Sevel, nuovo sciopero proclamato dalla Fiom

La Fiom Cgil ha proclamato uno sciopero di otto ore, nel turno B, per sabato prossimo, 26 febbraio, alla Sevel di Atessa. E’ il secondo fine settimana di astensione dal lavoro proclamato dal sindaco per “garantire a questo stabilimento produzioni certe e durature attraverso le regole stabilite nella contrattazione nazionale e aziendale. Inoltre, per chiedere la convocazione di un incontro sindacale per condividere la  gestione di  questa importante salita produttiva. Non giova a nessuno continuare con il  braccio di ferro,  il nostro comune compito è quello di ricercare intese per gestire lo sviluppo delle fabbriche e del territorio”. La Fiom auspica che nell’incontro sindacale nazionale previsto per il 4 marzo sui Diritti sindacali in Sevel “si arrivi ad una condivisione  anche sulla gestione della salita produttiva della Sevel. Noi chiamiamo i lavoratori a scioperare con il fine di riaprire spazi contrattuali necessari per la costruzione di un’intesa unitaria sui fabbisogni produttivi di Sevel”.

Sulmona, il Psi ha esaminato i temi del lavoro negli stabilimenti Fiat abruzzesi

“Dopo le vicende “Mirafiori”, che hanno fatto l’eco a quanto successo qualche mese prima a Pomigliano, il P.S.I. non ignora che in Abruzzo (Sulmona ed Atessa) vi sono ben due importanti insediamenti FIAT nei quali si potrebbe ripetere quanto accaduto a Torino. Con la differenza che, mentre a Torino lo stabilimento FIAT è una componente della economia locale, in Abruzzo i due stabilimenti sono l’economia sia nella Val di Sangro che nella Valle Peligna, le sorti, in positivo o in negativo, dei due insediamenti industriali potrebbero segnare il rilancio o la morte delle economie dei due comprensori.” Con queste parole del Segretario Regionale del PSI ABRUZZO Massimo Carugno si è aperto, presso il Cinema Pacifico a Sulmona,  in una sala gremita di gente e con numerose persone in piedi, il Convegno Nazionale incentrato sul tema:“Sulmona come Mirafiori? Dinamiche del contratto di lavoro nelle relazioni industriali del XXI secolo”.

I relatori sono stati il Tiziano Treu, docente di diritto del lavoro presso la Università Cattolica di Milano; Roberto Campo, Segretario Regionale per l’Abruzzo della UIL; Fabio Spinosa Pingue, Presidente Provinciale per l’Aquila di Confindustria e Marco Di Lello, Coordinatore Nazionale del P.S.I. Ha moderato il dibattito Carlo Correr, già direttore dell’Avanti!

“Sia a Pomigliano che a Mirafiori – ha detto Marco Di Lello- avrei votato sì ma il testo degli accordi non mi piace. Una brutta vittoria è meglio di una bella sconfitta ma la spaccatura nel mondo del lavoro non è una bella cosa; bisogna lavorare per ritrovare accordo e ricostruire la unità del fronte sindacale per l’interesse dei lavoratori e del paese”

Per Roberto Campo, parlando dei rapporti tra le forze sindacali, per la Fiom “non può essere un caso che se su quattro contratti metalmeccanici , tre non vengono firmati, non può essere un caso che quando si tratta di grandi accordi che sono sotto i riflettori dell’opinione pubblica, prevale un atteggiamento di antagonismo politico sociale, mentre quando non ci sono i riflettori si fa un sindacalismo più pragmatico.”

Per Treu l’Italia ha tanti problemi “il primo che cresciamo poco e siamo poco competitivi”  il caso Fiat è un caso importante ma non è l’unico; rappresenta le difficoltà italiane, anche la Fiat prima di Mirafiori ha perso di competitività, potremo vedere come modello i paesi vicini che hanno tradizioni più solide sia di unità sindacale che di riformismo come la Germania. “Ho girato l’Italia ed ho visto decine e decine di fabbriche metalmeccaniche e non che hanno dovuto affrontare gli stessi problemi di competitività, molte hanno già fatto da tempo accordi con turni pause ecc, hanno dovuto combattere l’assenteismo e magari in molti di queste la Fiom ha firmato gli accordi.”

Per Spinosa il mondo del lavoro deve prendere coscienza che ormai, con una economia globalizzata, anche i lavoratori devono in qualche modo contribuire, facendo anche dei sacrifici, per consentire la competitività delle imprese.

Una cosa ha messo tutti d’accordo: la totale assenza del Governo, nel ruolo di mediatore e garante del rispetto degli impegni, specie della impresa, sia nella vicenda Pomigliano che in quella Mirafiori.