Sanità, Chiodi si difende: “Costretto a operare il risanamento. In Abruzzo ha operato un sistema che ha generato solo debiti”

“Non vivo il commissariamento come potere ma come responsabilità”. Gianni Chiodi spedisce al mittente le accuse d’essere un ‘dittatore’ che gli ha lanciato il consigliere Cesare D’Alessandro (IdV), durante la seduta straordinaria dell’assemblea regionale che nel pomeriggio si è incentrata sulla situazione sanitaria abruzzese. Una seduta chiesta a gran voce dalle opposizioni, alla luce delle dichiarazioni che lo stesso Chiodi e il sub commissaria Baraldi, avevano fatte davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta. La Baraldi, non era presente in aula ed è dunque toccato al governatore difendere il suo operato e quello della sub commissaria. Un lungo intervento il suo, necessario per ribattere, colpo su colpo, agli attacchi che gli sono stati portati a turno da Camillo D’Alessandro e Franco Caramanico (PD), Carlo Costantini, Antonio Saia e Maurizio Acerbo (PdFC).

“Le liste d’attesa si sono allungate e il riordino degli ospedali ha provocato solo un peggioramento dei servizi per i cittadini – le denunce più forti che partono dai banchi delle minoranze. Ma anche sui superpoteri di cui Chiodi gode e che “mantiene con inganno – sottolinea Costantini, che parla di esautorazioni delle funzioni dell’assemblea regionale. “Per questi motivi si approvi un documento che metta fine al commissariamento, si ritorni la sovranità al Consiglio comunale – invoca il capogruppo del Pd D’Alessandro, che tradurrà in fatti le sue parole. Un documento che sarà però bocciato dalla maggioranza.

Tocca a Lanfranco Venturoni, al suo primo intervento come nuovo capogruppo del PdL esprimere il pensiero del centro destra. L’ex assessore alla Sanità ripropone le difficoltà incontrate negli ultimi due anni dal governo Chiodi e ha respinto, affidandosi alla competenza professionale, quelle disfunzioni sulle quali le minoranze avevano raccolto più d’un applauso dal pubblico presente in aula.

“Se siamo qui a parlare oggi è l’argomento del Consiglio regionale è per dare una risposta ai cittadini, per colpa di un passato poco decoroso. Per quel che è accaduto negli anni trascorsi, sono indignato – ha detto Chiodi, che poi aggiunge -. La sanità è la questione del welfare del nostro Paese. La spesa sanitaria sarà quella strategica nel mondo occidentale. Non è possibile assicurare tutto a tutti: abbiamo un Paese indebitato, così come l’Abruzzo e non possiamo mettere le mani in tasca ai cittadini. Il modello di sanità che abbiamo costruito in passato non funziona: perché ci sono 35 ospedali tra pubblici e privati, costruiti a poca distanza gli uni dagli altri, con una casistica molto bassa, cioé con pochi interventi – spiega il governatore – e questo vuol dire che la professionalità non è tale da poter far fronte a qualunque emergenza, per mancanza di esperienza. Abbiamo 560 primariati e altrettante Unità Operative complesse, la regione con uno dei più alti tassi di inappropriatezza dei ricoveri”. E poi sul privato, che in Abruzzo ha avuto la più alta percentuale di presenza d’Italia . “Ha operato senza regole”. Insomma, pubblico e privato, che insieme hanno fatto in modo che  tra al 2000 al 2008,  l’Abruzzo è diventata la regione più indebitata d’Italia.”Noi siamo quella generazione di abruzzesi che dobbiamo ridare speranze ai giovani, altrimenti quel deficit peserà su di loro”. L’ultimo affondo è riservato a chi ha fatto commissariare la Regione Abruzzo, “quelli si che hanno tolto dignità a questo consiglio”. La seduta si chiude con l’approvazione da parte della maggioranza di una risoluzione che impegna la Giunta regionale, il Commissario alla Sanità a presentare il piano operativo per l’anno 2010 che porti a un pareggio di bilancio con la conseguenza uscita dal regime commissariale.