Provincia di Chieti, la maggioranza fa mancare il numero legale sulla vertenza dei lavoratori ARA

“Una maggioranza a pezzi, scompaginata, per nulla coesa che fugge di fronte a situazioni critiche dove bisogna assumersi delle chiare responsabilità ed ubbidiente al gran ciambellano il  quale ordina e tutti, tacendo, eseguono senza battere ciglio”. Vanno giù duro i capigruppo di minoranza in consiglio provinciale di Chieti Camillo D’Amico (P.D.), Eliana Menna (I.d.V.), Govanni Mariotti (S.E.L.)  e Nicola Tinari (R.C.) in merito al mancato voto su un ordine del giorno, nel consiglio provinciale di ieri, che aveva, tra l’altro, all’ordine del giorno della seduta la vicenda dei lavoratori dell’Associazione Regionale Allevatori (A.R.A.) da oltre dieci mesi senza stipendio e con gravissimo pericolo di sospensione di attività ed assistenza tecnica alle aziende zootecniche  associate. “Il testo ed i contenuti dell’ordine del giorno erano simili ad uno già approvato all’unanimità dal consiglio provinciale de L’Aquila ed era successivo ad un apposita audizione avuta in commissione agricoltura di una delegazione dei dipendenti dell’A.R.A.; probabilmente parlare di questioni legate al comparto dell’agroalimentare in provincia di Chieti equivale ad una bestemmia e suona da insulto verso qualcuno per la quale, la maggioranza di centro – destra a guida U.D.C., ha paura di muovere non critiche, del tutto vietate, ma anche semplici suggerimenti, proposte o sollecitazioni com’era il caso del documento sull’A.R.A.” – continuano i capigruppo della minoranza di centro – sinistra che così concludono – “ la Maggioranza che chiede e poi fa mancare il numero legale di fronte alla presenza di una delegazione dei lavoratori dell’A.R.A., con i consiglieri che si dileguavano silenziosamente uno ad uno(erano rimasti in 6/7) e faceva il paio con la scomparsa del presidente della provincia Di Giuseppantonio sempre meno titolare del timone di guida,  è stata una penosa rappresentazione di una maggioranza allo sbando, che vive alla giornata  navigando a vista, sopravvive a se stessa solo perché cementata dal mantenimento del potere,  cerca di nascondere le irreparabili divisioni interne con il costante ricorso al facile insulto personale ed alla mistificante provocazione,  senza più idee per garantire neanche l’ordinaria amministrazione; in simili condizioni o si è nella possibilità di avere un colpo d’ala e d’orgoglio, per ridarsi dignità e credibilità senza infantili dipendenze esterne, altrimenti si ha il coraggio di rivolgersi  al sovrano popolo elettore tornandosene a casa per palese incapacità a governare.”