Di Rocco (FIOM) sul referendum di Mirafiori: “C’é la forza per rovesciare l’accordo”

“Il risultato del referendum sull’accordo sullo stabilimento di Mirafiori lo hanno deciso in sostanza gli impiegati perché gli operai hanno detto di no in modo rilevante, nonostante il ricatto messo in atto da Marchionne. Gli operai hanno detto di no in modo rilevante. Bisogna apprezzare il grande coraggio e l’onestà di una grandissima parte dei lavoratori di Mirafiori che hanno detto no all’accordo. Decisivi i colletti bianchi, che a Mirafiori sono in gran parte capi e struttura gerarchica”. E’ l’analisi del segretario provinciale di Chieti della Fiom, Marco Di Rocco, dopo l’esito del referendum sull’accordo Fiat. “E’ chiaro a tutti, ora, che c’é la forza per andare avanti e per rovesciare quell’intesa. Continueremo a rappresentare le speranze dei lavoratori nella manifestazione del 28 gennaio prossimo in programma a Lanciano”.

Già perché non è affatto escluso che tra non molto anche i lavoratori della Sevel saranno chiamati a dire la loro. Una eventualità affrontata dal segretario regionale del Partito Socialista, Massimo Carugno (foto a destra), che giudica ‘risicata’ la vittoria del sì. “Le vicende di Pomigliano e Mirafiori, per quanto siano state al centro della attenzione dell’intero Paese e quindi anche nostro, le abbiamo vissute comunque da lontano. Stavolta potrebbe toccarci da vicino, potrebbe interessare le nostre comunità, il destino di nostri concittadini, il futuro di gente e famiglie abruzzesi – dice Carugno -. La partita è giusto che la giochino le forze sindacali senza che la politica ci entri più di tanto. L’unico ruolo che la politica avrebbe, e dovrebbe giocare, ma fino ad ora non lo ha fatto, è quello che avrebbe dovuto svolgere il Governo come arbitro super partes e garante della legittimità e del rispetto degli accordi. Ma, come è noto, Premier in testa il Governo o è stato assente o ha detto cose spudoratamente di parte. In Abruzzo, quindi, toccherà ai sindacati scendere in campo e l’unica cosa che la politica deve fare è ricordare che i due insediamenti della casa torinese, Atessa e Sulmona si trovano in due aree di forte depressione economica e occupazionale. Stavolta il fattore “posti di lavoro” è determinante per la sopravvivenza di  interi comprensori dove gli insediamenti FIAT non sono una delle risorse ma ormai l’unica risorsa! E allora la politica deve solo dire che stavolta è auspicabile che tutti i sindacati perseguano un progetto sindacale e lascino fuori i progetti politici. Cerchino di evitare che la partita in gioco invece di essere giocata  per i lavoratori, le loro famiglie e i loro territori sia giocata per portare propaganda a qualche formazione politica, per accrescere visibilità a qualche leader politico emergente, per portare consenso a qualche area o formazione politica, che pensa che la dialettica politica, in Italia, debba essere svolta ancora su vecchie logiche classiste ormai superate dalla storia e dalla evoluzione della società e della economia”.