Impianto biomasse a Treglio, un coro di no

“Per definizione dei firmatari, è stato evidenziato come  “storico” l’accordo che sancisce la nascita della centrale a biomasse di Treglio. In realtà si tratta di un patto che suggella un modo antico di fare imprenditoria ed un inveterato e deprecabile sistema di concepire la politica. L’Abruzzo verde ha bisogno di imprenditori coraggiosi che mettano onestà intellettuale nei loro investimenti e soprattutto di una classe politica al servizio dei cittadini. E’ quanto afferma Orlando Volpe, vicepresidente Nuovo Senso Civico, alla luce dell’accordo quadro tra la Provincia di Chieti, la Coldiretti, la Confederazione Italiana degli agricoltori, e Antonio Vecere, legale rappresentante della Gestione Calore Treglio, la società che sta realizzando l’impianto biomasse a Treglio. “Per troppo tempo l’Abruzzo è stato ostaggio di politiche industriali, come ad esempio il Centro Oli di Ortona, esclusivamente orientate al facile guadagno, a danno della complessiva qualità della vita degli abruzzesi, in quanto prive di una qualsivoglia forma di rispetto delle regole del gioco, in barba alle convenzioni e ai trattati internazionali. L’impianto a biomasse di Treglio, ha un impatto inquinante trenta volte superiore ad un equivalente impianto a metano e addirittura superiore ad un omologo a carbone. Lo hanno ribadito di recente nel convegno che si è tenuto a Lanciano, scienziati veri, come il Prof. Federico Valerio dell’Istituto Tumori di Genova, sulla base di recenti studi. Essi hanno rilevato che, se il bilancio dell’anidride carbonica è pari a zero (in quanto bruciando legna si restituisce in atmosfera l’anidride carbonica che nella loro vita vegetativa le piante avevano catturato con la fotosintesi), entrano tuttavia in gioco altri elementi di assoluta pericolosità, come la diossina e le polveri sottili. Insomma, anche se tutto funzionasse come la proprietà sostiene, sarebbe comunque un impianto inquinante, realizzato in un’area grandemente antropizzata, senza nessun monitoraggio dell’attuale qualità dell’aria, già sensibilmente minata dall’inquinamento veicolare in continuo incremento, dall’intensa attività agricola ancora legata all’impiego di diserbanti e pesticidi vari, oltre che dalle numerose grandi e piccole realtà industriali, ivi compreso il Sansificio Vecere. Un imprenditore illuminato investirebbe di suo per garantire alla comunità nella quale è integrato la qualità del proprio intervento imprenditoriale, attraverso l’impiego di una centralina che monitorasse la qualità dell’aria che respirano anche i suoi figli e nipoti, ben prima di concepire la realizzazione di qualunque intrapresa. Gli impianti a biomasse hanno ragion d’essere in regioni come la Val d’Aosta, in aree evidentemente non metanizzate, in cui la materia prima è davvero disponibile e in cui l’impatto dell’inquinamento è giustificato dal teleriscaldamento, ovvero dall’opportunità che le comunità prossime all’impianto vedano nel riscaldamento delle loro case il do ut des dell’accordo storico! A Treglio, perché le 5.195 tonnellate all’anno di cippato, che alimenteranno l’impianto, siano davvero disponibili, dovrebbe esserci un contratto di fornitura tra agricoltori e proprietà, che però non c’è. Esiste semplicemente un accordo sulla carta con alcuni sindacati di categoria. Le 7.033 tonnellate l’anno di sansa di oliva disoleata, che insieme al cippato bruceranno nell’impianto, riverseranno benzene nell’atmosfera perché per disoleare la sansa serve il benzene che ne impregnerà l’atmosfera con i residui combusti nell’impianto stesso. Il teleriscaldamento poi a Treglio non ci sarà mai, per stessa ammissione della proprietà: nessun ritorno quindi per i tregliesi, solo un “piccolo” incremento dell’inquinamento atmosferico. Il sito istituzionale del Comune di Treglio, ha dedicato uno spazio per difendere la centrale a biomasse! Che lo facciano i proprietari è normale e anche giusto, ma perché a farlo è l’amministrazione comunale? Così come ad una giusta idea complessiva di sviluppo invitiamo gli imprenditori e la Confindustria, così ricordiamo al Sindaco di Treglio il valore irrinunciabile per un amministratore della trasparenza e dell’etica del proprio agire. Il peso del suo ruolo e dell’amministrazione che rappresenta, nell’ iter che ha portato alla realizzazione dell’impianto a biomasse, sarebbe stato, a suo dire, “solo” quello di esprimere un parere urbanistico-sanitario. Il fatto è che quel “solo” non riduce le proprie responsabilità ma le amplifica.  Il Sindaco, nel ruolo di massima autorità sanitaria del proprio comune, può avocare a sé il diritto di chiedere l’immediata revoca di tutti i permessi finora concessi alla proprietà e impedire che nel nome di un falso sviluppo si perpetri l’ennesimo danno alla salute dei cittadini: ed allora che si mostri dalla parte dei cittadini che rappresenta e lo faccia subito!

Alza la voce pure Pino Valente, candidato sindaco della Lista Civica Progetto Lanciano. In particolare se è vero che le emissioni medie di una centrale a biomasse sono addirittura più inquinanti di quelle emesse da una centrale a carbone a parità di energia prodotta. “Il territorio frentano da un punto di vista ambientale ha già dato tanto, per questo motivo la Lista Civica Progetto Lanciano ribadisce con forza la propria  contrarietà.

L’inquinamento provocato da combustione riguarderà non solo Treglio ma soprattutto i lancianesi. Le emissioni della centrale, infatti, saranno spinte della brezza marina ogni giorno dell’anno soprattutto verso la nostra città. Per questo è importante sapere quali sistemi di filtraggio delle emissioni sono previsti e chi li controllerà – sostiene dal canto suo Gabriele Di Bucchianico, Responsabile Regionale Ambiente Italia dei Valori -. Per questo bisogna sapere se questi sistemi eviteranno che nell’aria respirata dai nostri figli ci siano nanoparticelle sicuramente mortali. Per questo il Consiglio Comunale di Lanciano dovrebbe convocarsi in seduta straordinaria. L’aria di Lanciano è già parecchio inquinata. Non siamo in Valle d’Aosta, in mezzo alle Alpi. L’inquinamento inevitabilmente prodotto dalla centrale si sommerà a quello già esistente. Infatti il teleriscaldamento promesso dal sindaco di Treglio, che avrebbe azzerato altre fonti inquinanti, non verrà mai realizzato né dal Comune né dal privato. Il Sindaco di Treglio, in qualità di autorità sanitaria, ha dato il suo benestare sanitario alla costruzione della centrale. Sulla base di quali elementi tecnici?”.