In 3000 a Lanciano per dire no al contratto di Mirafiori e per conoscere il futuro della Sevel

La voce delle tute blu della Fiom Cgil si è sentita forte e chiara. Lungo le strade di Lanciano, una delle 18 città italiane scelta per la manifestazione regionale contro gli accordi di Mirafiori hanno sfilato in 3000 circa, con bandiere, striscione e gridando slogan, che hanno ricordato quelli che venivano scanditi negli anni ’70: oggi come allora per difendere i diritti nelle fabbriche che il contratto voluto dalla Fiat di Marchionne, per la Fiom, ha rimesso in discussione. Per questa ragione dal corteo si sono levati messaggi per rivendicare dignità e diritti del lavoro, democrazia e rappresentanza, contro l’amministratore delegato del Lingotto e nei confronti del segretario nazionale della Cisl, Raffaele Bonanni. Non è stata risparmiata nemmeno Susanna Camusso, leader nazionale della Cgil: “Doveva indire lo sciopero generale – dicono i metalmeccanici. Al loro fianco sfilano i sindacati autonomi dei Cobas, della Failms Cisal, Cobas, gli studenti di Lanciano e alcune delegazioni degli istituti di Pescara e Chieti. Ci sono anche le associazioni ‘Nuovo Senso Civico’, ‘Uniti contro la crisi’ e ‘Per l’acqua pubblica’. E ancora, Betti Leone, della segreteria nazionale Sel, Alfonso Mascitelli, segretario regionale Italia dei Valori, il capogruppo in Regione, Carlo Costantini e i consigliere al Palazzo dell’Emiciclo, il coordinatore cittadino Michele Marino, il consigliere regionale Pd Franco Caramanico, il segretario del Pd di Lanciano, Leo Marongiu, il candidato sindaco della coalizione di centrosinistra alle prossime amministrative di Lanciano, Mario Pupillo, Angelo Orlando, ex senatore, consigliere regionale e provinciale e ora in consiglio comunale a Guardiagrele, il segretario lancianese del Comunisti Italiani, Giuseppe D’Ortona, i comuni di Fossacesia, Altino, San Salvo, Treglio, Rocca San Giovanni e Lama dei Peligni. Presenti il segretario regionale della Cgil, Gianni Di Cesare, della Fiom-Cgil, Nicola Di Matteo, il segretario provinciale Fiom-Cgil, Marco Di Rocco. Non erano invece tra i manifestanti i delegati del sindacato francese Confederation Generale du Travail, omologo della Cgil, dello stabilimento Sevel Nord di Valenciennes con i quali, alcuni giorni fa, c’è stato un incontro per conoscere quali erano state le strategie della Fiat per quello stabilimento. Incontri dai quali era venuto fuori uno scenario preoccupante per i riflessi sugli stabilimenti in Val di Sangro: in Francia sono stati 1700 posti di lavoro in meno, una drastica riduzione della produzione, limitata ora al solo Scudo, mentre altri modelli, come Ulysse e Fedra sono stati sospesi. Tagli che lasciano il campo aperto all’ipotesi che la Fiat voglia anticapre la fine della joint-venture fra la Fiat Group Automobiles ed il Gruppo PSA, la cui scadenza è fissata per il 2017. Anche per questa ragione si è manifestato. Il corteo, aperto dalle tute blu della Sevel, si è mosso sotto la pioggia da Piazzale Cuonzo e dopo aver attraversato viale Cappuccini si è diretto in piazza Plebiscito, dove si sono tenuti gli interventi conclusivi del segretario Di Matteo, degli studenti dell’associazione ‘Cogito’ e dell’operaia della Gir Sud di Gissi, Marzia Serafini. La Fiom ora chiede un incontro urgente con la Regione e con Marchionne per conoscere il futuro della fabbrica del Ducato.

Intanto, il consiglio comunale di Fossacesia, all’unanimità, ha approvato ieri la mozione a sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori della Val di Sangro. Il documento, presentato dall’assessore Andrea Natale e dal capogruppo di maggioranza Lara Polsoni, riguarda la situazione lavorativa della zona industriale frentana, in particolare dello stabilimento Sevel di Atessa. «L’eventuale chiusura dello stabilimento Sevel di Atessa – è un passaggio del documento – porterebbe alla perdita di oltre settemila dipententi, tra Sevel e indotto, al crollo economico e sociale della Val di Sangro, incidendo sul benessere della provincia di Chieti e della regione». La mozione impegna il consiglio comunale ad intraprendere ogni utile iniziativa per tutelare, proteggere e salvaguardare i posti di lavoro in Val di Sangro; a chiedere alle istituzioni e agli enti preposti il coinvolgimento dei Comuni nei procedimenti decisionali; di invitare Governo e Regione ad impedire la chiusura e/o la delocalizzazione dello stabilimento Sevel e degli altri insediamenti presenti in Val di Sangro; ad aderire alle motivazioni e alla piattaforma che hanno portato allo sciopero generale svolto oggi a Lanciano.