Alleanza per l’Italia, Abruzzo per l’Ambiente e l’Ecologia interviene sul caso ‘Casoni’

“Gli abitanti di Casoni sono “nauseati” e soffrono una situazione che si protrae da decenni: la discarica, prima; l’impianto di trattamento meccanico-biologico  (I.T.M.B.) dei rifiuti, poi; la concomitanza dei due impianti, oggi. I problemi dei cattivi odori è dunque stata, nei decenni, una costante; oltre a ciò c’è anche il problema della moltiplicazione degli impatti su un territorio poco adatto ad ospitarli (per la morfologia, per l’andamento dei venti, per la posizione geografica e via dicendo). Oggi si è raggiunto il limite della sopportazione e, secondo rappresentanti del comitato “Il Bivio”, tutto fa pensare che i cattivi odori dipendano, soprattutto, dall’ I.T.M.B.: hanno torto? La risposta è no”.

Il Coordinamento Alleanza per l’Italia, Abruzzo per l’Ambiente e l’Ecologia, interviene sulla situazione che si sta verificando in località Casoni, di Chieti, in questi giorni al centro di attenzioni a causa dei cattivi odori che provengono dagli impianti. “Ci sono più ordini di motivi che danno ragione al comitato – si afferma nel comunicato dell’ApI -: un primo ordine è rappresentato dal tipo di impianto; un secondo ordine è rappresentato dall’organizzazione del sistema di stabilizzazione dei rifiuti (che dovrebbe renderli inerti); un terzo ordine è rappresentato dai biofiltri. L’impianto di Casoni, costruito dalla DECO, utilizza una tecnologia di processo ibrido, che non è altri che la copia della tecnologia brevettata dalla società ECODECO, che tratta i rifiuti per produrre esclusivamente combustibile da rifiuti (C.D.R.). Questi impianti dunque, proprio per la finalità che perseguono, non sono adatti per “stabilizzare” i rifiuti per poi depositarli in discarica; infatti, a Casoni, si produce C.D.R. che, se non trasportato in impianti lontani decine e decine di chilometri (e, secondo le normative attuali, non potrebbe essere altrimenti), deve essere depositato in discarica. E qui sorgono i primi problemi: la DECO afferma che i rifiuti trattati rispettano i limiti imposti dalla legge; ma chi controlla questi limiti? Certo sarebbe interessante interpellare l’A.R.T.A. Chietina per questo, per chiedere: quante volte siete entrati nell’impianto, senza preavviso, per prelevare i campioni dei rifiuti trattati da sottoporre ad analisi? Perciò questo tipo di impianto, che è già di per se tecnologicamente molto rigido, è di difficile gestione. Il risultato: possibili cattivi odori dei rifiuti in fase di smaltimento (se non utilizzati come C.D.R.). Come vengono “stabilizzati” i rifiuti nell’impianto di Casoni? Vengono prima triturati e poi depositati giornalmente in un vasto capannone, in cumuli separati (celle giornaliere ) di prestabilite dimensioni. Al di sotto dei cumuli viene aspirata aria che attraversando i rifiuti, dovrebbe consumare la gran parte di sostanza organica presente nei rifiuti stessi. Il processo è perciò incontrollato, perché non esiste nessuna possibilità di bilanciare i flussi d’aria per poter garantire tutte le fasi di “stabilizzazione”. Quanta parte organica, presente nei rifiuti triturati, viene effettivamente consumata? Non è possibile dirlo a priori perché bisognerebbe disporre di almeno una quindicina di dati per poterlo dire. Si resta così nel campo della probabilità, e ciò non è confortante, tecnologicamente parlando. Esistono delle aie di post-maturazione? Speriamo di si, ma anche da queste è molto probabile che si diffonda cattivo odore.

Come viene trattata l’aria di espulsione dai vari reparti di lavorazione dell’impianto? L’aria viene aspirata da sotto i cumuli dei rifiuti e dalle aree di lavorazione (accettazione, triturazione, movimentazione, ecc.), dopodiché  convogliata nei biofiltri di cui l’I.T.M.B. è sicuramente dotato. I biofiltri, sono costituiti da uno strato (dello spessore minimo di un metro e cinquanta) di materiale vegetale (per lo più cortecce di albero della dimensione di tre o quattro centimetri di lato), confinato dentro una o più vasche di cemento armato. L’aria espulsa dall’impianto, dopo uno o più lavaggi, viene convogliata sotto i biofiltri e passando attraverso lo strato di materiale vegetale perde ogni odore. In conclusione, se permangono cattivi odori vuol dire che qualcosa non funziona; e che questo sia vero lo dimostra il fatto che, mentre altri impianti T.M.B. (quello di Aielli dell’ACIAM ad esempio) hanno completato l’esercizio provvisorio dopo un paio di mesi,  quest’impianto dellla DECO ha cominciato l’esercizio provvisorio nel maggio 2010 e non riesce ancora a chiuderlo, così da cominciare l’attività ordinaria. È chiaro che qualcosa non va; ed allora? Si può tenere un impianto in esercizio provvisorio per nove mesi? Può la Regione Abruzzo fare a meno di quest’impianto, mettendo in crisi il bacino Chieti-Pescara (oltre 250.000 abitanti)? I problemi sono diversi, ma passano tutti per lo stesso personaggio; ci si chiede, però, se è giusto che la gente di Casoni debba sopportare sulla sua pelle, tutti questi interessi che attraversano la politica, gli affari, la salute pubblica, e via dicendo. La Regione Abruzzo istituisca al più presto una commissione terza ed indaghi sul perché non si riesce ancora a chiudere questo esercizio provvisorio; ma poi le decisioni, qualsiasi decisione, dovrà essere presa.