Sevel, ancora alta la tensione tra sindacati e azienda. La Fismic spiega le ragioni del sì alla Fiat

La Fismic ha siglato l’intesa per lo stabilimento Sevel di Chieti per “coerenza di comportamento in quanto l’accordo sottoscritto per lo stabilimento abruzzese prevede la clausola di responsabilità, come per Pomigliano e Mirafiori, e la deroga rispetto al contratto nazionale di lavoro”. Lo spiegano in una nota il segretario generale del sindacato, Roberto Di Maulo, e il segretario Fismic di Chieti, Roberto Salvatore. L’accordo prevede sette sabati in straordinario, l’assunzione nello stabilimento abruzzese di 150 persone e il trasferimento dalla ex-Bertone di Torino a Chieti di altri 150 lavoratori. “Inoltre – prosegue la nota – siamo di fronte a un accordo che è il primo in Italia relativamente a una grande azienda e che porta occupazione aggiuntiva in quanto recupera ben 150 disoccupati del bacino ex-Sevel oltre a 150 trasferimenti dalla ex-Bertone di Torino e in questo caso si tratta di persone che sono in cassa a zero ore. In terzo luogo abbiamo firmato perché gli straordinari sono obbligatori e previsti dai contratti nazionali e aziendali sottoscritti anche da Fiom, Fim e Uilm”.
Ma sull’accordo, la Fiom fa sentire la sua contrarietà. “La direzione aziendale ha convocato un incontro sindacale con la RSU per comunicare il ricorso a 7 Sabati lavorativi individuali e 7 Domeniche notte più 150 assunzioni di ex CAT, 150 trasfertisti dalla ex BERTONE di Torino perché è in atto una importante salita produttiva (più di 200.000 furgoni da produrre nel 2011 rispetto ai 187.000 prodotti nel 2010 ) – si legge nel documento distribuito dal sindacato ai lavoratori dello stabilimento in Val di Sangro -.  L’incontro  si è concluso con la sottoscrizione del verbale di riunione da parte della RSU FISMIC ( 3 delegati su 45 ). La FIOM CGIL, la USB, la FIM CISL, la UILM UIL e la UGL non hanno sottoscritto il verbale di riunione. La RSU FIOM CGIL, nei giorni scorsi aveva concordato con tutte le strutture della FIOM CGIL le richieste da avanzare alla direzione SEVEL. La FIOM ha chiesto garanzie sulle stabilizzazioni occupazionali e sul rispetto dell’accordo del 2005 introducendo il criterio dell’anzianità lavorativa in SEVEL senza discriminazione alcuna. La RSU FIOM ha chiesto un verbale pulito senza deroghe e senza le clausole presenti negli accordi di Mirafiori e Pomigliano da sottoporre ai lavoratori tramite assemblee e referendum. Il verbale di riunione  non è stato sottoscritto dalla FIOM CGIL perché la SEVEL, all’ultimo istante, ha inserito nel verbale stesso le clausole di esigibilità e clausole sanzionatorie previste già negli accordi di Pomigliano e di Mirafiori, clausole anticostituzionali sul diritto di sciopero e indisponibili alla contrattazione sindacale sanzionando sia il sindacato che i lavoratori fino al licenziamento. La FIOM è interessata a costruire intese con la SEVEL per continuare a costruire veicoli commerciali e, per tali ragioni continua a chiedere alla SEVEL di cancellare questa deroga”. La FIOM CGIL con la propria RSU ha chiesto la convocazione urgente dell’assemblea dei lavoratori.
“Noi non abbiamo firmato – dice il segretario provinciale di Chieti-Pescara della Fim-Cisl, Domenico Bologna, primo sindacato nello stabilimento di Atessa con 18 delegati Rsu – perché abbiamo ritenuto la posizione di Fiat strumentale: ci sono vecchi accordi che non prevedono clausole di esigibilità e quelli valgono in Sevel. In caso di nuovo accordo avremmo fatto le nostre valutazioni, ma così non è stato. Rimane tutto come prima”. I sabati lavorativi straordinari previsti dal contratto nazionale sono 5, l’accordo del 1985 con la Sevel ne prevede altri due in deroga al contratto nazionale. “Saranno dunque 14 i sabati lavorativi, 7 per ogni operaio del primo turno (ore 6-14), come comunicato da Fiat, che prevede per il 2011 l’aumento della produzione dei furgoni a 200.000 unità (nel 2010 sono stati prodotti 184.000 furgoni) – spiega Bologna -. Queste le date dei sabati di straordinario: il 19 e 26 febbraio, il 5, 12, 19, 26 marzo, il 2, 9, 16 aprile, il 7,14, 21, 28 maggio e il 18 giugno. In più, per gli operai che lavorano nel terzo turno (22-7) scatteranno 7 domeniche di straordinario: il 20 febbraio, il 6 e 20 marzo, il 3 e 17 aprile, il 15 e 29 maggio”.
Bologna rassicura pure sul fatto che la Sevel procederà al piano di assunzioni previsto per l’aumento della produzione unilateralmente a prescindere dall’accordo che ci ha proposto l’8 febbraio: saranno assunti 150 operai tra gli ex contratti a termine per 3 mesi e arriveranno 150 operai trasfertisti in cassa integrazione dall’area torinese.

