Caporale (Verdi) e D’Alessandro (PD) contro Chiodi: “Mente sulle attività estrattive”

Lo scontro tra opposizioni e il presidente Gianni Chiodi su una possibile ripresa delle attività estrattive nella nostra regione dal mare si sposta all’interno. In particolare a Bomba, dove l’americana Forest Oil, ha avanzato richiesta di concessione per costruire una raffineria di trattamento gas e petrolio. Ieri, proprio il governatore aveva ribadito che “la legge vieta attività di estrazione e lavorazione di idrocarburi liquidi ma non gassosi – precisa Chiodi -. Il Governo (nell’ultima seduta del Consiglio dei ministri ha rinunciato all’impugnativa della legge regionale dell’Abruzzo n.32/2009 “Modifiche alla legge regionale 10 marzo 2008 n.2 e successive modifiche che riguarda “provvedimenti urgenti a tutela della costa teatina”) ha accolto le modifiche alla legge anti Centro Oli per cui, ancora una volta, abbiamo risposto con la concretezza dei fatti. L’obiettivo è stato quello di difendere la nostra regione da un’attività di forte impatto sul territorio, facendo finalmente chiarezza su una controversia che abbiamo ereditato e, sulla quale, abbiamo voluto mettere un punto fermo. È la dimostrazione della infondatezza delle critiche di coloro che cercano di diffondere informazioni non veritiere sugli indirizzi seguiti da questo governo regionale”.

Pronta la replica del capogruppo dei Verdi in Consiglio regionale, Walter Caporale: “Il Presidente Chiodi non ha compreso quale sia la preoccupazione dei cittadini abruzzesi. Il problema è che l’Abruzzo è nel mirino di numerose Società Petrolifere straniere, che arrivano, si arricchiscono e lasciano la devastazione. Per fare ciò non è necessario che estraggano petrolio ma è sufficiente che estraggano anche solo il gas. Diverse società hanno avanzato istanze per la concessione di autorizzazioni per l’estrazione di gas pesanti che prevedono impianti di desolforizzazione come il Centro Oli di Ortona – ricorda Caporale -. Il Presidente Chiodi salvi l’Abruzzo da effetti Vajont e prenda conoscenza dell’istanza della Forest Oil con sede a Denver, Colorado, USA che ha avanzato richiesta di concessione per costruire una raffineria di trattamento gas e petrolio in una zona geologicamente instabile, Monte Pallano e Lago di Bomba, nel chietino. Estrazioni di gas che interessano parti di terreno che si trovano sotto i fondali del Lago di Bomba. Ricordo al Presidente Chiodi che la stessa zona fu oggetto di analisi da parte dell’ENI già a partire dagli anni ’60 ed ogni volta si concluse che trivellare il lago non sarebbe stato saggio a causa di possibili rischi di cedimenti della diga, con conseguenze devastanti per le popolazioni locali. Il Presidente Chiodi s’impegni a scongiurare la realizzazione di progetti di estrazione e lavorazione del gas in queste aree e apra un confronto con i cittadini nel rispetto della legge 16 marzo 2001 n. 108 (pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’11 aprile 2001, supplemento ordinario n. 80), con cui l’Italia ha ratificato la Convenzione Europea sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia per quanto riguardo la materia ambientale (Convenzione sottoscritta ad Aarhus il 25 giugno 1998)”.

Ancor più incisivo il capogruppo del Pd, Camillo D’Alessandro. “Chiodi mente sapendo di mentire e una persona bugiarda non può essere considerata affidabile. Se oggi, Confindustria e sindacati si sono messi in moto sul versante della ripresa delle attività estrattive lo si deve perché si sono resi  conto che la Legge Chiodi in materia non vieta assolutamente nulla. Essa prevede una sola presunta incompatibilità, che non significa divieto, rimandando in si o il no per una attività estrattiva, al raggiungimento  di una intesa col governo nazionale”.