Futuro Frentano: “Rivedere gli assetti sanitari che penalizzano questa parte d’Abruzzo”

“Gli ampi tagli, quelli noti e i meno conosciuti, alle risorse economiche degli enti sanitari locali poste in opera ad intervalli regolari da parte dell’amministrazione regionale, nelle persone del Presidente Chiodi e del Sub-Commissario Baraldi, stanno mettendo in ginocchio l’intero territorio periferico da questi governato”. Lo affermano in una nota Il coordinatore “Futuro Frentano”, Giuseppe D’Autilio e il responsabile Sanità, Fausto Bossi. “È bene ricordare che nel comprensorio frentano, Sangro-Aventino e vastese non esistono strutture ospedaliere private convenzionate con il SSN, a differenza di quanto accade nel capoluogo di provincia teatino (residenza eletta per le case di cura “Villa Pini” e “Spatocco”). Perché non domandarci, come suggerisce argutamente il sindaco di Casoli, De Luca, dove siano “migrati” i posti-letto ospedalieri della rimpianta ASL Lanciano-Vasto? Forse perché proibito e disdicevole osare immaginare a favore di chi possano essere stati immolati? Nella nostra area territoriale, l’analisi delle scelte di gestione è quanto meno sconfortante: ci si chiede a quale illuminata capacità decisionale si debba ricondurre la ridistribuzione dei posti-letto ospedalieri; non ci sembra fuor di luogo rammentare, a tale abile stratega, come da qualche decennio la durata media della vita abbia subito un deciso incremento, per gli uomini siccome per le donne, con conseguente ed innegabile aumento percentuale delle patologie geriatriche: in assoluta carenza di medicina territoriale, tale sovraccarico sanitario, non trovando alcun pronto ed efficace filtro risolutore nel territorio, si riversa interamente sulle già ingolfate ed affannate strutture ospedaliere, con gli esiti che tutti ormai abbiamo sotto gli occhi quotidianamente, nonostante la perizia, le capacità e la dedizione riconosciute dei singoli (ma sempre meno numerosi perché non assunti) operatori sanitari. L’Ospedale di Casoli, a citarne uno, svolgeva, per la propria area di competenza, una funzione medica di primaria importanza, per una popolazione costituita, come accade sempre più frequentemente per le piccole comunità, soprattutto da terza età: grazie al lungimirante riassetto “region-provinciale” comportante la chiusura del nosocomio casolano, la fervida e creativa politica degli ultimi tempi commissiona il miracolo di reggere in piedi la farraginosa e bolsa macchina sanitaria locale per un territorio aumentato di un terzo con le risorse economiche e logistiche (leggi pecunia atque posti-letto) ridotte di un altrettanto terzo! A dire, diagnosi & terapie ad un terzo del vecchio budget… quando la matematica è un’arte, l’arte dell’arrangiarsi! I figli crescono? Poco male, accorciamo i pantaloni e mandiamoli tutti in giro con i bermuda… Qual è la colpa degli Abruzzesi Citeriori, per essere puniti con tale sanità-beffa? Le tasse, noialtri riservisti, le si paga in maniera simile ai titolari teatini, come simili sono le patologie che ci colpiscono: ne conseguirebbe che altrettanto proporzionalmente dovrebbero essere erogate le prestazioni assistenziali! Per quale oscuro motivo noi 210000 e rotti Abruzzesi Citeriori (aumentati in maniera esponenziale durante il periodo estivo, grazie al turismo che ancora ci gratifica!) dobbiamo affidarci a 422 posti-letto, posto che 180000 inamovibili chietini possono disporre di 533 posti-letto pubblici? Vogliamo sottolineare ulteriormente la disparità di trattamento? È sufficiente aggiungere i posti-letto delle cliniche private convenzionate: la distribuzione dei posti-letto nella ex ASL Lanciano-Vasto risulta essere 1.98 per 1000 abitanti, contro gli oltre 3 per 1000 abitanti della ex ASL Chieti-Ortona! A questo punto, sarebbe lecito urlare ai nostri politici colonialisti un netto “Perché?” Il patto nazionale per la salute prevederebbe 3 posti letto/1000 abitanti: al fatidico risveglio, sarebbe apprezzato se qualcuno ci spiegasse dove son finiti i 222 posti letto desaparecidos, mancanti