Caramanico aderisce a SEL e Paolucci gli chiede di dimettersi

Franco Caramanico si appresta a entrare in Sinistra Ecologia e Libertà e il suo  ex segretario regionale, Silvio Paolucci, lo rimprovera del passo. Anzi, a dirla tutta, gli chiede di dimettersi da consigliere. “Sono sinceramente dispiaciuto, sul piano umano e politico, per la scelta di Franco Caramanico. Ma ora la coerenza alla quale si richiama gli impone di lasciare il seggio in Consiglio regionale. Caramanico era uscito dai Ds e non era entrato da subito nel Partito democratico – ricorda Paolucci – poi ha chiesto di entrare e di potersi ricandidare. Con tanta generosità il Pd lo ha ricandidato testa di lista ed è stato eletto in Consiglio regionale grazie alle energie di tanti militanti ed elettori del partito che lo ha accolto. Ora compie una scelta diversa, presumibilmente per non incappare nelle regole del Partito democratico che chiudono le porte al terzo mandato: lasci ora il Consiglio regionale dando esempio di buona etica politica. Le scelte vanno fatte fino in fondo e sono certo che Franco farà questa scelta. E spero che Sel non voglia istituire un gruppo consiliare in Regione artificialmente, senza passare per gli elettori o, peggio, istituirlo con i voti degli elettori di un altro partito”.

Che tra Pd e Sel non corra buon sangue ultimamente lo si sa da parecchio tempo. Un giorno sì e l’altro pure fioccano nelle varie redazioni comunicati delle due forze politiche sulle questioni legate alle amministrative del prossimo maggio a Roseto, Vasto e in altri centri. Certo, avere visibilità in assemblea regionale è un bel colpo per un politico navigato come Gianni Melilla, che potrà contare in Emiciclo sull’esperienza di Franco Caramanico per sostenere le battaglie dei vendogliani. Un accorciatoia che, come si è letto più sopra, non piace affatto al PD. Non va meglio sull’altra sponda. Il PdL abruzzese è in fermento. Le ultime danno per imminente la costituzione di un nuovo gruppo, Forza Sud al quale sono pronti ad aderire Nicoletta Verì, Nicola Argirò e Emilio Nasuti.