Lanciano, conoscere per capire i pericoli del nucleare in un convegno di Sinistra Ecologia e Libertà

Presentato in conferenza stampa questa mattina a Lanciano il convegno ‘Ti dico la verità sul nucleare’, che Sinistra Ecologia e Libertà, terrà giovedì 16 dicembre, alla Casa di Conversazione con inizio alle ore 17:45. L’argomento è di grande attualità perché il nostro Paese sta rispolverando l’idea di realizzare delle centrali nucleari per la produzione di energia. “Scelta scellerata. Basta guardare quel che è stato fatto nella vicina Puglia per rendersi conto che le alternative ci sono – dice Gianni Antonacci, portavoce del SEL di Lanciano (foto a destra) -. Le fonti energetiche alternative che sono operative in quella regione sono state prese ad esempio persino dallo stato della California. Il nucleare è argomento attualissimo e riguarda la politica locale: infatti, la Regione Abruzzo con il suo silenzio si è detta disponibile ad accogliere le scorie radioattive ed anche una centrale. Purtroppo, il terremoto non ha insegnato nulla in merito alle caratteristiche territoriali della nostra Regione. Dobbiamo sperare in un altro terremoto affinché si comprenda che il nostro territorio (come molti altri in Italia) non è adatto ad accogliere questo tipo di industria?” Già, perché la nostra Regione, come ha ricordato Alex Caporale, “ è tra le 5 italiane che non hanno manifestato pubblicamente contrarietà ad ospitare una centrale nucleare o un sito di stoccaggio per le scorie radioattive sul proprio territorio: un silenzio – assenso insieme a Val d’Aosta, Trentino, Friuli e Lombardia”.

Nel convegno verrà presentata la collana della Carlo Spera Editore, dedicata proprio alla conoscenza della verità sul nucleare. Un’occasione per quanti vogliono capire. Soprattutto un’opportunità per prendere coscenza su un problema che, così come è accaduto con la mobilitazione contro il petrolio, necessita un fronte comune contro ogni tentativo di ospitare in Abruzzo – così come qualcuno sussurra – un sito di stoccaggio. La casa editrice frentana presenterà il libro di Yuri Ivanovich Bandazhevsky, 53 anni, tradotto per la prima volta in italiano e un filmato, che verrà proiettato nel convegno. Si tratta di documenti di un fisico nucleare tra i più importanti al mondo, che ebbe il coraggio, prim’ancora del disastro nella centrale di Chernobyl, sulla pericolosità della centrale. Dopo l’incidente nucleare, le sue ricerche riescono a dimostrare gli effetti nel tempo dell’esposizione continua a piccole quantità e basse dosi di radionuclidi, soprattutto a livello cardiovascolare. Il veicolo di questo lento assorbimento è il cibo e Bandazhevsky segnala la pericolosità del cibo bielorusso: pericolosità superiore ai decreti repubblicani sulle dosi ammissibili per la popolazione. Oltre a ciò, il professore denuncia che più di 10 miliardi di rubli, stanziati per la liquidazione delle conseguenze dell’incidente nucleare, sono stati sprecati. Il 18 giugno 2001 Bandazhevsky è condannato da un tribunale militare a 8 anni di lavori forzati con la possibilità di vedere una volta, ogni tre mesi, la moglie Galina, medico cardiologo, che lo ha aiutato nelle sue ricerche. Un vasto movimento di opinione internazionale interviene a suo sostegno ed Amnesty International ne riconosce lo status di “prigioniero di coscienza”. Nel 2001 ottiene il passaporto della libertà dalla Comunità Europea. In seguito alla mobilitazione diplomatica di diversi Paesi della CEE viene liberato il l5 agosto 2005, dopo 6 anni e 1 mese. Dopo aver soggiornato in Francia e Lituania. ora vive in Ucraina. E’ autore di oltre 240 lavori di ricerca.

“Il Governo vuole tornare al nucleare quando in Italia le politiche ambientali dovrebbero passare attraverso l’efficienza e il risparmio energetico, l’impulso alle fonti energetiche pulite e rinnovabili e il proseguimento del programma di metanizzazione nel settore trasporti – dice Carlo Spera (foto a sinistra) -. E questo nonostante il nostro Premier sappia benissimo che in questi anni il Governo non ha affrontato una sola questione al riguardo. Il nucleare è una scelta sbagliata almeno per quattro ragioni: perché gli italiani non lo vogliono, perché non sappiamo come smaltire le scorie, perché il nucleare pulito arriverà, se arriverà, tra cinquant’anni, e perché costruire una nuova centrale è per i cittadini italiani assolutamente antieconomico”. Gli ultimi dati ufficiali del Dipartimento dell’Energia degli USA stimano in 10,2 cents il costo di un chilowattora nucleare; in 9,9 cents per l’eolico; in 8,2 cents dal gas (se il costo della centrale si contenesse entro i 3,3 miliardi di dollari per una centrale di 1.000 megawatt) – ma siccome i costi reali in corso d’opera aumentano sempre (la Società Florida light &Power, per una centrale di 1.000 megawatt chiede 8,2 miliardi di dollari) i costi per singolo chilowattora si raddoppiano passando dai 10,2 cents ai 20,4 cents per ogni chilowattora nucleare, rendendo quindi la scelta nucleare “fuori mercato”.