Duro colpo al supermarket della droga abruzzese

38 ordinanza di custodia cautelare sono state eseguite questa mattina alle prime luci del giorno dalla polizia di Pescara. L’operazione, denominata ‘Camorano’ è stata eseguita dalla squadra mobile e coordinata dalla direzione centrale Antidroga e dal Servizio Centrale Operativo di Roma. Smantellata un’organizzazione composta da famiglie di etnia rom della provincia di Pescara, pregiudicati locali, campani e stranieri di origine albanese specializzata nel traffico di droga proveniente direttamente dall’Albania, dalla Campania e dalla Lombardia e destinato al mercato pescarese, a quello di altre province abruzzesi e di regioni limitrofe. Ad emettere le misure restrittive che ha interessato otto diverse province tra Pescara, Chieti, Teramo, Campobasso, Macerata, Taranto, Napoli e Bergamo, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pescara, Guido Campli. L’operazione, che in tre anni ha portato all’arrestato di 15 corrieri, al sequestrato di circa 37 chili di eroina e cocaina per un valore di quasi tre milioni di euro, e alla scoperta di un laboratorio clandestino per il confezionamento della droga, è stata condotta sotto la direzione della locale Procura della Repubblica, in particolare del sostituto procuratore Barbara Del Bono e coordinata dalla Direzione Centrale Antidroga e dal Servizio Centrale Operativo di Roma. In manette sono finiti i napoletani Giovanni Cozzolino, 48 anni; Brigida De Rosa, di 46; Rosa e Massimo Ciotolo, rispettivamente di 42 e 38 anni; Federico Cortopasso, di 52; Antonio Sagliocco di 42, ma residente a Montesilvano; Gennaro Mango di 38, residente a Martinsicuro; Egidio Padulano, 50 anni, residente a Tortoreto; i pescaresi Pietro Della Sciuscia, detto “ragioniere”, di 57; Raffaella Vitelli, di 35; Elisabetta Pavone, di 31;  Massimo Giocondi, 32; Claudio Spinelli, detto “Lallone” o “P38”, 46 anni; Raffaele D’Iincecco di 53;; Stefania D’Incecco, 40; Fabrizio Casalanguida 44; Claudio Di Risio Claudio, 48; Aimo Di Risio 54; Italo Gaspari, detto “Italuccio”, 39; Giovina De Rosa, 46; Enzo Gargivolo, 20; Giuseppe Insolia, 44; Giuliano Vitale, 44; Guerino Di Rocco , detto “Rino” o “il cieco”, 38; Luca Sanna, 36;  il chietino Manolo Palmerini, di 45 anni;  Anna Bianchi, nata a Foggia, ma residente a Pescara di 25 anni; Tommaso Salvatore Cagnetta, nato a San Severo e residente a Pescara, 41 anni; Ivano Matticoli, nato ad Atri e residente a Montesilvano, 32 anni; Luca Garvogilo, 32 anni, domiciliato a Nocciano;  gli albanesi Fisnik Meca, detto “Niko”, nato a Durazzo e residente a Colle Val D’Elsa, in provincia di Siena, di 25 anni; Fatmir Gega, detto “Miri” o “Mario”, nato a Durazzo e residente a Brignano Gera D’Adda, in provincia di Bergano, 25 anni; Rejnald Velja, nato a Durazzo, residente a Pescara, 25; Roxhen Velja, nato a Durazzo e residente a Pescara, 28; Ylli Daja, nato a Durazzo, domiciliato in provincia di Macerata, di 27; Elton Gega, detto “Tony”, nato in Albania residente a Brignano Gera D’Adda, in provincia di Bergamo, 31 anni; Vladimir Koka, detto “Vladi”, nato in Albania 20 anni.

Sono sfuggiti alla cattura Endrit Dokle, 28 anni, detto Diti e Vladimir Koha,  disoprannominato Valdi, di 30, attivamente ricercati sia in Italia che all’estero. nell’operazione sono stati sequestrati anche armi ed esplosivo. 92 le persone indagate. Più di duecento gli agenti impegnati e che ha visto operare uomini del Reparto Prevenzione Crimine di Pescara, del Reparto Mobile di Senigallia, e di unità cinofile specializzate nella ricerca di stupefacente. 188 utenze telefoniche messe sotto controllo con particolare attenzione a quelle che riguardavano i trafficanti albanesi sempre pronti a cambiare scheda e apparecchio per non essere intercettati. Nonostante i dialoghi fossero tutti in codice, gli inquirenti sono comunque riusciti a interpretare il gergo usato e a seguire gli spostamenti che avvenivano.

“Si tratta di un intervento ad alto livello contro il crimine e lo spaccio di droga – ha detto in conferenza stampa il capo della mobile pescare Pierfrancesco Muriana -. Abbiamo inferto un duro colpo a cinque clan che da tempo operavano nel nostro territorio e che aveva sviluppato collegamenti internazionali, soprattutto dall’Albania, da dove arrivavano cocaina e eroina”. Insomma, un vero e proprio supermarket della droga con diramazioni in varie città abruzzesi e di quelle di altre località italiane. “Abbiamo iniziato la nostra attività nell’ambito delle indagini relative all’omicidio di Manuela Di Cesare – spiega ancora Muriana -. Ma anche su alcuni attentati che nel 2007 avevano interessato il quartiere Rancitelli di Pescara, avvenuti per rivendicare il predominio sul territorio dei clan. Ci siamo imbattuti in un rilevante traffico di sostanze stupefacenti che interessava più gruppi criminali. In particolare, uno dei destinatari dello stupefacente era Massimo Giocondi – precisa il dirigente della mobile – , che acquistava prevalentemente cocaina che proveniva dalla zona di Napoli”. Da qui l’individuazione del primo gruppo criminale che faceva capo a Giovanni Cozzolino, detto “pony”, per via della sua statura, napoletano d’origine, che operava nella zona di Pescara Nord. Al centro commerciale Cormorano, a Montesilvano, settimanalmente avvenivano gli incontri con quelli che lo aiutavano a rifornire il mercato  pescarese, in particolare Federico Cortopasso, e da due corrieri identificati in Antonio Sagliocco e Pietro Della Sciucca Pietro, detti anche  “Crik e Crok”. “I loro telefoni sono stati messo sotto controllo e dalle conversazioni abbiamo scoperto che altri due gruppi di notevole spessore criminale si rifornivano da Cozzolino e spacciavano droga nel mercato della costa pescarese. Due gruppi che facevano capo alla famiglia rom di Claudio Spinelli e al pluripregiudicato Claudio Di Risio”. Come una catena, anello dopo anello gli inquirenti hanno scoperto che il clan Spinelli aveva iniziato a guardare dall’altra sponda dell’Adriatico, in Albania, da dove si riforniva di eroina. Traffici internazionali, dunque, con con il gruppo che faceva capo a spacciatori come Fatmir Geca e Fisnik Meca. “Gli Spinelli non sono stati gli unici ad approvvigionarsi oltre i confini nazionali. Agli albanesi facevano riferimento varie famiglie pescaresi e tra queste la famiglia Gargivolo, e la famiglia rom di Guerino Di Rocco”. 5 gruppi pericolosi, se è vero che tra loro vi sono alcuni indagati che, oltre ad annoverare numerosi precedenti penali, avevano nella loro disponibilità armi ed esplosivo, circostanze che hanno reso ancor più difficoltose le indagini.