Vertenza Airone Technic, a Roma nulla di fatto
Dal prossimo primo aprile il centro di manutenzione Airone Technic che opera presso l’Aeroporto d’Abruzzo verrà chiuso sia per problemi strutturali che di bilancio ma noi non ci arrendiamo. La notizia arriva dopo l’incontro a Roma
presso il Ministero dello Sviluppo economico ha partecipato ad un incontro, unitamente a Walter Cozzi in rappresentanza della Provincia di Pescara, Nicola Di Matteo della Fiom Cgil, alla Regione Abruzzo, a rappresentanti della Rsu, presente per ALITALIA Giuseppe Depaoli, responsabile delle relazioni industriali. “Mi sono fatto portavoce  dell’interesse di una cordata di imprenditori abruzzesi pronta a rilevare il centro di manutenzione Airone Technic  ed a sviluppare  quello della componentistica – ha detto Di Giuspepantonio, aprendo una possibilità per i lavoratori del settore -. A fronte di questa proposta la riunione di oggi è stata sospesa  per consentire, nei prossimi giorni, l’apertura di un tavolo di confronto serio e concreto. Un ruolo importante in questa vicenda lo sta avendo la Saga, guidata da Carla Mannetti, che potrebbe essere un importante punto di riferimento per la cordata di imprenditori, il cui intervento potrà far emergere le eccellenze di questa regione. Dobbiamo scongiurare la perdita disposti di lavoro e al tempo stesso salvaguardare il ruolo dell’Aeroporto d’Abruzzo che con la paventata chiusura di Airone Technic – rischia di perdere il suo ruolo di scalo strategico in Italia e nel Mediterraneo”.

