggi si pone all’avanguardia fra le regioni che hanno inteso regolare – con regole precise, chiarezza e possibilità di sanzioni –  l’attività di rappresentanza di interessi specifici.  Peraltro – dice ancora Chiavaroli – la legge approvata, oltre a i suoi aspetti operativi, sancisce finalmente un punto fermo di carattere sociale : l’attività di ‘lobbying’ non è di per sé un fatto negativo, anzi rappresenta una opportunità per tutti, se esercitata alla luce del sole e secondo norme precise. Non mi illudo, conclude il Consigliere del Pdl, che la sola legge possa evitare il rischio malaffare o l’ingerenza di gruppi clandestini ed affaristici nella vita politica regionale, tuttavia ritengo che la mia legge potrà essere un primo vero passo per tentare di separare il “grano dal loglio” facendo cioè emergere nella moderna società abruzzese, senza infingimenti, i legittimi portatori di interessi specifici a detrimento delle cricche di vario genere. Se esistono oscuri ‘poteri forti’ l’unica risposta della politica è tornare a fare il proprio lavoro : questa legge, spero, può essere un segnale in tal senso”.

La legge regionale in questione regolamenta l’attività di rappresentanza presso il Consiglio Regionale e la Giunta Regionale d’Abruzzo, dei ‘gruppi di interessi particolari’ ossia dei gruppi portatori di interessi leciti di rilevanza non generale, anche di natura non economica. Le legge, quindi, da un lato assicura la trasparenza dell’attività politica e amministrativa e, dall’altro, la partecipazione ai processi decisionali pubblici; inoltre fornisce ai decisori pubblici una più ampia base informativa sulla quale fondare le proprie decisioni. Il progetto di legge recante  Disciplina sulla trasparenza dell’attività politica e amministrativa e sull’attività di rappresentanza di interessi particolari mira a disciplinare ed agevolare il rapporto dialettico tra la Regione Abruzzo e i gruppi d’interesse socio-economici organizzati che operano o intendono operare nella nostra Regione. In particolare, la proposta normativa intende soddisfare esigenze sia di trasparenza, con l’obiettivo di rendere conoscibili per il cittadino i molteplici fattori che incidono sulla formazione degli atti normativi e degli atti amministrativi della Regione Abruzzo, sia di partecipazione, con la finalità di permettere ai rappresentanti di interessi non generali di intervenire nei processi decisionali pubblici  in condizioni di parità di trattamento.

Come è noto l’attività di rappresentanza di interessi particolari (attività di lobbying) già praticata a tutti i livelli, europeo, nazionale, regionale e locale, non è disciplinata dall’ordinamento italiano.

In ambito comunitario, con l’adozione del Libro Verde (COM(2006)194 del 3/5/2006), particolare importanza hanno rivestito le attività dei rappresentanti di gruppi di interesse. Nell’ottica di dare un quadro più strutturato a tutte le attività svolte al fine di influenzare l’elaborazione delle politiche ed i processi decisionali delle istituzioni europee, l’approccio della Commissione Europea ha riguardato: la creazione di un sistema di registrazione su base volontaria, l’adozione di un codice di condotta comune per tutti i lobbisti o per lo meno la previsione di requisiti minimi degli stessi, la previsione di un sistema di controllo e sanzioni. Ancora oggi in Italia vi è un grave “vulnus” legislativo sulle c.d. lobby e pertanto il necessario dialogo tra istituzioni e gruppi d’interesse spesso è lasciato o ad  incomprensioni reciproche o nei casi peggiori, a comportamenti di singoli poco trasparenti e censurabili. Procedimentalizzare il rapporto tra gruppi di interesse e decisori pubblici comporta quindi l’indubbio vantaggio, da un lato, di una maggiore consapevolezza  delle esigenze di aziende, consorzi e gruppi  che intendono operare nella Regione, e offre dall’altro,  l’individuazione di interlocutori istituzionali certi. Il progetto di legge si compone di 7 articoli.

L’articolo 1  è dedicato alle finalità. L’articolo 2 reca le definizioni. L’articolo 3 detta la disciplina dell’accreditamento mediante l’iscrizione nel Registro pubblico dei rappresentanti di interessi particolari. Si precisa, in particolare, che il Registro è istituito presso il Consiglio regionale che ne garantisce, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica e utilizzando le risorse umane e strumentali a disposizione, la pubblicità dei contenuti nell’ambito di una sezione dedicata e accessibile del proprio sito internet istituzionale, attraverso la pubblicazione e l’aggiornamento periodico dei dati. La norma, inoltre, per quanto non previsto dalla legge, rinvia ad una Deliberazione dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, la disciplina relativa alla modalità di gestione del registro e del relativo controllo, alle regole per l’aggiornamento e la pubblicazione dei dati comunicati dai rappresentanti di interessi, nonché alle modalità per la periodica verifica della persistenza dei requisiti per l’iscrizione nel Registro.

L’ articolo 4 disciplina i requisiti e le modalità di iscrizione nel Registro. L’ articolo 5, sui diritti dei rappresentanti di interessi particolari, prevede che l’attività di rappresentanza di interessi particolari può riguardare atti proposti o da proporre all’esame del Consiglio regionale. Inoltre entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge, la Giunta regionale definisce le forme e le modalità di esercizio l’attività di rappresentanza di interessi particolari relativamente agli atti di propria competenza. La disposizione riconosce in capo ai rappresentanti dei gruppi di interesse accreditati il diritto di accedere agli uffici del Consiglio regionale e della Giunta regionale per informazioni e chiarimenti di carattere tecnico relativi agli atti di loro interesse ovvero relativi all’organizzazione procedurale dei lavori del Consiglio e della Giunta. Si dispone, infine, che le Commissioni possono in via prioritaria svolgere audizioni con i rappresentati dei gruppi iscritti nel Registro di cui alla legge. L’articolo 6 reca la disciplina delle sanzioni. Nel caso in cui i rappresentanti dei gruppi di interesse esercitino, nei confronti dei decisori pubblici, forme di pressione tali da incidere sulla loro libertà di giudizio e di voto, l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, in conformità ai criteri predeterminati con propria deliberazione, commina una sanzione sulla base della gravità della violazione stessa. L’articolo 7, recante disposizioni transitorie, prevede che in sede di prima attuazione, i gruppi di interesse possono chiedere di essere accreditati mediante l’iscrizione nel Registro entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge