Sale in tasso di disoccupazione: le parti sociali chiedono a Chiodi di sbloccare le risorse

Il tasso di disoccupazione in Italia è salito a ottobre all’8,7% dall’8,4% di settembre. Un giovane su quattro è senza lavoro: tra i 15 e i 24 anni, nel terzo trimestre del 2010, il dato raggiunge il 24,7%, con un massimo del 36% per le donne del Mezzogiorno. Tra i giovani tra 20 e i 24 anni, l’indice si attesta al 22,5% (20,8% nel terzo trimestre 2009). Sono le percentuali fornite oggi dall’Istat, sottolineando che si tratta del livello più alto dall’inizio delle serie storiche nel gennaio 2004. In Abruzzo sono stati persi 7000 posti di lavoro. Cifre molto preoccupanti, che hanno spinto le parti sociali, organizzazioni rappresentative del Lavoro e dell’Impresa, a intervenire. Con una lettera inviata al presidente Gianni Chiodi e sottoscritta da ANCE, API, CIA, CLAAI, CNA, COLDIRETTI, CONFAGRICOLTURA, CONFARTIGIANATO, CONFCOMMERCIO, CONFESERCENTI, CONFINDUSTRIA, COPAGRI, LEGACOOP, CGIL, CISL, UIL, UGL , pur esprimendo apprezzamento per la risoluzione unitaria del Consiglio Regionale approvata nella sessione straordinaria del 15 dicembre dedicata alla crisi “che raccoglie positivamente le nostre sollecitazioni al raggiungimento di un’intesa istituzionale, politica e sociale sulle questioni essenziali per lo sviluppo della nostra regione, premessa per un’azione comune il cui primo obbiettivo concreto è lo sblocco delle risorse nazionali per l’Abruzzo” si chiede di “dare rapidamente seguito all’iniziativa, rinnovando la richiesta al Governo di fissare una data ravvicinata per l’incontro, cui l’Abruzzo potrà presentarsi forte della convergenza operata da tutte le forze regionali, per convincere l’Esecutivo nazionale ad assicurare alla nostra regione un flusso di risorse aggiuntive, in riferimento a FAS, Master Plan, Infrastrutture, Zona Franca, che consenta all’Abruzzo, afflitto da una lunga crisi strutturale, penalizzato dalla centralizzazione delle risorse messa in  atto dal Governo e colpito da un devastante terremoto che ha messo in ginocchio il capoluogo di Regione, di investire in progetti di rilancio produttivo ed occupazionale. Al fine di preparare al meglio l’incontro con il Governo, chiediamo al Presidente Chiodi di organizzare una riunione dell’insieme delle forze istituzionali, politiche e sociali interessate, anche per coordinare il coinvolgimento dei Parlamentari abruzzesi e dei rappresentanti delle parti sociali a livello nazionale – si legge nella missiva -. Il confronto con il Governo sullo sviluppo richiede anche una capacità di condivisione a livello regionale delle scelte per recuperare l’unitarietà della programmazione, al fine del miglior utilizzo delle risorse che si renderanno effettivamente disponibili. Strettamente connesso al tema dello sblocco delle risorse nazionali per lo sviluppo è quello del bilancio regionale, nella sua condizione presente e nel medio periodo, per cui chiediamo al Presidente Gianni Chiodi e all’Assessore al Bilancio, Carlo Masci, un incontro per fare il punto sulla situazione odierna del bilancio, dei conti pubblici regionali e della politica fiscale e tariffaria della Regione, fare una ricognizione puntuale delle risorse eventualmente reperibili anche nell’attuale contesto di grande difficoltà finanziaria, e individuare un percorso di graduale ritorno della Regione ad una capacità di finanziamento delle proprie attività ordinarie e di investimento, esaminando quanto può essere fatto tanto sul fronte delle uscite quanto su quello delle entrate, considerando l’impatto delle scelte economiche e finanziarie nazionali e delle ulteriori tappe di realizzazione del federalismo. A questo proposito, le parti sociali ricordano l’impegno assunto dal Presidente Chiodi relativamente alla vendita degli immobili regionali, per ripristinare la quota di FAS impegnata per coprire il buco dei conti della sanità e liberare risorse per lo sviluppo: chiediamo si definiscano modalità di coinvolgimento delle parti sociali con lo scopo di rendere il più trasparente ed efficace possibile tale azione. Per quanto riguarda la richiesta di un confronto sulle strategie di medio periodo, già avanzata nella lettera delle parti sociali dello scorso 28 ottobre, prendiamo atto della proposta di Patto per lo Sviluppo ricevuta in data odierna, che contiene una parte metodologica e una parte di merito; apprezziamo l’intenzione della Giunta regionale di rispondere positivamente alle nostre istanze; ribadiamo la necessità di individuare misure concrete di sostegno all’occupazione e rilancio dello sviluppo; confermiamo la necessità di una piena integrazione delle politiche per la ricostruzione e la rinascita economico-sociale della zona del cratere sismico con l’insieme delle politiche regionali; ci riserviamo di approfondirla e di esprimere quanto prima valutazioni e proposte per raggiungere un’intesa soddisfacente ed utile”.

