Prostituzione, la polizia smantella organizzazione. 5 rumeni arrestati

Reclutavano e sfruttavano giovani donne, costringendole a prostituirsi sulle strade di Pescara. E’ l’accusa nei confronti di cinque rumeni fermati dalla squadra mobile del capoluogo adriatico, diretta da Piefrancesco Muriana. In base agli accertamenti della polizia, le ragazze romene controllate dal gruppo erano indotte e costrette alla prostituzione attraverso continue pressioni psicologiche, pesanti minacce e violenze fisiche. La mobile è riuscita ad ottenere la collaborazione di alcune delle giovani sfruttate. I cinque romeni sono stati bloccati dalla squadra mobile mentre si stavano organizzando per fuggire da Pescara. Una delle ragazze controllate si era infatti allontanata e gli stranieri temevano una denuncia, per cui stavano non solo pensando di abbandonare la piazza ma progettavano di rapire la donna e tra loro parlavano di sfregiarla, deturpandole in viso. I cinque fermati, sui quali le indagini andavano avanti da gennaio, facevano parte di due gruppi diversi, di cui uno composto da padre e figlio, e le ragazze controllate erano in tutto 9, di età compresa tra 20 e 30 anni. Le due bande erano in contatto tra loro, per decidere come piazzare le prostitute sul territorio ed evitare la concorrenza, per cui se un gruppo si occupava della zona della stazione ferroviaria l’altro copriva la zona della riviera nord e usava un appartamento situato in via Isonzo. Sono tre le prostitute che hanno deciso di raccontare tutto alla squadra mobile, come ha riferito Muriana in conferenza stampa. Una di loro, convinta a raggiungere l’Italia con la promessa di un lavoro normale, ha riferito di essere stata violentata più volte da uno dei romeni, che era malato. Il padre dell’uomo, anche lui sfruttatore, si lagnava di queste violenze perché temeva per la salute della ragazza che rischiava di non prostituirsi più. Poi, però, anche il padre ha abusato della giovane donna. Un’altra, invece, ha detto di essere costretta a lavorare pur essendo incinta di 4 mesi. Ogni sera doveva versare l’incasso agli sfruttatori altrimenti rischiava di essere picchiata, e uno dei romeni la minacciava assicurando che l’avrebbe malmenata fino a causarle l’aborto. Per terrorizzare le ragazze, i romeni trattenevano non solo i documenti di identità ma anche le multe elevate dalle forze dell’ordine alle prostitute, minacciando di mandarle al Tribunale dei minori romeno per fare in modo che alle giovani venissero tolti i figli (una ne ha tre, nel suo Paese di origine). I controlli sull’attività svolta era continua, istante per istante, e le giovani erano definite “bagagli”. Durante una perquisizione la polizia ha trovato un’agenda, usata da uno dei romeni per il resoconto dell’attività giornaliera delle ragazze. L’uomo pretendeva almeno 50 euro al giorno da ognuna di loro, nonostante le temperature rigide. Il pm che sta seguendo il caso è Annalisa Giusti. Fondamentali, per ricostruire il quadro, sono stati i controlli antiprostituzione effettuati dal personale della squadra volante, diretta da Alessandro Di Blasio. Nell’ultimo trimestre, riferisce la questura, le multe elevate nei confronti delle “squillo” sono state 50, tra Pescara e Montesilvano e 14 straniere sono state allontanate dall’Italia.