Per il Tar Abruzzo solo le modeste costruzioni civili rientrano nei compiti del geometra

I geometri possono progettare solo opere che non comportino costi elevati né particolari difficoltà tecniche. Lo ha stabilito il Tar Abruzzo (Umberto Zuballi, Presidente; Michele Eliantonio e Dino Nazzaro, consiglieri) con la sentenza 16 novembre 2010, n. 1213 (ricorso proposto da F. A., rappresentato e difeso dall’avv. Marcello Russo, di Pescara, contro Comune di Santa Maria Imbaro, rappresentato e difeso dall’avv. Diego De Carolis, di Pescara) con la quale si precisa come il progetto di intervento edilizio, che preveda l’utilizzo di cemento armato e che richieda particolari operazioni di calcolo, potendo implicare pericolo per l’incolumità delle persone, rientra tra le competenze degli architetti e degli ingegneri abilitati e non dei geometri. Una sentenza che fa giurisprudenza, la prima in Italia del genere. Ma entriamo nel dettaglio. L’art. 16 del R. D. 11 febbraio 1929, n. 274 (Regolamento per la professione di geometra), precisa quelli che sono l’oggetto ed i limiti dell’esercizio professionale dei geometri. Tale norma dispone, alla lettera l), che tali professionisti possono svolgere attività di progettazione di costruzioni rurali (si parla di “progetto, direzione, sorveglianza e liquidazione di costruzioni rurali e di edifici per uso d’industrie agricole, di limitata importanza, di struttura ordinaria, comprese piccole costruzioni accessorie in cemento armato, che non richiedono particolari operazioni di calcolo e per la loro destinazione non possono comunque implicare pericolo per la incolumità delle persone; nonché di piccole opere inerenti alle aziende agrarie, come strade vicinali senza rilevanti opere d’arte, lavori d’irrigazione e di bonifica, provvista d’acqua per le stesse aziende e riparto della spesa per opere consorziali relative, esclusa, comunque, la redazione di progetti generali di bonifica idraulica ed agraria e relativa direzione”) ed alla lettera m), che tali professionisti possono, inoltre, svolgere l’attività di progettazione, direzione e vigilanza “di modeste costruzioni civili”. Tali norme, come precisato dal giudice amministrativo, sono dettate per assicurare che la compilazione dei progetti e la direzione dei lavori siano assegnati a chi abbia la preparazione adeguata all’importanza delle opere, a salvaguardia sia dell’economia pubblica e privata, che dell’incolumità delle persone. La terminologia “modeste costruzioni civili” è stata variamente interpretata dalla giurisprudenza, talvolta in senso fortemente restrittivo e tal’altra in senso più permissivo, in relazione non solo alla possibilità del geometra di redigere un progetto, che preveda strutture in cemento armato, ed alla possibilità di far effettuare i relativi calcoli da un tecnico abilitato, ma anche in relazione alla individuazione di limiti quantitativi e qualitativi che la costruzione deve possedere, al fine di stabilire se la stessa rientri o meno nella nozione di modesta costruzione civile.

Già il medesimo Tar Abruzzo si era occupato della tematica in esame, affermando come il criterio per accertare se una costruzione fosse da considerare modesta, e rientrare, quindi, nella competenza professionale dei geometri, dovesse essere individuato in base all’esame di alcuni parametri, quali: a) le difficoltà tecniche che la progettazione e l’esecuzione dell’opera comportano ; b) le capacità occorrenti per superarle; c) la complessità della struttura e delle relative modalità costruttive; d) il costo presunto dell’opera, in quanto si tratta di un elemento sintomatico che vale ad evidenziare le difficoltà tecniche che coinvolgono la costruzione. Tornando al caso di specie, i due edifici progettati risultavano essere costituiti da dieci appartamenti, con una superficie totale di mq. 727 e con un volume complessivo di circa mc. 4000, con l’utilizzo di cemento armato, anche se limitatamente alla cordonatura perimetrale dei solai; tali edifici possedevano, inoltre, un’altezza massima alla linea di gronda di m. 7.50 e si articolavano nella sostanza su tre piani (un piano terra, un primo piano ed un secondo piano, indicato come sottotetto/soffitta non abitabile, di circa 60 mq., avente un’altezza interna al colmo di m. 3,14).