Fine settimana di sciopero alla Sevel

Il 50 per cento dei lavoratori, un operaio su due, ha aderito allo sciopero proclamato dalla Fiom-Cgil per il turno di straordinario di questa mattina in Sevel. Lo comunica lo stesso sindacato in una nota. “A fine turno saranno stati prodotti 200 furgoni, invece dei 380 previsti. I lavoratori hanno compreso le ragioni dello sciopero indetto dalla Fiom – si legge nella nota – questo risultato è la dimostrazione che i lavoratori condividono le richieste della Fiom-Cgil: garantire a questo stabilimento produzioni certe e durature attraverso le regole stabilite nella contrattazione nazionale e aziendale rifiutando l’idea di importare in questo stabilimento accordi vergogna come quelli sottoscritti a Pomigliano e Mirafiori”. Per quanto riguarda l’aumento del fabbisogno produttivo previsto dalla Fiat per il 2011, la Fiom-Cgil, che ha proclamato lo sciopero anche per l’intero turno di straordinario di domani, si dice disponibile a “riprendere un confronto immediato con la Sevel teso al raggiungimento di un intesa sindacale per produrre più veicoli”. “Il sindacato – dice ancora la Fiom – ha già sottoscritto un verbale d’intesa alla Isri e la settimana prossima lo sottoporremo al giudizio dei lavoratori tramite un’assemblea. In cambio di assunzioni certe, si faranno tutti gli straordinari comandati da Sevel senza deroghe e senza le vergogne di Mirafiori e Pomigliano, a dimostrazione del fatto che alla Fiom interessa gestire le salite produttive degli stabilimenti e garantire al territorio un sano sviluppo che significa più lavoro e più diritti. Non giova a nessuno continuare con il braccio di ferro – conclude la nota – il nostro comune compito è quello di ricercare intese per gestire lo sviluppo delle fabbriche e del territorio. Siamo disponibili a costruire queste intese”.

Sulla vertenza Sevel e sul futuro della azienda in Val di Sangro e sul modello Mirafiori e Pomigliano e la loro possibile estensione alla fabbrica del Ducato, è intervenuta oggi il segretario nazionale della Cgil, Susanna Camusso, a L’Aquila con il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini per l’inaugurazione della nuova sede del sindacato. “C’e’ stata una lunga discussione tra le rappresentanze sindacali e l’azienda il tema era fortunatamente la necessità di avere più lavoro e si era raggiunta un’intesa in sede locale. Bisogna che si riparta da questo accordo e si assuma un impegno reciproco sulla sincerità degli accordi che non può essere quella clausola individuale che come è noto scarica sui lavoratori il divieto di fare e di attuare i diritti che sono loro propri. Se non si fa questo non possiamo – ha concluso – che registrare una volontà della Fiat non di risolvere il problema ma di continuare ad interferire nella sua libertà sindacale dei lavoratori”.

La Cgil punta l’indice sull’Ente d’Ambito Socaile 21

Il segretario generale della Fp Cgil di Chieti, Andrea Gagliardi, denuncia il fatto che l’Ente d’Ambito Sociale 21 del Medio Sangro, gestore dei servizi socio-assistenziali previsti dal piano sociale di zona che comprende 21 Comuni e la Comunità Montana Valsangro e Mediosangro, mette a rischio decine di posti di lavoro e la continuità assistenziale degli utenti. Il sindacalista non esclude iniziative di mobilitazione, fino all’interruzione del servizio. «Accade che, diversamente dagli altri Enti d’Ambito della nostra Regione, in questo ambito si è deciso di operare una rimodulazione del piano sociale di zona per ‘re-internalizzarè totalmente alcuni servizi, come quello di Segretariato Sociale, il Servizio Sociale Professionale, quello di Pronto Intervento Sociale, l’ Intervento di Telefonia Anziani ma senza la continuità assistenziale operatore-utente e il mantenimento dei livelli occupazionali. Basti pensare – spiega Gagliardi – che gli operatori socio-assistenziali e le altre figure professionali necessarie vengono assunte dall’Ente con contratti a termine attraverso una agenzia di lavoro somministrato. Questo è il ringraziamento agli operatori delle varie cooperative sociali, tutte donne, che in questi anni hanno assicurato cure e assistenza ai cittadini più bisognosi, lavoratrici che, pur non percependo da mesi la retribuzione per la nota situazione di difficoltà della Regione Abruzzo sui fondi sociali, hanno continuato la loro opera senza interruzione».

La Confcommercio Abruzzo sollecita riconoscimento per i negozi storici

Il Presidente di Abruzzo Confcommercio, Giandomenico Di Sante, ha inviato al Presidente della Giunta Regionale, Gianni Chiodi, all’Assessore Regionale allo “Sviluppo economico”, Alfredo Castiglione, ed all’Assessore Regionale al Turismo, Mauro Di Dalmazio, una nota riguardante la valorizzazione dei “Negozi storici abruzzesi”. Dopo la proposta sulla certificazione di qualità,  Abruzzo Confcommercio torna a chiedere  alla nostra Regione una normativa per il riconoscimento dei “negozi storici abruzzesi” che, oltre a valorizzare, come giusto che sia, negozi che hanno conservato certe caratteristiche nel tempo, andrebbe a costituire un elemento attrattivo in più per i turisti. L’Associazione ribadisce il concetto che l’Abruzzo, in analogia ad altre Regioni (come ad esempio la Lombardia), dovrebbe dotarsi di una legge in materia che  potrebbe attribuire: alla Giunta Regionale il riconoscimento della qualifica di “negozio storico abruzzese”  agli esercizi commerciali di vicinato, alle medie strutture di vendita ed ai pubblici esercizi (bar, ristoranti ecc.) che presentano caratteristiche di eccellenza sotto il profilo storico ed architettonico, costituendo significative testimonianze dell’attività commerciale in Abruzzo; ai Comuni, alle Provincie, alle Camere di Commercio ed alle Associazioni di categoria l’iniziativa, adeguatamente documentata, di segnalare l’esistenza di esercizi aventi i requisiti di “negozi storici abruzzesi”. Potrebbero costituire requisiti per il riconoscimento della qualifica di “negozio storico abruzzese”, continua l’Associazione,   il possesso delle seguenti caratteristiche: presenza di caratteri costruttivi, decorativi, funzionali di particolare interesse storico, architettonico, urbano, con la conservazione complessiva degli elementi di arredo originali; conservazione dell’attività commerciale o di pubblico esercizio in luogo per un periodo non inferiore a 50 anni. Da una tale normativa, conclude Abruzzo Confcommercio, si trarrebbero benefici di carattere generale, specie nel Settore Turismo, senza oneri specifici a carico della Regione.