Torna a crescere il credito in Abruzzo

Dopo mesi di crisi torna a crescere in Abruzzo il credito, anche se a beneficiarne sono più le famiglie che le imprese. E con una provincia, quella di Chieti, che mostra ancora segnali allarmanti di difficoltà. Secondo il centro studi della Cna abruzzese, coordinato da Aldo Ronci, che ha analizzato i dati di Bankitalia, tra gennaio e settembre del 2010, nella nostra regione il credito erogato complessivamente sarebbe cresciuto più della media nazionale: 7,39% contro 6,79%, per un valore assoluto di un miliardo e 675mila euro: un segno che viene giudicato “incoraggiante”, rispetto all’eseguo incremento di 135 milioni di euro dello stesso periodo del 2009. A beneficiare della riapertura dei rubinetti degli istituti di credito, spiega ancora lo studio, sono state soprattutto le famiglie (+1502 milioni di euro) ed in misura nettamente più ridotta le imprese: +250 milioni. Il segno “+”, insomma, compare davanti alle cifre assolute erogate in tutte e quattro le province: L’Aquila (+364), Teramo (+576) Pescara (+601) e Chieti (+134). La buona performance del credito alle famiglie, contribuisce tuttavia a ridimensionare e in parte nascondere, invece, i segnali contraddittori che arrivano nel rapporto tra credito e imprese. Secondo la ricerca della Cna, infatti, l’incremento del credito alle aziende, a livello provinciale, è distribuito in modo difforme: sostanzioso a Teramo (+230), più modesto a Pescara (+134) e L’Aquila (+96). Mentre, all’opposto, Chieti subisce ancora un allarmante decremento, pari a -211 milioni di euro. Un segnale, quest’ultimo, che fa il paio con l’andamento nel territorio regionale delle “sofferenze”, ovvero di quei crediti che le banche riescono a esigere con sempre maggiori difficoltà dalla loro clientela indebitata: nel Chietino, infatti, le “sofferenze”, nei primi nove mesi de 2010, si impennano con un incremento di 177 milioni di euro (+68,92%), condizionando il risultato complessivo abruzzese, che risulta nettamente peggiore (+30,74%) della media italiana (+23,26%), per un ammontare complessivo regionale di 381 milioni di euro. A riprova della particolarità del “caso” Chietino, va segnalato anche l’incremento specifico delle “sofferenze” delle imprese: ben 155 milioni, ovvero il 50% delle “sofferenze” totali. Di più modeste dimensioni, al contrario, lo stato delle risultato raggiunto all’Aquila (+70 milioni), Teramo (+42) e Pescara (+45). Un quadro negativo, infine, che porta la soglia media regionale dell’aumento delle “sofferenze” bancarie, per quel che riguarda le imprese, al 32% in più dell’anno passato, contro un valore medio nazionale del 22%.