Via libera della Provincia di Chieti alla centrale biomasse di Treglio

È stato sottoscritto oggi presso la Provincia di Chieti un accordo quadro che sancisce di fatto la nascita della prima filiera agroenergetica in Abruzzo: la microcentrale termoelettrica a biomasse di Treglio, prima in Abruzzo del suo genere, la cui attivazione è prevista per l’inizio della prossima estate, utilizzerà per produrre energia i residui delle potature di vigneti, oliveti e frutteti in genere. Un accordo storico lo hanno definito i firmatari, il presidente provinciale della Coldiretti, Domenico Melchiorre, il presidente della Confederazione Italiana degli agricoltori, Antonio Sichetti, Antonio Vecere, legale rappresentante della Gestione Calore Treglio, la società che sta realizzando a Treglio un impianto da un mega watt. Assente, ma ha firmato lo stesso l’accordo, il presidente provinciale della Copagri Angelo Radica. L’impianto di Treglio avrà bisogno di biomasse per complessive 11 mila tonnellate l’anno: un fabbisogno che le aree di produzione individuate dalle stesse organizzazioni di categoria sono in grado di soddisfare ampiamente. «I benefici dell’accordo sono ad ampio raggio – hanno evidenziato i firmatari -. Intanto nulla viene toccato delle coltivazioni esistenti, inoltre si risolve il problema dello smaltimento delle potature – che secondo consolidate abitudini vengono bruciate in loco, ma ciò è vietato dalla legge perchè tale pratica può provocare incendi – , si dà un’integrazione al reddito degli agricoltori e delle aziende, si utilizzano residui e terreni marginali e, soprattutto, si produce energia da una fonte rinnovabile per antonomasia, la biomassa senza emissione di C02». Per Melchiorre l’agroenergia è una vera e propria opportunità non solo per i terreni agricoli ma anche per la ripulitura dei terreni marginali e dei fossi mentre Sichetti ha fatto osservare che anche i residui della lavorazione del tabacco, che oggi viene rimesso nel terreno, può rientrare nella tipologia delle biomasse che possono essere utilizzate.

In Abruzzo i costi dell’acqua sono cresciuti del 2,4%, a fronte di aumenti medi subase nazionale del 6,7%, Teramo è il capoluogo dove l’acqua per uso domestico costa meno (184 euro annui), L’Aquila quello dove costa di più (248 euro annui): sono alcuni dati emersi dall’indagine realizzata nel 2009 dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva, che ha preso a riferimento una famiglia tipo di tre persone con consumo annuo di 192 metri cubi d’acqua. In Abruzzo una famiglia sostiene una spesa media annua di 213 euro per il servizio idrico integrato, la spesa media nazionale è di 270. «I cittadini chiedono responsabilità riguardo l’uso e la gestione delle risorse idriche – commenta il vicesegretario generale di Cittadinanzattiva, Antonio Gaudioso – nella speranza di potersi presto esprimere sui due quesiti referendari. L’escalation delle tariffe dell’acqua giustifica ampiamente la richiesta di svincolare le tariffe all’adeguatezza della remunerazione del capitale investito». Gli italiani nel complesso risultano poco informati in tema di livelli di potabilità e deroghe, poco avvezzi a leggere la Carta dei servizi, sufficientemente soddisfatti del servizio come viene erogato e dei relativi costi, anche se uno su due dichiara di non bere abitudinariamente acqua del rubinetto, preferendo la minerale: lo rivela un’intervista a un campione di 1.260 cittadini (44% del Sud, 32% del Centro e 24% dal Nord).