Ucciso per difendere la sua badante

Aveva preparato e previsto tutto Ioan Damir. Ieri, l’operaio di 24 anni, si era mosso da Casalanguida, dove vive per andare a Chieti. Lì, voleva incontrare la sua ex fidanzata, donna mai dimenticata e con la quale lui voleva tornare. A tutti i costi. In tasca aveva messo un anello, comprato per festeggiare e suggellare l’amore ritrovato. Vasilica, questo il nome della sua ex compagna, quattro anni più anziani di lui, aveva trovato una sistemazione da badante in casa Paolo Abbruzzese, medico di 92 anni, proprio a Chieti. Accudiva l’anziano da quasi un anno. Abruzzese aveva lavorato al San Camillo De Lellis come pneumologo. Fino a quelche mese fa viveva con la moglie in una casa albergo a Pescara. Persa la compagna di una vita, era tornato a Chieti, dove era accudito dalla giovane romena. E lo faceva con cura e con rispetto, tanto d’essersi conquistata la fiducia del suo datore di lavoro. Ioan, la rivoleva. Con lei aveva allacciato un rapporto cominciato in Romania nel 2003, e interrottosi in Italia, due anni fa. Vasilia, invece, non voleva più saperne, era un tipo che spesso andava in escandescenza, violento. Quando si è presentato a Chieti davanti all’abitazione del medico presso il quale la donna lavorava. E’ arrivato sulla soglia di casa del medico, al secondo piano dello stabile di via Eugenio Bruno, ha suonato e quando la porta si è aperta, Vasilica gli ha impedito d’entrare. Un rifiuto che ha mandato su tutte le furie il giovane che ha tentato comunque di varcare la soglia d’ingresso. A quel punto, l’anziano medico, sentito il baccano e le urla della badante è intervenuto, si è fatto innanzi all’uomo, invitandolo ad andare via. Ma Ioan, oramai, accecato di rabbia ha reagito. Con violenza. Invece dell’anello, dalla tasca ha tirato fuori un paio di forbici, acquistate a Chieti poco prima e ha iniziato a colpire l’Abbruzzese. Una, due, tre volte. Colpi all’addome e al petto, che hanno ucciso il medico sul colpo. Senza più ostacoli, è riuscito così ad entrare in casa e a raggiungere Vasilica nella sua camera, dove la donna aveva cercato di rifugiarsi: l’ha afferrata, ha cercato di portarla vicino alla finestra: “Adesso ci buttiamo insieme, moriamo insieme – le ha gridato. Allora lei, compresa la gravità del momento, lo ha convinto che sarebbe stato meglio fuggire, insieme. In realtà, giunti sulla porta di casa, con il medico che giaceva sul pavimento ormai privo di vita, la ragazza ha provato a chiudersi in casa, ma Ioan l’ha presa di peso e trascinata per le scale dove, nel frattempo, è arrivato l’attuale fidanzato di Vasilica, anche lui romeno: vista la scena, ha avuto una violenta colluttazione con il Damir che, comunque, è riuscito a fuggire, facendo perdere per un’ora circa le sue tracce. Nel corso della fuga l’operaio si è disfatto dell’arma del delitto. Poi, raggiunto un casolare abbandonato, ha tentato il suicidio provando ad impiccarsi ad una trave con i lacci delle scarpe, ma la corda improvvisata non ha retto. E quando una pattuglia dei carabinieri lo ha individuato il giovane ha alzato le mani e detto loro “sono stato io”. Il giovane è stato arrestato ieri per omicidio volontario. L’intera vicenda è stata ricostruita solo oggi nella sua complessità grazie ai particolari forniti dai Carabinieri di Chieti in una conferenza stampa tenuta dal capitano Emanuele Mazzotta, comandante del Nucleo Investigativo del Comando provinciale, e dal tenente Livio Lupieri, comandante della Compagnia di Chieti. Ioan, aveva un precedente per lesioni ed un arresto per mancata ottemperanza ad un provvedimento di espulsione nel 2006. Ora è rinchiuso nel carcere di Madonna del Freddo, mentre tutta Chieti piange l’assurda fine di un professionista stimato e apprezzato.