Difensore Civico: il Tar dà ragione a Nicola Sisti

Il Tar dell’Aquila ha annullato la deliberazione del Consiglio regionale d’Abruzzo che ha nominato difensore civico l’avvocato Giuliano Grossi. La sentenza ha accolto il ricorso dell’ex difensore civico, Nicola Sisti, il quale ora dovrà essere reintegrato nelle sue funzioni, come disposto dai giudici amministrativi. “Secondo quanto disposto dal Tar – ha dichiarato Nicola Sisti, avvocato del foro di Lanciano e ex consigliere regionale – dovrei tornare in carica subito perché non essendo stati rispettati i termini previsti c’é la riconferma tacita del titolare della carica. La giustizia ha dimostrato che le mie censure non erano infondate. Non ho sentimenti di rivalsa verso chi mi ha fatto fuori, ho sempre agito super partes e mi sono sentito amareggiato proprio perché non si è guardato al merito ma a logiche lottizzatorie. Rientro – conclude Sisti – con la sensibilità istituzionale che tutte le parti mi hanno sempre riconosciuto e con particolare attenzione alle questioni riguardanti il terremoto in relazione alle quali mi sembra che l’ufficio del difensore civico sia rimasto un pò estraneo”.

L’annullamento da parte del Tar della nomina di Grossi per Maurizio Acerbo (PdRC) “è l’ennesima figuraccia che rimedia il centrodestra alla Regione Abruzzo. La “rivoluzione meritocratica” strombazzata da Chiodi è un’allucinazione, la realtà è quella della consueta spartizione partitocratica degli incarichi. Come contestammo a suo tempo è vergognoso che il centrodestra poi proceda con logiche spartitorie di schieramento anche su incarichi come quello di difensore civico che dovrebbe avere caratteristiche di terzietà e indipendenza dall’esecutivo. E’ scandaloso che si ritenga un incarico “fiduciario” della maggioranza anche quello del difensore civico e che lo si affidi a un esponente di partito con il “manuale Cencelli” e non sulla base di criteri di competenza e autorevolezza.Pur di nominare un fido collaboratore del senatore Pastore il centrodestra non ha esitato a spaccare il Consiglio Regionale fregandosene delle nostre richieste di addivenire a un voto a larga maggioranza dopo una comparazione dei curricula.Ora la vicenda si chiude nel ridicolo come emerge chiaramente dalla lettura della sentenza del TAR che allego. L’Abruzzo continua a rimediare figuracce a causa di classi dirigenti che non riescono a liberarsi di vecchi vizi – dice ancora Acerbo -. Approfittiamo per invitare Chiodi a evitarci lo spettacolo della nomina ai vertici dell’ARTA di ex-consiglieri regionali come Mario Amicone considerando il fatto che nell’agenzia il ruolo che andrebbe a ricoprire sarebbe quello di direttore generale. Trattasi di ruolo eminentemente tecnico che dovrebbe essere ricoperto sulla base di specifiche competenze e non utilizzato per “ricompensare” sostegni elettorali e cambi di casacca. Le “campagne acquisti” non le possono continuare a pagare i cittadini”.