Usura, arrestati dai carabinieri direttore e intermediario della Sima

Usura, questa l’accusa mossa nei confronti del  direttore di una finanziaria e un intermediario che questa mattina, all’alba, sono stati tratti in arresto dai carabinieri in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Pescara. I due, agli arresti domiciliari, sono Franco Celso, 63 anni di Ortona e residente a Francavilla al Mare, direttore della finanziaria Sima spa, e Domenico Mazzocco, 45 anni di Vasto.

All’appello manca Franco D’Errico attualmente all’estero, anche lui raggiunto da misura cautelare firmata dal Gip Luca De Ninis. D’Errico, come operava come broker e procacciatore di affari per la Sima spa. L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Gennaro Varone, ha riguardato il ruolo della società, finanziaria con sede a Lanciano, legata alla Banca popolare di Lanciano e Sulmona e alla Banca Serfina. Le prime mosse, nel novembre del 2008, ricostruendo il percorso di un assegno emesso da un meccanico pescarese, trovato in possesso di uno spacciatore di etnia rom. Quel titolo ha insospettito i carabinieri, che hanno iniziato a scavare, fino a sollevare il coperchio su un sistema di usura. Nel corso di una conferenza stampa, il Comandante della Compagnia Provinciale di Pescara, Marcello Galanzi, ha spiegato come l’indagine, denominata “Anima nera”, abbia messo in mostra il ruolo di Celso, che in qualità di direttore della finanziaria, sarebbe stato anche colui che avrebbe organizzato e diretto il sistema che riusciva a generare tassi di interesse usurari anche del 25% al mese. Per convincere gli imprenditori in difficoltà, i presunti usurai prospettavano loro la possibilità di fantomatici affari ultra vantaggiosi dai quali ricavare la necessaria liquidità per azzerare i debiti fino a quel momento accumulati. Le vittime, strette dal bisogno di liquidità e vedendo in Celso una sorta di benefattore, accettavano tutte le condizioni proposte. Il tutto sarebbe stato orchestrato ai danni di persone che non avrebbero potuto ottenere attraverso i canali regolari alcun tipo di finanziamento per la loro eccessiva esposizione finanziaria.  I prestiti, che per i carabinieri erano gestiti con gravissime lacune istruttorie e documentali, erano in realtà “funzionali alla percezione diretta, da parte di Celso e dei suoi complici, di vere e proprie tangenti corrisposte dalle vittime e pari al 10 per cento dell’importo finanziato rigorosamente in nero che, per i casi accertati, ha fruttato un totale di 46.900 euro”. Per convincere le vittime il trio di usurai prospettava loro la possibilità di fantomatici affari ultra vantaggiosi dai quali ricavare la necessaria liquidità per azzerare i debiti fino a quel momento accumulati. Lo schema adottato prevedeva l’individuazione di un immobile in vendita ad un prezzo molto inferiore a quello reale (che però era falso), la promessa di concessione di un mutuo di valore pari al valore di mercato dell’immobile e la conseguente possibilità di utilizzare la differenza rispetto al prezzo effettivo, per ripianare le esposizioni dei clienti della finanziaria. Il richiedente il mutuo riceveva poi dei prestiti-tampone a breve termine (a condizioni inique, con la tangente del 10 per cento) che pero’ generavano in poco tempo l’esplosione della situazione debitoria. In più, i debitori venivano indotti a presentare documentazione falsa circa le proprie condizioni di lavoro ed i redditi prodotti. Il risultato era che i clienti perdevano il controllo delle proprie esposizioni, corrispondendo denaro a titolo di interessi sia occulti (cioé la tangente iniziale) che palesi al limite del lecito se non addirittura superiori (4 per cento mensile), e mantenendo invariato il capitale a debito, anzi aumentandolo progressivamente, coinvolgendo anche amici e parenti e prolungando così il meccanismo perverso con altre richieste di mutuo. Quando i debitori non potevano più pagare la perdita veniva accollata alle società eroganti. I finanziamenti venivano erogati per conto della Capital Fin srl e Capital Fin spa di Napoli e i due intermediari operavano attraverso la società di brokeraggio “Selezione mutui” che aveva sede di fronte alla caserma dei carabinieri.  In totale le vittime accertate sono 8, sia a Pescara che a Lanciano, alcune delle quali hanno anche fornito preziose informazioni agli inquirenti per un totale di appena 14 finanziamenti.