Il Gip di Chieti dichiara che il concorso per Istruttore alla Vigilanza a Rapino non poteva essere fatto

“Ora davvero non abbiamo più dubbi: il concorso interno non poteva essere fatto!. I cittadini sono stati privati del diritto di partecipare e di accedere ad una possibilità per il loro futuro. Adesso aspettiamo fiduciosi che la magistratura concluda il proprio lavoro e ripristini la legalità a Rapino”.

E’ quanto sostiene il capogruppo di minoranza Rocco Micucci alla luce della decisione assunta dal Giudice per le Indagini Preliminari, che ha ritenuto come il Concorso interno per Istruttore di Vigilanza, indetto dal Comune di Rapino il 28 Novembre 2009, abbia violato le leggi.
La Procura della Repubblica di Chieti, che aveva avviato le indagini, ha trasmesso al Comune di Rapino una nota datata 15 dicembre 2010, nella quale il GIP ha rilevato che “la procedura seguita dal Comune di Rapino contrasta con il disposto dell’art. 91 TU 167/00, in base al quale si può procedere a concorso riservato ai soli dipendenti solo in relazione a particolari profili o figure professionali caratterizzati da una professionalità acquisita esclusivamente all’interno dell’ente”. “Tale presupposto non ricorre nel caso di specie – continua il GIP – posto che la professionalità relativa alla figura professionale del vigile urbano ben può essere frutto di esperienze lavorative maturate all’esterno dell’ente comunale”. Il giudice inoltre rileva come tale direttiva, supportata dalla giurisprudenza amministrativa (richiamando nello specifico la sentenza n.126/05 del Tar Puglia) sia stata ulteriormente ribadita dalla normativa vigente, con L. 15/2009 e D.Lgv. 150/09 (legge Brunetta), che hanno confermato il divieto di procedere a concorsi riservati esclusivamente all’interno. Per tali ragioni il GIP ha ipotizzato a carico degli indagati il reato di cui all’art. 323 del Codice Penale (abuso d’ufficio) e ha disposto indagini di approfondimento “per verificare la sussistenza degli ulteriori elementi costitutivi del reato” e per “procedere alla compiuta identificazione degli autori del fatto”, assegnando al PM il termine di 90 giorni per concludere le indagini. Insomma, le illegittimità segnalate dai Consiglieri della Bilancia nelle procedure del concorso, che ha visto la partecipazione di un unico concorrente, un fontaniere del Comune oggi diventato vigile, già censurate dal Dipartimento della Funzione Pubblica, dal Revisore dei Conti, dai Sindacati, oggi vengono confermate anche dalla Procura della Repubblica di Chieti.

Addirittura i Consiglieri Comunali di minoranza, per salvaguardare gli interessi dell’Ente, avevano inviato una diffida a Sindaco e Giunta ad adottare un provvedimento di autotutela per annullare  il concorso, ma l’Amministrazione Comunale non ha nemmeno risposto ed ha proseguito per la propria strada.