all’appello dei “Citeriori”. Certo è che se Biancaneve attende il Principe Azzurro per ridestarsi, andiamo bene… Una conclusiva precisazione su quanto pubblicato nell’articolo dell’11.01.2011: sono già stati definiti “di malasanità” ed addebitati al Pronto Soccorso lancianese gli ultimi tre decessi di cui giustamente si parla. È d’uopo ricordare che lo stesso Pronto Soccorso, da un anno a questa parte, accoglie pazienti provenienti dal comprensorio casolano, atessano e guardiese, con un incremento generale di accessi a fronte della concomitante marcata riduzione dei posti-letto disponibili. Sarebbe saggio e opportuno che la cautela e la riflessione fossero alla base di ogni esternazione da parte di tutti (sindaci, assessori, stampa…): è fondamentale valutare e soppesare giudizi e pronunciamenti alla luce obiettiva dei fatti nella loro interezza, prima di portare avanti crociate e persecuzioni a spese di professionisti della sanità che tutti i giorni si dedicano, anche sacrificando la propria vita privata, all’assistenza ed alla cura del cittadino, cercando di dare il meglio di se stessi per una comunità di cui fanno parte e che amano. Le guerre non si decidono negli ospedali, ma sui tavoli di palazzo, la salute è il campo di battaglia in cui ignari soldati (curanti e curati) vengono quotidianamente mandati allo sbaraglio. In altre parole, sarebbe giusto cominciare a distinguere i rari casi di vera “Malasanità” dai sempre più frequenti e reiterati episodi di “MalaOrganizzazioneSanitaria”, addebitandone il conto ai reali responsabili! Futuro Frentano chiede con forza alla politica regionale e locale di impegnarsi concretamente per la conclusione positiva dell’unica triste vicenda in tema di sanità: la salute di noi cittadini del territorio frentano. È finito il tempo delle chimere e dei miraggi (ospedali nuovi hanno capito tutti che non se ne faranno!). Sosteniamo con forza la revisione degli assetti ospedalieri locali, con la ridistribuzione equa e congrua dei posti-letto disponibili in base alle necessità pressanti del territorio e dei cittadini, eliminando ogni ulteriore forma di valutazione basata sugli ormai squallidi e stucchevoli clientelismi di maniera!”

Intanto il tribunale amministrativo regionale dell’Aquila ha formalmente rigettato l’istanza cautelare presentata dal comune di Casoli per il mantenimento del pronto soccorso nel presidio sanitario (l’ex ospedale Consalvi) in virtù della delibera 81 del 30 dicembre 2010 del commissario straordinario alla sanità, Gianni Chiodi. La delibera 81/2010 del commissario ha infatti ripristinato e garantito la presenza dei punti di primo intervento (Ppi, ex pronto soccorso) 24 ore su 24 nei punti territoriali di assistenza (Pta, ex ospedali) di Gissi, Casoli, Pescina, Guardiagrele e Tagliacozzo. Nel caso dell’ospedale di Guardiagrele, il quale non ancora viene interessato dalla chiusura dei reparti e del pronto soccorso, la garanzia della presenza 24 ore su 24 del Ppi è assicurata dal momento in cui l’ospedale verra’ trasformato in Pta. Per il sindaco di Casoli, Sergio De Luca (foto a destra), si tratta di “un risultato estremamente positivo perché i nostri ricorsi hanno costretto Chiodi e il sub commissario Baraldi a rivedere la loro decisione originaria che privava i Pta dei punti di primo intervento 24 ore su 24. Il Tar ha respinto il nostro ricorso sulla base della delibera 81/2010, intervenuta dopo il nostro ricorso a conferma della bontà sostanziale delle nostre ragioni nel chiedere la presenza permanente di un punto di primo intervento a Casoli”. Il Tar ha fissato per il 23 marzo prossimo la discussione nel merito circa la legittimità delle delibere commissariali numero 44 e 45 dell’agosto 2010 che “dispongono la chiusura dei reparti di riabilitazione e lungodegenza, oltre che del pronto soccorso – spiega l’avvocato del comune di Casoli, Rosella Ferrara – il punto è che il commissario non ha potere sulla rete ospedaliera regionale perché la competenza normativa sul piano sanitario è del consiglio regionale”.