Acqua, Patrizio D’Ercole (ISI) passa al contrattacco

“Altro che ente illegittimo. La Isi è l’unica in Abruzzo a rispettare le leggi. Siamo perfettamente in regola con la 448 del 2001, art. 35”. Patrizio D’Ercole, presidente della Isi, la società che possiede le reti degli acquedotti, va al contrattacco e rinvia al mittente le accuse che, l’altro giorno, alcuni sindaci di centro sinistra, gli avevano lanciato dal Palazzo degli Studi di Lanciano. Lì si sarebbe dovuta tenere l’assemblea dell’Ambito Territoriale Ottimato del Chietino, rinviato all’ultimo momento per impegni in Regione del commissario, Pierluigi Caputi. L’adunata dei sindaci soci avrebbe dovuto  approvare il nuovo piano d’ambito e procedere a una rivisitazione delle tariffe che, in molti centri d’Abruzzo, è tra i più bassi d’Italia. Soldi che sarebbero poi stati utilizzati per procedere a migliorie sulle reti e per i depuratori. Queste, almeno, erano le intenzioni dei primi cittadini di centro sinistra. E nella conferenza stampa che gli stessi hanno tenuto, non sono mancate frecciate alla società che D’Ercole presiede. Innanzitutto sul fatto che la Isi non convoca l’assemblea dal 2008 per l’approvazione dei suoi bilanci, poi perché la società, che ha da anni un contenzioso aperto con la Sasi, alla quale è affidata la gestione dell’acqua, rivendicata che, nel bilancio di quest’ultima, vadano iscritte le quote di ammortamento, che spettano appunto alla Isi e relative alle reti e agli impianti. Un problema sul quale è intervenuta la magistratura a far chiarezza e il cui giudizio getta ombre sull’approvazione del documento finanziario della società di gestione.

“Siamo in regola – sottolinea D’Ercole – per la ragione che il nostro è l‘unico ambito ad aver rispettato la normativa, a differenza di quanto avvenuto in altri enti della regione. Tre soli Ato diedero seguito a quanto previsto dalla legge del 2001: a Teramo c’è stata la fusione tra la società di gestione e quella del patrimonio, a Sulmona quest’ultima è stata messa in liquidazione. Ma c’è un aspetto che vorrei portare all’attenzione: dopo quella legge del 2001, di 6 Ato, solo al nostro è stato detto dall’allora commissario Stefania Valeri  di non procedere agli accantonamenti, mentre negli altri è avvenuto. Eppoi, meno male che non è stata convocata l’assemblea della Isi per l’approvazione dei bilanci (l’ultimo risale al 2008, ndr) perché ci avrebbero delegittimati. Si sarebbe proceduto a un cambio del consiglio di amministrazione che avrebbe finito per decidere di chiudere i contenziosi con la Sasi. Invece, noi ci siamo battuti e per 12 volte il Tribunale di Lanciano ci ha dato ragione. Evidentemente, allora come oggi, diamo fastidio. In realtà, i sindaci che oggi si lamentano non vogliono entrare nel merito del problema. Mi spiego meglio: il piano d’ambito, che non prevede la remunerazione del capitale approvato dai comuni per il tramite della Isi, è un piano d’ambito che svende il patrimonio dei comuni e, quindi, dei cittadini, senza alcuna tutela per i beni stessi, che invece andrebbe preservato nell’interesse delle future generazioni. Sarà un caso, anzi, sicuramente lo è, che il nuovo presidente della Sasi proviene dall’Italgas, del gruppo Eni, che già gestisce servizi pubblici locali in forma privata. E sarà pure un caso, che colui che chi svolge il compito di ‘interfaccia‘ con l’Ato (l’ing. Garogalo) proviene da un’altra società privata, che è l’Italacogim. Quindi, se ci sono proiezioni di privatizzazione, si capisce da dove possono venire. Ho una domanda per loro: nella tariffa del gas il costo delle reti e il loro ammortamento ci sono? Per l’acqua è diverso: pagano i cittadini. La verità è che non vogliono rispettare le sentenze pronunciate dal Tribunale di Lanciano. E di questo se ne prenderanno le responsabilità. La nostra battaglia è quella di tutelare il patrimonio, che appartiene a tutti. A qualche amministratore, sicuramente in buona fede, ma male informato, voglio ribadire che se qualcuno pensa di rinunciare alla loro quota di partecipazione di 927 mila euro del patrimonio, delle collettività, vuol dire guarda al ramo e non al bosco”.

L’ultima replica è per il sindaco di Frisa, Rocco Di Battista, che in conferenza stampa glirimproverava di aver tenuto un convegno, nel dicembre 2009, con la partecipazione del senatore Fabrizio Di Sefano (PdL), sulla privatizzazione dell’acqua. “Era sulla Legge Ronchi e non c’azzeccava nulla con quel che dice Di Battista”.

Finito? Neanche per segno. Caputi (foto a destra) ha inviato in queste ore una lettera ai sindaci soci della Sasi con la quale chiede che venga messa in liquidazione la Isi. “Ma i nostri amministratori non hanno l’anello al naso. Non si capisce come si dovrà procedere sulla strada indicata da Caputi e, soprattutto non ci rende conto che con la retrocessione ai comuni del patrimonio  le amministrazioni dovranno far fronte anche all’erario per essere tornati in possesso delle loro quote”.

Intanto la Regione ha deciso di rinviare al 31 dicembre 2011 la soppressione degli Ato. Il motivo va ricercato nel fatto che il 12 e 13 giugno si svolgerà il referendum che chiede di mantenere pubblica la gestione dell’acqua.

La Cgil Abruzzo, in una nota diffusa oggi ha fatto sapere che “legiferare a livello regionale mentre la legge nazionale di riferimento per l’affidamento dei Servizi Pubblici Locali, tra cui il Servizio Idrico Integrato, può essere radicalmente cambiata per volontà dei cittadini, non è cosa saggia. Ancor più se consideriamo che le dichiarazioni della Giunta di voler mantenere l’acqua a gestione pubblica, con l’affidamento in house, sono assegnate ad un percorso previsto dalla legge nazionale che la stessa Giunta regionale, nella relazione di accompagnamento al provvedimento proposto, considera come ‘residualè». «Crediamo – si prosegue nella nota – ci siano molte perplessità sulla proposta presentata, come ad esempio sul reale protagonismo dei comuni, organizzati in assemblee provinciali (sub ambiti ASSI) nel governo del Servizio Idrico Integrato, dal momento che l’Ente d’Ambito proposto (ERSI) è presieduto dall’assessore Regionale al ramo, insieme ai presidenti delle Province, in una confusione di ruoli tra programmazione e controllo, propri della Regione, con quelli di gestione che non le competono. Per noi rimane fondamentale il ruolo dei sindaci nel governo dell’acqua. Per queste ed altre ragioni, pur condividendo l’esigenza di un riordino del SII abruzzese, chiediamo ai Gruppi Consiliari una moratoria nell’approvazione della proposta di legge fino al 14 giugno”.