Chiodi: “No alle estrazioni petrolifere, sì ai trattamenti di gas naturale”

“Diciamo no agli impianti di estrazione e lavorazione di idrocarburi liquidi in Abruzzo, diciamo sì ad estrazioni e trattamenti di gas naturale proprio per salvaguardare il comparto industriale”. E’ la posizione della Regione, espressa quest’oggi dal governatore Gianni Chiodi. Una precisione a qualche ora di distanza dalla presa di posizione delle associazioni e i movimenti ambientalisti che nelle ultime ore son tornati a far sentire la loro voce per ribadire il loro no a qualunque progetto di petrolizzzazione dell’Abruzzo. La necessità di intervenire è scaturita ll’accordo che il Presidente di Confindustria, Primavera, e i segretari Provinciali di Cisl, Uil e Ugl hanno sottoscritto alcuni giorni fa a Chieti  per contrastare la crisi di un comparto industriale che sta risentendo pesantemente della situazione di stallo degli investimenti creatasi a causa del blocco dell’iter autorizzativo in atto in Abruzzo, per la concessione di nuovi permessi per le attività di ricerca ed estrattive di idrocarburi liquidi e gassosi, che rischia di lasciare a casa centinaia di lavoratori, inducendo le grandi aziende di provenienza nazionale e internazionale a investire in altri siti meno problematici e meno soggetti a vincoli. “La legge vieta attività di estrazione e lavorazione di idrocarburi liquidi ma non gassosi – precisa Chiodi -. Il Governo (nell’ultima seduta del Consiglio dei ministri ha rinunciato all’impugnativa della legge regionale dell’Abruzzo n.32/2009 “Modifiche alla legge regionale 10 marzo 2008 n.2 e successive modifiche che riguarda “provvedimenti urgenti a tutela della costa teatina”) ha accolto le modifiche alla legge anti Centro Oli per cui, ancora una volta, abbiamo risposto con la concretezza dei fatti. L’obiettivo è stato quello di difendere la nostra regione da un’attività di forte impatto sul territorio facendo finalmente chiarezza su una controversia che abbiamo ereditato e, sulla quale abbiamo voluto mettere un punto fermo. È la dimostrazione della infondatezza delle critiche di coloro che cercano di diffondere informazioni non veritiere sugli indirizzi seguiti da questo governo regionale”. Nel mese di novembre dello scorso anno, infatti, il consiglio regionale aveva approvato la legge n.166/2010 di modifica della legge regionale n. 32/2009 su provvedimenti d’urgenza a tutela del territorio regionale. “Con questa legge finalmente abbiamo fatto luce su una vicenda che si trascinava dal 2007. Ci tengo a precisare che la precedente amministrazione ha prodotto innumerevoli atti per avviare l’attività del Centro Oli. Noi, invece, abbiamo portato avanti – ha concluso Chiodi – sin dalla campagna elettorale, una ferma opposizione al rischio petrolizzazione assumendo da sempre una inequivocabile posizione sul fatto che eravamo contrari alla realizzazione del Centro Oli e ad ogni tipo di trivellazione sulla terraferma”.

Sull’accordo tra sindacati e Confindustria Chieti è intervenuta anche Maria Rita D’Orsogna (foto a destra), la ricercatrice lancianese della California State University at Northridge di Los Angeles, tra le prime a mettere in guardia l’opinione pubblica abruzzese sui pericoli derivanti dalle attività estrattive nell’Adriatico. La D’Orsogna, in particolare, si rivolge al presidente di Confindustria Chieti, Paolo Primavera, che ha accusato la politica abruzzese di superficialità perché  ha assecondato il sentore popolare sui presunti effetti devastanti dati dall’insediamento di nuove attività estrattive nella
nostra Regione. “Visto che sono stata io a diffondere gran parte dell’informazione assieme a numerose associazioni di volontari sul territorio, mi sento in dovere di replicare all’ennesimo ingannevole tentativo di creare consenso intorno al tema della petrolizzazione – dice la ricercatrice -. Ci tengo a ricordare che Confindustria, come è giusto che sia, esprime l’interesse dei propri associati. Questi non corrispondono necessariamente a quelli del popolo Abruzzese. Agricoltori, viticoltori, pescatori, operatori turistici e semplici cittadini che dovrebbero vivere vicino a pozzi e raffinerie non fanno parte di Confindustria – chi rappresenta i loro interessi? Che l’industria petrolifera sia inquinante e dannosa alla salute umana e all’ecosistema è un dato di fatto e lo dimostrano centinaia di studi scientifici condotti in ogni parte del pianeta. Questo è impossibile negarlo e chi lo fa o ignora i fatti o è in cattiva fede. Ci tengo anche a ricordare a Paolo Primavera, per l’ennesima volta, che l’industria petrolifera in Basilicata è stata devastante e non ci sono altri termini per descriverne gli effetti. In Basilicata, i petrolieri hanno portato al calo dell’occupazione e ad aumenti di emigrazione. L’agricoltura e la viticoltura sono in ginocchio, il turismo è morto. Aumentano invece i tumori, c’è petrolio nel cibo, nelle dighe di acqua potabile, il territorio è invaso di pozzi di petrolio e di discariche illegali di liquami tossici, frutto inevitabile delle perforazioni. È questa la strada verso cui Confindustria vuole portare l’Abruzzo, per perseguire gli interessi di alcuni suoi associati? Non crediamo a questi “ricatti” e ai numeri magici tirati fuori dal cilindro di Confindustria. Non siamo condannati a barattare la nostra salute, i nostri vini, la nostra terra per quello che alla fine sarà un piatto di lenticchie al petrolio saturo di zolfo. Mentre i petrolieri e alcuni associati di Confindustria cercavano di petrolizzare l’Abruzzo in silenzio, in questi tre anni abbiamo discusso nelle piazze con la gente del miraggio dell’occupazione e dei danni alla salute. Dove era Paolo Primavera? Perché non è venuto a dibattere con noi nelle sedi appropriate? Il popolo d’Abruzzo è più intelligente di petrolieri ed industriali senza scrupoli. Difendiamo la nostra salute e la nostra terra e non crediamo alle favole di chi invece difende il proprio tornaconto e il proprio portafoglio”.