La Uil sulla riforma dei Consorzi Industriali
Il disegno di legge regionale sulla riforma dei Consorzi presentato dall’Assessore allo sviluppo economico, suscita diverse perplessità e contrarietà; prevede che i servizi primari, oggi gestiti completamente o parzialmente dai Consorzi, siano in futuro di competenza di un Soggetto Gestore Regionale – Ente Pubblico Economico e che le altre funzioni istituzionali degli attuali Consorzi (redazione ed attuazione dei Piani Regolatori delle Aree di Sviluppo Industriale, infrastrutturazione degli agglomerati, espropriazione dei terreni, assegnazione dei lotti attrezzati alle aziende) siano demandate ai Comuni. Il disegno prevede, incomprensibilmente, il passaggio dal consolidato sistema territoriale – sovracomunale dei Consorzi e delle Aree vaste al desueto sistema comunale – locale. Non si comprende come sarebbe possibile svolgere dette funzioni istituzionali da parte dei Comuni (in sostituzione dei Consorzi), se alcuni stabilimenti ed alcuni agglomerati industriali ricadono in più Comuni; né si capisce come un unico Soggetto Gestore Regionale potrebbe riuscire a gestire efficacemente i servizi in tutte le aree produttive della Regione; questo sistema, da un lato comunale – locale e dall’altro globale – regionale, potrebbe divenire facilmente ingovernabile ed incontrollabile o finire in mano ai singoli localismi. Al contrario, la riforma dovrebbe rendere la funzione dei Consorzi più moderna, innovativa, efficace ed efficiente, rinnovandone ed ampliandone le competenze in materia di governo del territorio e sviluppo economico-sociale, di programmazione di nuovi insediamenti e riattivazione di stabilimenti dismessi, di gestione efficiente e “di qualità” dei servizi primari-essenziali ed ambientali-innovativi negli agglomerati industriali, garantendo la rappresentanza degli Enti loro aderenti (comprese C.C.I.A.A. ed associazioni di categoria), revocando il commissariamento regionale e ricostituendo i loro organi amministrativi partecipati. E’ necessario, perciò, rendere i Consorzi più efficienti ed efficaci, in modo che agiscano, concretamente e celermente, secondo principi di economicità, qualità, legalità, trasparenza, virtuosità, perequazione e solidarietà, per favorire la ripresa socio-economica e produttiva dell’intero Abruzzo. Consorzi per lo Sviluppo Industriale, “Reti di Imprese”, “Poli d’Innovazione”, “Cluster” e “Distretti Produttivi” possono coesistere e cooperare tutti insieme per l’interesse pubblico e delle imprese stesse. I Consorzi per lo Sviluppo Industriale, in base alla legislazione nazionale, sono Enti Pubblici Economici, autonomi, funzionali all’attuazione delle politiche pubbliche per lo sviluppo economico, e pertanto tutelati dalla Costituzione; la competenza legislativa dello Stato è concorrente con quella della Regione; la legislazione nazionale limita i poteri di ingerenza della Regione. I Consorzi svolgono, da diversi decenni, le proprie funzioni istituzionali pubbliche ed hanno indiscutibilmente contribuito a condurre l’Abruzzo a livelli di progresso pari a quelli delle Regioni del centro-nord Italia. Grazie al contributo fondamentale dei Consorzi sono stati conseguiti, importanti risultati nel pubblico interesse dello sviluppo economico-sociale-occupazionale (nei propri agglomerati sono localizzate diverse centinaia di Aziende con decine di migliaia di occupati), dell’infrastrutturazione (i Consorzi, anche negli ultimi dieci anni, hanno eseguito e reso agibili opere pubbliche per diverse decine di milioni di euro, comprese quelle a servizio degli stabilimenti Sevel e Pilkington), dell’ambiente (i Consorzi gestiscono gli impianti di depurazione e gli impianti di trattamento per l’acqua industriale) e della finanza pubblica (i Consorzi hanno facoltà di riacquisto degli stabilimenti improduttivi, con prezzo decurtato dai contributi pubblici ricevuti dalle Aziende). Inoltre, si evidenzia la sostenibilità economico-finanziaria dell’attività funzionali dei Consorzi, improntata all’autosostentamento-finanziamento (dalle proprie risorse e dai proventi dei propri servizi erogati), senza gravare sulle spese di Comuni, Province e Regione.

La Confcommercio sulle nuove disposizioni per gli orafi

Dal 1° maggio prossimo, per la parte relativa alle vendite a privati, entreranno in vigore le disposizioni che impongono di trasmettere entro il 30 aprile dell’anno successivo gli estremi fiscali di chi effettua acquisti d’importo pari o superiore a 3.600 euro. In molte categorie commerciali – specialmente quelle che operano nel campo degli articoli di lusso – c’è quindi viva apprensione per le possibili conseguenze di queste novità. “Chi fa acquisti importanti” dice Giuseppe Aquilino, presidente nazionale della Federdettaglianti Orafi/Confcommercio “spesso desidera la massima riservatezza, un desiderio che non ha motivazioni di carattere fiscale. Se non la trova da noi, questa riservatezza, andrà a cercarla altrove. Basta analizzare le dinamiche commerciali del nostro settore per scoprire che la clientela, per acquisti di elevato valore, è disponibile a una grande mobilità. E’ dunque probabile, per esempio, che a fronte delle nuove regole molti clienti si orientino verso commercianti ‘disinvolti’ o verso Paesi che prevedono condizioni più semplificate delle nostre.” C’è il rischio concreto che, per il doveroso contrasto all’illegalità, si possano incentivare comportamenti scorretti da parte dei consumatori finali e ciò finisca per provocare sensibili contrazioni del fatturato proprio agli esercizi italiani “in regola. La categoria che rappresento” precisa Aquilino “è perfettamente consapevole della necessità di una sempre maggiore efficacia del fisco ed è disponibilissima a fare la sua parte ma ha forti difficoltà ad accettare ruoli di controllo che dovrebbero competere esclusivamente alla mano pubblica. Del resto, l’identificazione del cliente avviene già quando i pagamenti sono effettuati con carte di credito, assegni e via dicendo o quando si acquista con il credito al consumo, per cui sembrerebbe logico non applicare la nuova normativa quantomeno a questi sistemi di pagamento”. Secondo Federdettaglianti, infine, è auspicabile e possibile che l’entrata in vigore del nuovo adempimento, per la parte relativa alle vendite al consumatore, venga rinviata per consentire una più approfondita valutazione delle conseguenze.