Sanità: aveva ragione ‘Guardiagrele il bene comune’ sulle cliniche private

“Uno dei temi sottoposti all’attenzione del Giudici Amministrativi sin dalla prima iniziativa giudiziaria della fine dell’agosto 2010, il gruppo consiliare “Guardiagrele il bene in comune” aveva messo in evidenza come il Programma Operativo, 2010 sottoscritto dal Commissario Chiodi e dal Sub-Commissario Baraldi, conteneva una evidente disparità di trattamento tra la sanità pubblica e quella privata con un evidente sbilanciamento a favore di quest’ultima. Nonostante, ad esempio, i dati relativi al tasso di occupazione delle strutture private rivelasse indici ben al di sotto rispetto a quelli degli ospedali pubblici e, in modo particolare, dei piccoli ospedali colpiti da provvedimenti di disattivazione, il Programma Operativo non aggrediva con il medesimo provvedimenti strutture appartenenti ad erogatori privati. In questi giorni si è fatto un generico riferimento a non meglio imprecisate illegalità che il sub commissario alla sanità avrebbe denunciato in sede di audizione davanti alla Commissione d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del servizio sanitario nazionale (la c.d. Commissione Marino). Dalla lettura delle trascrizioni emerge un quadro preoccupante tratteggiato senza troppi giri di parole dal Sub Commissario, un quadro che noi avevamo messo in evidenza diversi mesi fa nel silenzio generale”.

Lo ricordano con un comunicato congiunto i consiglieri del gruppo “Guardiagrele il bene in comune”, Gianna Di Crescenzo, Carla Altorio, Simone Dal Pozzo, Angelo Orlando, Gianluca Primavera. Soprattutto per quanto riguarda i tetti di spesa per gli erogatori privati. “Il Sub Commissario ha parlato della necessità di un cambiamento che è necessario per rispondere ai LEA che toccherà erogatori privati con interessi enormi e privilegi straordinari e comporterà una riorganizzazione completa […] per cui occorreranno investimenti e tariffe completamente diverse da quelle precedenti. La Regione Abruzzo – ha dichiarato il Sub Commissario – in questa fase transitoria drammatica, deve abbandonare un sistema totalmente illegale, iniquo, ingiusto, corrotto, fatto di collusioni. Il Sub Commissario, quindi, paragona la Regione Abruzzo alle Regioni in cui è presente la malavita e arriva a dire che in queste realtà almeno c’erano competenze e livello culturale elevatissimi. Ciò che ha colpito di più della Regione Abruzzo – si parla della classe dirigente e degli operatori – è il livello di incompetenza, oltre che di mancanza di senso di responsabilità; il livello[…] di ignoranza. Il Sub Commissario, quindi, ha parlato della impossibilità di assumere la responsabilità di riconvertire i privati perché il giorno successivo ai primi contatti con gli erogatori privati io verrò massacrata da parte di tutti i protagonisti del sistema. E non solo: naturalmente si adirà il TAR, il Consiglio di Stato e, secondo me, potrebbero esservi delle conseguenze personali. Le dichiarazioni del Sub Commissario preoccupano perché portano a ritenere che, proprio per il sistema di collusioni, illegalità diffuse, iniquità, corruzione (in un passaggio parla di burocrazia totalmente autoreferenziale, inefficiente e spesso incompetente, ma anche con una scorrettezza amministrativa, e non solo), l’Ufficio Commissariale si sia determinato a non adottare decisioni che potessero mettere in difficoltà gli erogatori privati. La denuncia del Sub Commissario è gravissima e, purtroppo, costituisce, a nostro avviso, una conferma dell’allarme che sin dall’estate scorsa avevamo lanciato quando avevamo sostenuto che il Programma Operativo era da considerarsi illegittimo anche per la evidente illogicità oltre che assoluta carenza di motivazione e di istruttoria. Le dichiarazioni del Sub Commissario non devono essere lette isolatamente e la denuncia di legalità non può essere liquidata in due parole. Ciò che va messo in evidenza è che il vero motivo per il quale la sanità pubblica ha subito e sta subendo quello che è sotto gli occhi di tutti è il vantaggio che per scelta politica o per illegittime pressioni si è visto attribuire il privato. E parliamo di un trattamento ben diverso da quello che la precedente programmazione che oggi si vuole smantellare aveva riservato al privato. Va, infatti, ricordato che i ricorsi dei privati contro il precedente Piano Sanitario (Piano che, secondo le cliniche, era lesivo delle loro prerogative perché tagliava troppo) ha avuto la benedizione della Corte Costituzionale.
La sentenza n 289/2010, infatti, chiarì che la regione aveva agito legittimamente e questo ci fa dire, di contro, che oggi sta agendo contro la legge e contro la Costituzione. Certo è che le dichiarazioni del Sub commissario costituiranno un utile elemento che andremo ad inserire nelle nostre difese tanto al TAR quanto al Consiglio di Stato per dare una ulteriore dimostrazione del fatto che il Programma Operativo sconta una gravissima carenza di istruttoria e di logicità. Adesso ne conosciamo i motivi.

Palomba (IdV): Chiodi intervenga per il caso Del Signore

“Una storia inaccettabile, purtroppo non  la sola, che tocca le persone più deboli e che non deve cadere nel silenzio. Per questo presenterò un’interrogazione al commissario alla sanità Chiodi affinché le istituzioni se ne facciano carico e si apprestino a trovare una soluzione”.  Lo dichiara Paolo Palomba, consigliere regionale dell’Italia dei Valori e vicepresidente della commissione sanità, commentando la notizia relativa ad un ragazzo celebroleso di Sulmona a cui la Asl non fornisce più proteine indispensabili per la sopravvivenza e per le quali la famiglia deve spendere 100 euro a settimana. “Al di là delle conferenze stampa trionfalistiche a cui ci ha abituato il presidente, la verità è un’altra. E’ quella della famiglia Del Signore, una storia- purtroppo – come altre. E’ quella di  una Asl che non ha soldi per dare assistenza a chi ne ha il sacrosanto diritto. Viene a mancare, in Abruzzo, quindi un diritto costituzionalmente garantito. Oggi stesso depositerò un’interrogazione al commissario Chiodi per chiedere se è a conoscenza delle condizioni economicamente drammatiche della Asl di Sulmona e se non ritiene necessario intervenire per risolvere al più presto il caso della famiglia Del Signore. Oltre a questo chiederò se è a conoscenza di contratti di consulenze esterne della Asl stessa e qualora ve ne fossero se non ritiene di intervenire sulla Asl nella direzione di tagli dei costi per garantire assistenza ai cittadini bisognosi. Chiodi, in qualità di commissario alla sanità, deve porre le condizioni per risolvere al più presto problemi come questi”. “Siamo arrivati al punto – conclude Palomba – che deve essere il Gabibbo ad andare incontro ai problemi dei cittadini, mentre il commissario alla sanità  studia piani di riorganizzazione e tagli completamente svincolati dai bisogni e dalle esigenze dei cittadini e del territorio.”