La Isi intima alla Sasi: “Preveda gli ammortamenti nel suo bilancio”

E sono 12. Tante sono le sentenze che impongono alla Sasi di prevedere nel suo bilancio a quelle quote di ammortamento, che spettano alla Isi e relative alle reti e agli impianti. Un contenzioso tra le due società che si trascina da anni, con ricorsi all’autorità giudiziaria, che è dovuta intervenire, appunto, in 12 occasioni. L’ultima il 17 febbraio scorso. Il pronunciamento del giudice Paola De Nisco, da quel che si sa, è stata inviato dalla Isi ai sindaci soci dell’Ato e al Commissario dell’ente d’Ambito Ambito Territoriale Ottimale del ciclo idrico integrato, Pierluigi Caputi. Anzi, si tratta di una diffida, che arriva alla vigilia dell’assemblea dell’Ato, convocata per domani pomeriggio al Palazzo degli Studi di Lanciano. Un avviso che i primi cittadini soci non dovrebbero trascurare, con il quale si chiede di tenere conto della sentenza e evitare  che tanti amministratori, probabilmente  in buona fede, approvino un nuovo piano d’ambito, che prevede un  significativo aumento della bolletta, nonostante, tra i costi, non figurino più quelli più importanti, cioé gli ammortamenti che la società del patrimonio rivendica da tempo sono essenziali per procedere alla manutenzione delle reti. E questo in sostanza è il messaggio della Isi. La sentenza del giudice De Nisco, di fatto mette in discussione la delibera n. 44 con la quale il commissario dell’ATO aveva offerto l’alibi alla Sasi per non prevedere in bilancio le quote di ammortamento, relative alle reti ed agli impianti, la cui proprietà, per il Tribunale di Lanciano, è dei comuni. Ammortamenti che servono a ripristinare le reti e gli impianti quando invecchiano o dovessero rompersi, per garantire l’erogazione del servizio anche e soprattutto alle generazioni future. Dunque, se l’assemblea non dovesse tener conto dell’ultimo pronunciamento del tribunale frentano si rischia di non veder tutelati gli interessi pubblici. La situazione della Sasi, stando alla relazione della PricewaterhouseCoopers SpA, società di revisione nominata dalla Regione, non è dei migliori: nel suo bilancio insistono crediti di dubbia esigibilità: milioni di euro, che potrebbero aprire la porta ai privati, sempre più attirati dalla gestione dell’acqua. Se ciò dovesse accadere si vivrebbe il paradosso  che i sindaci, proprietari  dell’acqua, decidono di darla anche ai  privati, che la rivendono ai sindaci stessi, con un incremento della tariffa  votato da loro stessi, abbattendo i costi degli ammortamenti.