Nuovo Senso Civico: “Confindustria Chieti dice solo balle”

“Spara balle la Confindustroa di Chieti”. Nuovo Senso Civico, il movimento di cittadini che in questi anni ha conquistato la scena con le sue battaglie contro i progetti di petrolizzazione dell’Abruzzo, critica la campagna lanciata in questi ultimi giorni dall’associazione degli industriali chietina tesa, invece, a dar seguito ai progetti estrattivi proposti per la nostra regione. “La prima balla – spiega Nuovo Senso Civico -, sta nei numeri di coloro che lavorerebbero in Abruzzo nel settore. Confindustria parla di seimila persone. Da una nostra ricerca emerge che gli abruzzesi che lavorano nell’industria petrolifera in Abruzzo sono poche centinaia, poiché la maggior parte lavora in altre regioni o all’estero; ci sono inoltre un centinaio di stranieri. La Confindustria promette poi grandi investimenti nel settore, capaci di creare migliaia di posti di lavoro. Sono assolute bugie. Nell’industria petrolifera i posti di lavoro sono sempre molto pochi, al contrario, molti, e questa volta sul serio, sono quelli che tale tipo di industria distrugge (nell’agricoltura e nel turismo): si veda ad esempio quel che è accaduto in Basilicata e in Sicilia. Nondimeno tali promesse, in un tempo di grave crisi occupazionale, trovano orecchie sensibili in sindacati come la Cisl, la Uil e la Ugl (ma non la Fiom, che si è schierata nettamente contro la petrolizzazione della nostra terra). Ormai sono noti i dati sulle centinaia di pozzi scavati negli anni per l’estrazione di idrocarburi in terra e nel mare d’Abruzzo e perciò non li ripeteremo. Vogliamo solo ricordare che il petrolio abruzzese è molto scadente ed intriso di zolfo e perciò ha bisogno di una prima lavorazione in loco, la desolforazione, nel corso della quale viene immesso nell’atmosfera, oltre ad una quantità di inquinanti cancerogeni e mutageni, anche un veleno potentissimo, l’idrogeno solforato, il cui limite di tollerabilità è, per la legge italiana ispirata dai petrolieri, 6 mila volte più del limite posto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. La Confindustria parla della ricchezza sotto la nostra terra che non possiamo permetterci di lasciare inutilizzata: ma dimenticano di dire che essa apparterrà alle industrie che avranno la concessione, che sono piccole società straniere con scarsi o scarsissimi capitali (non oso pensare che cosa accadrebbe in caso di incidenti!), in cambio del pagamento allo Stato di percentuali miserabili, le cosiddette royalties, che in Italia sono le più basse del mondo, e cioè il 7% del petrolio estratto a terra e il 4% di quello estratto in mare (in Libia, ad esempio, sono del 90%). La verità  -aggiunge Nuovo senso civico – è che non c’è alcun interesse della collettività a consentire l’estrazione del petrolio nella Regione Verde d’Europa, ma anzi c’è un interesse di tutta la società abruzzese a impedire questo scempio. La posizione della Confindustria si spiega con la difesa a oltranza di interessi particolari, come quello di qualche importante associato che vuole fare affari con la sua attività di movimento merci nel porto o che si ripromette grossi guadagni dalla trasformazione dell’approdo di Ortona in terminal petrolifero. Infine, va rammentata la situazione che si verrebbe a creare in Val di Sangro ove fossero realizzati dalla società americana Forrest, i pozzi per l’estrazione del gas con annessa raffineria, poco a valle della diga di Bomba, gli stessi pozzi che l’AGIP, inizialmente titolare della concessione, rinunciò a realizzare adducendo che la prevedibile subsidenza, in un’area geologicamente instabile perché investita da numerose frane, e ai piedi di una diga di terra, avrebbe potuto costituire un grave pericolo, che poteva essere scongiurato in un solo modo: svuotando completamente il lago degli 80 milioni di metri cubi di acqua che lo riempiono. Orbene, poiché l’abbassamento del suolo si è verificato ovunque in Italia sono state fatte estrazioni di idrocarburi ( in modo vistoso ad es. a Ravenna, dove ogni anno per questo motivo sono costretti a rifare parte della rete fognaria), è altamente probabile che, nel nostro caso, ne possa risultare destabilizzata la diga. Se ciò avvenisse, come ci potremmo liberare di quella enorme massa di acqua? Ce la beviamo?  E’ appena il caso di ricordare che nel nostro Paese le tragedie sono quasi sempre annunciate e che in questa valle vivono 15 mila abitanti e vi sono fabbriche che danno lavoro a circa 13 mila operai. Bisogna riaffermare una verità: l’Abruzzo ha scelto da alcuni decenni un tipo di sviluppo fondato sull’industria manifatturiera, sulla preservazione dell’ambiente con la creazione dei parchi che coprono oltre il 30% del suo territorio (ed anzi altri parchi reclama, come quello della Costa Teatina, che dovrà essere attraversato da 40 km di pista ciclabile che si snoderà lungo la vecchia area di risulta della ferrovia), sul turismo e su un’agricoltura volta a immettere sul mercato prodotti d’eccellenza. Si illude chi pensa che le popolazioni di questa terra possano tornare indietro rispetto a queste scelte ed accettare un destino di regione mineraria petrolifera, così come vuole la Legge Obiettivo del 2008. Oggi come ieri contro la Sangro Chimica, gli abruzzesi sapranno marciare compatti contro questa prospettiva. E prima se ne renderanno conto la Confindustria e le forze politiche abruzzesi e meglio sarà per tutti. Per tali motivi la battaglia contro la deriva petrolifera, frutto di una scelta dissennata del governo, è destinata a divenire sempre più intensa e a coagulare una partecipazione sempre più ampia. Vedrete che alla fine vinceremo.   Anzi, stiamo già vincendo. Che altro significa l’arretramento delle piattaforme fino a cinque miglia se non un parziale riconoscimento della giustezza della nostra lotta ? E che altro significa la sospensione, almeno per ora, del Centro Oli, o la legge regionale abruzzese che ha tentato di reintrodurre il meccanismo dell’intesa stato-regione, o la proposta di una legge da parte della Regione al Parlamento per vietare qualsiasi trivellazione nell’Adriatico ? E che altro significa il fatto che Nuovo Senso Civico e l’Associazione difesa beni comuni hanno raccolto in tutto l’Abruzzo ben 50 mila firme, con cui si apprestano a inondare Regione e Governo?”